Per i talebani il ritiro delle truppe Usa è “una grande lezione per altri invasori”

Lo ha dichiarato uno dei portavoce, Zabibullah Mujahid, dopo la partenza da Kabul degli ultimi militari statunitensi

talebani

Il ritiro dall’Afghanistan delle truppe statunitensi rappresenta una “grande lezione per gli altri invasori, per il mondo e per la nostra generazione futura”. Lo ha dichiarato uno dei portavoce dei talebani, Zabibullah Mujahid, dopo la partenza dall’aeroporto di Kabul degli ultimi militari statunitensi di stanza in Afghanistan. Le operazioni si sono dunque concluse con un giorno di anticipo rispetto alla data fissata dal presidente Joe Biden. Nelle ultime 24 ore sono state evacuate da Kabul circa 1.200 persone, come comunicato dalla Casa Bianca.



A partire dallo scorso 14 agosto, le forze armate statunitensi hanno completato in Afghanistan “la più grande evacuazione” di personale non combattente della storia. Lo ha dichiarato ieri sera in conferenza stampa il generale Frank McKenzie, capo del Comando centrale delle forze Usa, spiegando che nel giro di 18 giorni i militari statunitensi hanno evacuato 79 mila civili attraverso l’Aeroporto internazionale Hamid Karzai. Tra questi figurano 6 mila cittadini Usa e oltre 73 mila civili afgani e di Paesi terzi. “Quest’ultima categoria include richiedenti asilo, personale consolare, afgani a rischio e le loro famiglie”, ha precisato McKenzie. “In totale, il ponte aereo degli Stati Uniti e della coalizione ha portato all’evacuazione di oltre 123 mila civili. L’intera operazione è stata consentita dalle forze armate Usa, che hanno messo in sicurezza e operato l’aeroporto”. “I numeri che ho illustrato rappresentano un traguardo, ma non rendono giustizia alla determinazione, alla flessibilità, alla professionalità degli uomini e delle donne delle forze armate Usa e dei nostri partner di coalizione che sono riusciti a combinare rapidamente gli sforzi e a evacuare così tanta gente in condizioni così difficili”, ha concluso il generale.

Il segretario di Stato Antony Blinken ha detto ai giornalisti che sono “tra i 100 e i 200” gli statunitensi rimasti in Afghanistan dopo il completamento del ritiro delle forze militari. Secondo il capo della diplomazia statunitense definire con precisione il numero esatto “è difficile” perché ci sono persone con doppia cittadinanza che ancora devono decidere se lasciare il Paese. “La protezione dei nostri cittadini all’estero resta la prima e più importante missione del dipartimento” di Stato, ha ricordato il capo della diplomazia di Washington. Blinken ha assicurato che chi gli Stati Uniti aiuteranno anche quanti riconsidereranno la decisione di restare in Afghanistan. “Anche l’impegno degli Usa verso gli afgani non ha una data di scadenza”, ha aggiunto il segretario di Stato. Gli Stati Uniti manterranno “una robusta capacità” di contrasto al terrorismo nella regione dopo il ritiro dall’Afghanistan, ha aggiunto Blinken, in un punto stampa organizzato dopo la fine dell’intervento militare più lungo della storia degli Stati Uniti.



Il capo della diplomazia di Washington ha spiegato che, in materia di lotta al terrorismo, gli Usa dialogheranno con i talebani ma non si affideranno a loro. “Andando avanti, ogni impegno con i talebani sarà guidato da un solo fattore: il nostro interesse nazionale”, ha sottolineato Blinken, aggiungendo tuttavia che “ogni passo sarà fatto non sulla base di quel che il governo talebano dice, ma di quel che fa”. I talebani, inoltre, dovranno “guadagnarsi” il sostegno, iniziando con il rispetto di donne e minoranze e con la formazione di un governo “inclusivo”. Infine, ha sottolineato Blinken, “non dovranno verificarsi attacchi di rappresaglia”. Con il completamento del ritiro militare si apre “un nuovo capitolo dell’impegno degli Stati Uniti con l’Afghanistan”, che prevede la formazione di un nuovo team diplomatico a Doha, in Qatar, dopo la sospensione delle attività a Kabul, ha concluso Blinken.

Comandante Raf, forze aeree britanniche pronte a lanciare attacchi contro Stato islamico

Il Regno Unito è “pronto” a lanciare attacchi contro lo Stato islamico in Afghanistan. Lo ha affermato il comandante della Royal Air Force britannica (Raf), Mike Wigston, al quotidiano “Daily Telegraph”. “Dobbiamo essere in grado di svolgere un ruolo nella Coalizione globale per sconfiggere lo Stato islamico, sia che si tratti di un bombardamento, sia che si tratti di spostare le truppe. o attrezzature in un particolare Paese, su larga scala e rapidamente”, ha detto il comandante della Raf. “Se c’è un’opportunità per noi di contribuire, non ho dubbi che saremo pronti a farlo – sarà ovunque l’estremismo violento alzerà la testa e costituirà una minaccia diretta o indiretta per il Regno Unito e i nostri alleati”, ha aggiunto Wigston. L’Afghanistan “è probabilmente una delle parti più inaccessibili del mondo e siamo in grado di operare lì”, ha spiegato il comandante dell’aeronautica britannica.

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