Afghanistan: talebani aprono la diga sull’Helmand, Iran riprende l’export di carburante

L'iniziativa sarebbe parte dell’approccio conciliante mostrato dall’Iran nei confronti dei talebani

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Le forniture idriche del fiume Helmand alla provincia iraniana del Sistan e Baluchistan sarebbero alla base dell’approccio conciliante mostrato dall’Iran nei confronti dei talebani. Secondo quanto riferisce il sito kuwaitiano “Al Jarida”, i talebani hanno permesso alle acque del fiume Helmand, il principale corso d’acqua dell’Afghanistan, di defluire nell’arida provincia iraniana fornendo acqua a oltre un milione di persone. Dopo aver conquistato la provincia di Nimruz il 6 agosto, la prima a cadere sotto il controllo dei talebani durante l’avanzata verso Kabul, il gruppo armato ha aperto le chiuse della diga di Kamal Khan situata nel distretto di Chahar Burjak situata a circa 43 chilometri dal confine con l’Iran. In cambio dell’apertura della diga, l’Iran avrebbe ripreso le esportazioni carburante verso l’Afghanistan il 23 agosto.



Il completamento della diga di Kamal Khan è molto recente e risale allo scorso marzo. Il bacino idrico è stato inaugurato dal presidente afgano Ashraf Ghani, attualmente in esilio negli Emirati Arabi Uniti. In un discorso pronunciato durante la cerimonia inaugurale, Ghani aveva affermato che l’Afghanistan non avrebbe più regalato acqua a nessuno e che, se lo voleva, l’Iran doveva fornire in cambio carburante agli afgani. La mossa di Ghani era stata fortemente criticata da Teheran che avevano accusato il presidente afgano di aver violato il trattato sul fiume Helmand del 1973 che ripartiva le quote idriche tra i due Paesi. Per i funzionari, la decisione dell’Afghanistan di tagliare l’Iran fuori da una delle principali fonti d’acqua della regione non è avvenuta per ragioni di scarsità idrica, ma su una precisa richiesta di Washington al governo di Kabul.

L’acqua al centro degli interessi dell’Iran

Il problema delle acque dell’Helmand risale a poco dopo il 2001, quando le forze degli Stati Uniti giunte da poco in Afghanistan avevano avviato la ricostruzione della di Kajakai, nell’alto corso del fiume, che all’epoca causo una grave siccità nell’Iran orientale prosciugando il Hamun e innescando tempeste di sabbia e desertificazione nelle provincie orientali iraniane. Da una prima ricostruzione fatta dal quotidiano kuwaitiano, a seguito del precipitoso ritiro delle forze Nato da Kabul, i Guardiani della rivoluzione iraniana hanno contattato i talebani per chiedere la riapertura del flusso di acqua dal bacino dell’Helmand ricevendo risposta favorevole. In cambio l’Iran avrebbe consegnato ai talebani le armi sequestrate ai membri dell’esercito afgano fuggito oltre il confine iraniano dopo la presa di Zaranj, capoluogo della provincia di Nimruz, situato a poche decine di chilometri dal confine.



Gli Usa sospettano del sostegno iraniano ai talebani

Da diversi anni gli Stati Uniti accusano l’Iran e i Guardiani della rivoluzione iraniana di fornire sostegno e protezione ai talebani, nonostante i rapporti con i militanti estremisti sunniti siano da sempre al centro di forti critiche da parte della popolazione iraniana, a maggioranza sciita. Nel febbraio 2017, l’allora comandante in capo degli Stati Uniti in Afghanistan, generale John William Nicholson ha dichiarato al Congresso che l’Iran stava sostenendo i talebani per minare la missione Usa nel paese, osservando che “Russia, Iran e al Qaeda stanno svolgendo un ruolo significativo in Afghanistan”. Il governatore della provincia occidentale afgana di Farah ha affermato lo stesso anno che centri di addestramento erano stati istituiti all’interno dell’Iran allo scopo di addestrare aspiranti talebani.

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