Afghanistan: Massoud, sì al dialogo ma a patto che talebani fermino attacchi nel Panjshir

La strategica regione dominata a nord-est dai monti dell’Hindu Kush è stata teatro di intensi scontri

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Il leader del Fronte di resistenza nazionale (Nrf) dell’Afghanistan Ahmad Massoud che per settimane ha contrastato l’offensiva dei talebani nella nella valle del Panjshir a nord di Kabul, ha annunciato di aver accolto le proposte di negoziato estese da vari leader religiosi e di porre fine ai combattimenti, ma a patto che i talebani fermino gli attacchi. In un messaggio sulla sua pagina Facebook, Massoud ha affermato che il Fronte di resistenza, in linea di principio, “accetta di risolvere i problemi attuali e porre fine immediatamente ai combattimenti e continuare i negoziati”. Per raggiungere una pace duratura, il Fronte di resistenza, “è pronto a porre fine ai combattimenti a condizione che i talebani cessino anche loro gli attacchi e i movimenti militari nella valle del Panjshir e Andarab”, ha puntualizzato Massoud, facendo riferimento a un distretto nella vicina provincia di Baghlan. “Si potrà quindi tenere una riunione di tutte le parti con il consiglio degli ulema e dei leader religiosi”, ha affermato. In precedenza, i media afgani hanno riferito che diversi leader religiosi avevano invitato i talebani e lo stesso Massoud ad accettare un accordo negoziato per porre fine ai combattimenti nel Panjshir.



Afghanistan: la proposta dei talebani a Massoud

Massoud, che guida una forza composta da resti dell’esercito regolare afgano, unità delle forze speciali e combattenti della milizia locale, aveva già chiesto un accordo negoziato con i talebani circa una settimana fa, prima del lancio dell’offensiva da parte del gruppo estremista. Al momento i talebani non hanno commentato le dichiarazioni di Massoud. Secondo fonti di “Agenzia Nova”, i talebani avrebbero offerto in questi giorni al leader della resistenza del Panjshir una proposta particolarmente allentante: diversi ministeri nel nuovo governo, il mantenimento delle autorità locali nel Panjshir e la possibilità di mantenere le milizie armate. L’annuncio di Massoud giunge inoltre mentre si trova a Kabul il generale Faiz Hameed, direttore dell’Inter-Services Intelligence (Isi), il più importante servizio di intelligence del Pakistan, che, secondo fonti di “Agenzia Nova”, sarebbe giunto nella capitale afgana proprio per avviare una mediazione tra il Fronte di resistenza nazionale e i talebani.

Oggi, il gruppo estremista islamico ha diffuso diversi annunci in base ai quali le sue forze si sarebbero spinte all’interno della valle del Panjshir, dopo aver messo al sicuro i distretti circostanti. Le zone controllate dai talebani comprendono Rukha, Shutul e Abdarab, ufficialmente parte della provincia del Panjshir, ma situate al di fuori della valle in cui scorre l’omonimo fiume che resta ancora sotto il controllo del Fronte di resistenza. Nei combattimenti di questi giorni, i talebani avrebbero registrato ingenti perdite tra i loro guerriglieri, circa 700, mentre secondo il Fronte di resistenza sarebbero almeno 1.500 i combattenti talebani fatti prigionieri. Massoud può ancora contare, oltre che sui combattenti di etnia tagika residenti nel Panjshir, anche su ex componenti del dissolto esercito afgano, i quali, dopo la presa di Kabul da parte dei talebani lo sorso 15 agosto, hanno trovato rifugio nella valle, compreso l’ex vicepresidente afgano Amrullah Saleh.



Il valore strategico della valle del Panjshir

La strategica valle del Panjshir si estende per circa 120 chilometri ed è dominata a nord-est dalla catena montuosa dell’Hindu Kush. La zona è circondata da montagne che superano i quattromila metri di quota ed è caratterizzata da ben 21 valli che si aprono sui lati del corso principale del fiume Panjshir che la rendono di fatto inespugnabile. Infatti, l’unica strada praticabile con mezzi pesanti è la Saricha Road, arteria che parte dalla città di Gulbahar, all’imbocco meridionale della valle, e si inerpica fino alle propaggini dell’Hindu Kush raggiungendo nel punto più alto i 4.410 metri di quota. Gli altri principali punti di accesso alla valle sono i valichi di Khawak (3.848 metri) e di Anjuman (4.430 metri), accessibili solo nei mesi estivi.

La valle del Panjshir è stata il centro nevralgico della resistenza afgana in tempi moderni già a partire dal 1978 quando divenne il fulcro della guerriglia anticomunista, dopo che il Partito democratico popolare dell’Afghanistan (Pdpa) salì al potere e chiese l’intervento dell’Unione sovietica nel 1979. Tra la fine del 1980 e il 1985, i sovietici lanciarono ben sei offensive contro la valle del Panjshir con attacchi di terra e aerei, venendo sempre respinti. Dopo l’ascesa al potere dei talebani nel 1996 al termine della guerra civile esplosa tra i vari gruppi armati successivamente al ritiro delle forze sovietiche nel febbraio 1989, il Panjshir, sotto la guida di Ahmad Shah Massoud, divenne il teatro di operazioni dell’Alleanza del nord, restando l’unica zona dell’Afghanistan libera dal movimento islamista allora guidato dal Mullah Omar. Massoud guidò l’offensiva anti-talebana fino a quando venne assassinato da esponenti di al Qaeda due giorni prima degli attacchi dell’11 settembre 2001.

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