Afghanistan: la diplomazia italiana
in prima linea nell’evacuazione dei civili

In queste ore il console a Kabul, Tommaso Claudi, è impegnato personalmente nell’aiuto ai rifugiati

console afghanistan

Prosegue l’impegno del personale diplomatico italiani in Afghanistan nelle operazioni di evacuazione dei connazionali e dei civili afgani in fuga dal Paese. In queste ore il console a Kabul, Tommaso Claudi, è impegnato in prima persona nell’aiuto ai rifugiati afgani assiepati davanti all’aeroporto internazionale Hamid Karzai nel tentativo di fuggire dalle ritorsioni dei talebani.



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Dalla conquista della capitale da parte del gruppo islamico, avvenuta domenica 15 agosto, stanno proseguendo i voli militari italiani per trasferire in Italia gli afgani che negli anni scorsi hanno collaborato con la missione diplomatica e militare in Afghanistan. Secondo le ultime stime sarebbero circa 1.700 i civili afgani evacuati negli ultimi sette giorni.



Come indicato dall’Alto rappresentante civile della Nato, l’ambasciatore Stefano Pontecorvo, che sta gestendo le operazioni di evacuazione dall’aeroporto per tutti i Paesi dell’Alleanza atlantica, in un’intervista rilasciata ieri al “Tg 4”, l’Italia è il Paese che percentualmente ha portato via il maggior numero di collaboratori afgani rispetto ad altri partner, esclusi gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno evacuato 10.400 persone da Kabul nella sola giornata di domenica 22 agosto, il numero più alto registrato dall’inizio delle operazioni e dalla presa della capitale afgana da parte dei talebani. Lo riferisce l’emittente “Cnn” citando fonti della Casa Bianca, secondo cui sono stati utilizzati 28 aerei militari (25 C-17 e 3 C-130). Il numero di persone evacuate a partire dallo scorso 14 agosto sale così a circa 37 mila. Sono invece 42 mila le persone portate fuori dall’Afghanistan dalla fine di luglio. Nelle scorse ore la stessa “Cnn” ha fatto sapere che altri 33 C-17 delle forze aeree Usa sono diretti nelle prossime 24 ore all’Aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul per proseguire le operazioni di evacuazione, dal momento che circa 20 mila persone restano in attesa di lasciare l’Afghanistan.

Ciascuno degli aerei ha la capacità di trasportare 400 persone. Stando alle fonti, Washington ha anche deciso di cambiare i requisiti di ammissione all’aeroporto a partire da oggi: solo i cittadini statunitensi, i possessori di carta verde e i cittadini di Paesi Nato potranno superare i gate dello scalo. Non saranno invece più ammessi coloro che hanno richiesto un visto per gli Stati Uniti di tipo Siv (Special immigrant visa), utilizzato dagli afgani che hanno collaborato con le forze e con le agenzie statunitensi.

I talebani minacciano “conseguenze” in caso di posticipo del ritiro Usa dall’Afghanistan

I talebani hanno avvertito che ci saranno delle “conseguenze” nel caso in cui gli Stati Uniti e le forze Nato ritardassero il ritiro dei propri militari dal Paese dopo il 31 agosto. Lo ha dichiarato in un’intervista all’emittente televisiva satellitare “Sky News” a Doha, in Qatar, il portavoce politico dei talebani Suhail Shaheen: “Se gli Stati Uniti o il Regno Unito dovessero cercare più tempo per continuare le evacuazioni, la risposta è no. In caso contrario vi saranno conseguenze”. Secondo Shaheen, l’eventuale posticipo di un ritiro “creerà sfiducia” tra le parti. Per consentire la prosecuzione delle operazioni di evacuazione, gli alleati Nato potrebbero meditare di mantenere una presenza militare in Afghanistan anche oltre 31 agosto, data prevista per il completo ritiro dal Paese.

Kamala Harris: “Concentrati sull’evacuazione, ci sarà tempo per le analisi”

Gli Stati Uniti sono concentrati ora solo sull’evacuazione dall’Afghanistan dei cittadini statunitensi e dei locali che hanno collaborato con le forze straniere o che si trovano in una situazione di vulnerabilità: per le analisi sul ritiro “ci sarà un sacco di tempo”. Lo ha dichiarato la vice presidente Kamala Harris nel corso della sua visita a Singapore, dove ha incontrato il primo ministro Lee Hsien Loong e la presidente Halimah Yacob. “Ci sarà un sacco di tempo per analizzare quello che è successo nel contesto del ritiro dall’Afghanistan. Ma ora siamo concentrati solo sull’evacuazione dei cittadini statunitensi, degli afgani che hanno lavorato con noi e di quelli vulnerabili, inclusi donne e bambini. È la nostra unica preoccupazione in questo momento”, ha affermato Harris durante una conferenza stampa congiunta con Lee. Quest’ultimo, da parte sua, ha espresso la speranza che l’Afghanistan “non diventi nuovamente un epicentro del terrorismo” e ha sottolineato come Singapore abbia offerto i propri aerei per contribuire alle operazioni di evacuazione.

biden harris afghanistan usa

La visita di Harris nel sud-est asiatico è considerata di particolare importanza in un momento in cui l’amministrazione del presidente Joe Biden è al centro di duri attacchi per la gestione del ritiro dall’Afghanistan. Secondo gli osservatori, l’obiettivo della numero due della Casa Bianca – che nelle prossime ore sarà anche in Vietnam – è di convincere i leader della regione che gli impegni degli Stati Uniti restano solidi e che non saranno inficiati dal dossier afgano. “Oggi siamo a Singapore per sostenere e riaffermare il nostro perdurante impegno verso questo Paese e questa regione, e per rafforzare la visione condivisa di un Indo-Pacifico libero e aperto”, ha detto Harris. L’obiettivo degli Stati Uniti è anche quello di convincere i leader della regione a far fronte comune contro la Cina e le sue rivendicazioni. Secondo Lee, l’impegno degli Usa nella regione sarà determinato da “come si riposizionerà nella regione, come si comporterà con i suoi amici, partner e alleati”.

Il portavoce dei talebani:  “La regione del Panjshir è sotto assedio”

Il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid ha affermato che i distretti di Bannu, Pul-e-Hisar e Deh Salah del distretto di Danderab, nella provincia di Baghlan, sono nuovamente sotto il controllo dei miliziani del movimento estremista. I tre distretti erano stati conquistati la scorsa settimana dall’alleanza contro i talebani guidata da Ahmad Massoud, figlio di Ahmad Shah Massoud che negli anni Novanta guidò la resistenza contro i talebani fino a quando fu ucciso, due giorni prima degli attentati dell’11 settembre 2001. “Il Passo Salang è aperto e il Panjshir è sotto assedio”, ha affermato Mujahid. L’annuncio del portavoce dei talebani giunge dopo che ieri Massoud si è detto pronto a formare un governo inclusivo con i talebani attraverso negoziati politici. Mentre proseguono le operazioni di evacuazione dei civili occidentali e dei collaboratori afgani delle forze Nato dall’aeroporto di Kabul, la situazione intorno allo scalo aereo continua a essere critica. Questa mattina è scoppiato uno scontro a fuoco tra uomini armati non identificati, forze di sicurezza occidentali e le guardie afgane alla Porta Nord dell’aeroporto di Kabul, secondo quanto riferito su Twitter dalla Bundeswehr, le forze armate tedesche. Nello scontro a fuoco, che ha coinvolto anche personale militare degli Stati Uniti, una guardia afgana è rimasta stata uccisa e altre tre ferite.

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Per consentire la prosecuzione delle operazioni di evacuazione gli alleati Nato potrebbero meditare di mantenere una presenza militare in Afghanistan anche oltre 31 agosto, data prevista per il completo ritiro dal Paese. Secondo quanto riferisce l’emittente britannica “Bbc”, il primo ministro britannico, Boris Johnson, durante il summit straordinario del G7 che si terrà domani in videoconferenza chiederà al presidente degli Stati Uniti di mantenere le forze Usa in Afghanistan oltre il 31 agosto per consentire il proseguimento dei voli di evacuazione. La riunione verterà sul futuro a lungo termine dell’Afghanistan ma anche sulle procedure di evacuazione attualmente in corso. Il Regno Unito sta anche valutando l’opportunità di creare degli hub nei Paesi confinanti con l’Afghanistan per aiutare coloro che hanno lavorato per le forze britanniche a raggiungere il Regno Unito una volta che non sarà più possibile effettuare dei voli di evacuazione da Kabul. Johnson ha affermato che è “fondamentale che la comunità internazionale lavori insieme per garantire evacuazioni sicure, prevenire una crisi umanitaria e sostenere il popolo afghano per assicurarsi i guadagni degli ultimi 20 anni”.

Attualmente gli Stati Uniti intendono ritirare tutte le truppe entro la fine del mese, ma lo stesso presidente Biden ha affermato che sono in corso discussioni sulla proroga della scadenza, auspicando tuttavia “di non doverlo fare”. Ieri, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha dichiarato che i militari statunitensi potrebbero infatti rimanere in Afghanistan oltre la scadenza del 31 agosto. “Ci sono discussioni tra noi e le Forze armate in merito a una estensione”, ha dichiarato ieri il presidente. “Sono in contatto con diversi Paesi come l’Italia, la Germania e la Spagna che stanno dando un sostegno vitale all’operazione di evacuazione da Kabul. Li ringrazio e continueremo a lavorare insieme a loro, in stretto coordinamento con tutti i nostri partner”, ha affermato Biden.

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