Africa, Ua: restrizioni penalizzanti possono indurre a non segnalare nuove varianti Covid

L'Unione africana ha chiesto la revoca delle misure adottate

Covid oms

Il divieto di ingresso disposto da numerosi Paesi del mondo per i viaggiatori provenienti dall’Africa dopo la scoperta della nuova variante di Covid-19 Omicron è un pericoloso precedente che potrebbe indurre i governi a non segnalare eventuali nuove varianti del virus. E’ questa la posizione dell’Unione africana (Ua), intervenuta nel dibattito generato dalle restrizioni imposte ai Paesi africani nel timore che le persone provenienti dal continente possano contribuire più di altre a diffondere la nuova variante. “Penalizzare uno Stato (il Sudafrica, ndr.) che ha assicurato una diffusione trasparente e tempestiva dei dati in conformità con le normative sanitarie internazionali ha l’effetto di scoraggiare la futura condivisione delle informazioni. Ciò potrebbe rappresentare una minaccia per la sicurezza sanitaria nel continente e nel mondo”, si legge nella dichiarazione del blocco regionale, che ha denunciato un’ingiustizia, tanto più che altri Paesi, dove circola la variante Omicron, non sono stati soggetti a questo tipo di sanzione. L’Ua ha quindi chiesto la revoca delle misure adottate, e l’impegno a potenziare la distribuzione dei vaccini: “L’accesso equo ai vaccini è essenziale per immunizzare le popolazioni, controllare la trasmissione del virus e prevenire l’emergere di nuovi mutanti”, ha ricordato l’Unione africana.



La scoperta della nuova variante Omicron ha suscitato reazioni a catena da parte dei governi occidentali e del Sudest asiatico, che in molti casi hanno disposto il divieto di ingresso per i viaggiatori provenienti dai Paesi africani. Ieri, nel giorno in cui entrava in vigore una nuova restrizione ai viaggi imposta dal Regno Unito per i viaggiatori provenienti dalla Nigeria, il ministro dell’Informazione e portavoce del governo di Abuja Lai Mohammed ha dichiarato che il provvedimento britannico “non è guidato dalla scienza” ed è “ingiusto, punitivo, indifendibile e discriminatorio”. Il provvedimento, che aggiunge la Nigeria alla lista di Paesi da cui è ritenuto rischioso viaggiare verso il Regno Unito, è stato annunciato sabato scorso dal segretario alla Salute britannico, Sajid Javid.

Simili restrizioni sono state criticate per primo dal presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, che si è detto “profondamente deluso” dalla decisione “discriminatoria” presa da diversi governi di vietare i viaggi dai Paesi dell’Africa e ne ha chiesto la revoca, ma anche dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha invitato ad adottare misure “razionali e proporzionate di riduzione del rischio”. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha da parte sua espresso profonda preoccupazione per le restrizioni ai viaggi imposte dall’Occidente ai Paesi dell’Africa australe, sottolineando come il popolo africano “non dovrebbe essere penalizzato per aver identificato e condiviso con il mondo informazioni cruciali su scienza e salute”.



“Lodo il governo e la comunità scientifica e sanitaria del Sudafrica per aver agito presto per identificare l’emergere di una nuova variante di Covid-19”, ha scritto in una nota Guterres, che si è detto “profondamente preoccupato per l’isolamento dei paesi dell’Africa meridionale a causa delle nuove restrizioni di viaggio”. Il popolo africano non può essere incolpato per il livello immorale di vaccinazioni disponibili in Africa e non dovrebbe essere penalizzato per aver identificato e condiviso con il mondo informazioni scientifiche e sanitarie cruciali, ha proseguito Guterres, che ha quindi fatto appello a tutti i governi “affinché prendano in considerazione test ripetuti per i viaggiatori, insieme ad altre misure appropriate e veramente efficaci, con l’obiettivo di evitare il rischio di trasmissione in modo da consentire viaggi e impegno economico”.

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