Libia: ucciso il leader della milizia Kaniyat responsabile dei massacri nella periferia di Bengasi

Dopo la notizia dell’uccisione Muhammad al Kani migliaia di persone sono scese in strada a Tarhuna in ricordo delle centinaia di vittime

Muhammad al Kani, comandante della milizia libica Kaniyat, legata dal 2018 all’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar, è stato ucciso questa mattina all’alba in un agguato presso la sua abitazione nell’area di Bouatni, nella periferia di Bengasi. Lo riferiscono i media libici. La milizia al Kaniyat è stata ritenuta responsabile dei massacri avvenuti nella cittadina di Tarhuna, situata 65 chilometri a sud est della capitale libica Tripoli. Secondo una prima ricostruzione, Al Kani sarebbe rimasto ucciso in uno scontro a fuoco con gli esponenti della milizia rivale Tariq bin Ziyad, guidata dal figlio del generale Haftar, Saddam. Durante l’assalto all’abitazione di Al Kani, sarebbe rimasto ucciso anche Abdel Bari al Shaqaqi, uno dei principali esponenti della milizia Kaniyat, mentre altri membri della formazione armata sarebbero stati catturati e trasferiti in un luogo sconosciuto. Dopo la notizia dell’uccisione di Al Kani, migliaia di persone sono scese per le strade di Tarhuna in ricordo delle centinaia di persone uccise durante l’attività della milizia Kaniyat.



Originario di Tarhuna, Muhammad al Kani ha formato la milizia Kaniyat insieme ai suoi fratelli combattendo fino al 2018 nei ranghi delle forze del Governo di accordo nazionale (Gna), per poi passare dalla parte dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar. La milizia degli Al Kani si è resa responsabile, probabilmente già dal 2017, di centinaia di esecuzioni e sparizioni forzate all’interno della città di Tarhuna. Nel 2020 la milizia di Al Kani è fuggita dalla città di Tarhuna, dopo l’ingresso delle forze del Gna, lasciando dietro di sé decine di fosse comuni di civili, tra cui donne e bambini. Dal 2020 sono state rinvenute in diversi terreni agricoli che circondano la cittadina di Tarhuna ben 25 fosse comuni che contenevano oltre 140 corpi. L’ultimo ritrovamento è avvenuto lo scorso 13 luglio quando sono stati riesumati tre corpi all’interno di due nuove fosse comuni individuate nell’area agricola nota come “Chilometro 5” nella città di Tarhuna. L’ex Procuratrice generale presso la Corte penale internazionale (Cpi), Fatou Bensouda, aveva in precedenza affermato che la Cpi ha incontrato i sopravvissuti dei massacri delle fosse comuni, sottolineando inoltre che la squadra è in contatto con le autorità libiche. Lo scorso marzo l’Unione europea (Ue) ha imposto sanzioni contro Mohammed e Abdulrahim al Kani, leader delle milizie Al Kani, che controllavano la città di Tarhuna, per il loro coinvolgimento in esecuzioni extragiudiziali e sparizioni forzate.

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