Afghanistan, Jadoon (West Point): “Cina e Russia interessate a contenimento Is-K”

È quanto afferma ad “Agenzia Nova” il docente presso il Combating Terrorism Center dell’Accademia militare Usa

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Pakistan, Cina e Russia avranno probabilmente un ruolo importante nel contenimento di Is-K, la branca del sedicente Stato Islamico in Afghanistan. È quanto afferma ad “Agenzia Nova” Amira Jadoon, docente presso il Combating Terrorism Center dell’Accademia militare degli Stati Uniti di West Point. Secondo la studiosa, Is-K “minaccia più o meno direttamente tutti gli attori statuali che confinano con l’Afghanistan”. Il punto, secondo Jadoon, è che “il gruppo recluta militanti anche oltre i confini afgani e attinge da milizie radicati in questi Paesi, come ad esempio Etim, il Movimento islamico del Turkestan orientale (che opera nella regione occidentale cinese dello Xinjiang) o l’Imu, il Movimento islamico dell’Uzbekistan. Ma ci sono anche operazioni di reclutamento in Pakistan e India. Insomma, tutti questi paesi condividono l’interesse di contenere Is-K e questi network che travalicano i confini nazionali”. Per Jadoon anche lo scontro in atto fra i Talebani e Is-k “pone serie minacce per i Paesi confinanti, dal momento che ‘distrae’ i Talebani dal governare l’Afghanistan e fa sì che la lotta allo Stato islamico prosciughi le risorse del Paese”.



In questo contesto, Russia, Cina, Pakistan e persino l’Iran “hanno bisogno di un Afghanistan stabile e potrebbero anche mettere in piedi un sistema di sicurezza congiunto per colpire i punti di forza dello Stato islamico nel Khorasan, anziché semplicemente sperare che i Talebani alla fine abbiano la meglio su Is-K”, spiega ancora la docente. “Per esempio, una forma di collaborazione potrebbe essere la condivisione di informazioni d’intelligence sui militanti catturati, i loro profili e le precedenti affiliazioni, ma anche lo smantellamento congiunto delle catene di approvvigionamento con cui il gruppo si finanzia, legate all’economia sommersa e al mercato nero”, argomenta l’esperta. “Uno dei vantaggi chiave di Is-K – secondo Jadoon – è la sua capacità di reclutare militanti dagli altri gruppi transnazionali che sono sempre in cerca di alleanze. Serve uno sforzo collettivo, un approccio regionale che vada oltre le operazioni anti-terrorismo standard. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno colpito con diversi attacchi aerei le posizioni di Is-K, uccidendo molti emiri e leader, ma questo non ha impedito al movimento di tornare oggi sulla scena e riorganizzarsi. Russia, Cina e Pakistan possono intervenire in questo senso, in un’ottica condivisa e regionale”.

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