Agricoltura: presentata la strategia Ue Farm to Fork, la sfida è coniugare sostenibilità ambientale ed economica

Il piano decennale messo a punto dalla Commissione europea per guidare la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, al centro del dibattito tenuto oggi presso la sede Eataly di Roma

Favorire il passaggio a un’agricoltura rispettosa dell’ambiente senza dimenticare la sostenibilità economica e sociale. Il tema è stato discusso nel corso del dibattito sulla strategia Farm to Fork, il piano decennale messo a punto dalla Commissione europea per guidare la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, tenuto oggi presso la sede Eataly di Roma. Tanti gli intervenuti al dibattito, tra parlamentari europei e rappresentati di associazioni di categoria. “L’agricoltura è il fiore all’occhiello dell’export italiano. La strategia dal produttore al consumatore tocca tutti i pezzi della filiera. È una strategia che ha come parola chiave sostenibilità, che deve però difendere anche il reddito degli agricoltori e la competitività del settore”, ha detto Carlo Corazza, responsabile del parlamento europeo in Italia nel suo intervento introduttivo. D’altronde, ha sottolineato Antonio Parenti, capo della rappresentanza in Italia della Commissione europea, “nei prossimi 10-20 anni il settore agricolo dovrà dimostrare spirito di adattamento, perché le condizioni climatiche e produttive cambieranno”. Si tratta di un “settennato a cui occorre approcciarsi con rigore scientifico e un dibattito serio, per proiettare l’agricoltura nel prossimo decennio in modo sostenibile”. All’evento è intervenuto da remoto anche Oscar Farinetti, fondatore di Eataly. “Quando ci si occupa ci cibo non si può prescindere dalla filiera”, ha dichiarato l’imprenditore, auspicando che l’Italia diventi “portabandiera dello stile biologico”.



Tanto fino a oggi è stato fatto in questo senso, come evidenziato nel suo intervento da Silvia Michelini, direttrice sviluppo rurale presso la Commissione europea. “Il mercato biologico ha raddoppiato le sue dimensioni negli ultimi dieci anni”, ma ci sono “grandi sfide da affrontare, che vedono gli agricoltori in prima linea”, ha detto l’esperta, citando, tra gli altri, il costo del riscaldamento climatico, che prevede una diminuzione delle rese medie che va dal 3 al 10 per cento annuo per ogni grado di riscaldamento. In questo quadro “ricerca e innovazione giocano un ruolo fondamentale”. L’attenzione alla sostenibilità ecologica, ha avvertito Herbert Dorfmann, parlamentare europeo e membro commissione agricoltura, non deve tuttavia far dimenticare la sostenibilità economica, senza la quale non può funzionare. La strategia Farm to Fork, ha argomentato l’europarlamentare, “deve anche essere sostenibile in termini economici, altrimenti fallisce”. Deve essere “un indirizzo, un percorso che parta da una valutazione del punto di partenza e porti sul binario gusto in base al Paese”, ha affermato Dorfmann, sottolineando che non si può imporre l’implementazione degli obiettivi Farm to Fork nei piani nazionali.

Sulla necessità di guardare con attenzione all’aspetto economico della sostenibilità si sono soffermati anche Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, che ha messo in guardia da un “depotenziamento dell’agricoltura italiana e europea”, e l’europarlamentare Paolo de Castro, secondo cui “la strategia non deve trasformarsi nell’importazione di prodotti da Paesi terzi, ma deve accompagnare gli agricoltori, senza lasciare nessuno indietro”. “Sì a Farm to Fork con obiettivi ambiziosi e strumenti che aiutino gli agricoltori”, ha detto l’europarlamentare. All’evento è intervenuta anche Marta Messa, direttrice Slow Food Europe. “Non possiamo permetterci di andare avanti come abbiamo fatto finora. Occorrono risorse per una vera transizione ecologica che garantisca sostenibilità economica. Una cosa non può andare senza l’altra”, ha dichiarato Messa”. L’europarlamentare Salvatore De Meo ha chiesto “tempo fisico” perché “queste sfide non diventino un onere”. “Il rischio è che non avendo avuto una valutazione di impatto si possa determinare una riduzione della produttività e un aumento dei costi”, ha avvertito. Il rischio, ha detto per parte sua Ivano Vacondio, presidente di Federalimentari, è che la strategia Ue resti principalmente “ideologica. “Il mercato non è in grado di assorbire il 25 per cento di biologico entro il 2030. Ci vuole il coraggio di dire che c’è un costo da pagare e il consumatore deve essere disponibile a pagare questo costo”, ha dichiarato.



Di una strategia che ha “ha luci e ombre” ha parlato Roberto Moncalvo, membro di giunta esecutiva Coldiretti. “Tra i punti di forza della strategia Farm to Fork c’è il tema dell’indicazione di origine obbligatoria e della reciprocità sugli standard delle importazioni”, ha dichiarato, parlando tuttavia di “incoerenze importanti da superare”. “Il passaggio al bio si può fare solo attraverso una crescita complessiva della filiera, altrimenti rischiamo che cresca il consumo del bio ma anche l’importazione di materie prime bio da paesi terzi”. “Se non garantiamo reddito agli agricoltori rischiamo l’abbandono dei campi e degli allevamenti, con un aumento delle importazioni da paesi extra europei”, gli ha fatto eco l’europarlamentare Mara Bizzotto. Il pericolo da scongiurare, ha detto Luca Brunelli, responsabile area politica agricola comune Cia-Agricoltori italiani, è quello di “mettere in contrapposizione cittadini consumatori e agricoltori”. “Bisogna rendere gli attori ai quali si chiede di fare sostenibilità ambientale co-decisori delle scelte, devono essere accompagnati e guidati”, ha affermato. L’alternativa che non volgiamo, ha affermato per parte sua Luigi Scordamaglia, Ad di Filiera Italia, “è quella semplicistica di chi pensa che per inquinare meno bisogna produrre meno”, senza dimenticare che, come ricordato da Sara Guidelli, direttore generale Alleanza cooperative agroalimentari, “quando si parla di cibo giusto si parla di prezzo giusto”.

Unanimi le critiche al nutri score, il sistema di etichettatura che indica i singoli valori nutrizionali con una scala di cinque colori che vanno dal rosso al verde. Un sistema che, secondo i critici, semplifica eccessivamente le informazioni nutrizionali, rischiando di penalizzare alcuni dei fiori all’occhiello dell’export italiano come il parmigiano o l’olio di oliva. “La più grande fake news che si possa diffondere sul sistema agroalimentare è il nutri score. Forze lobbistiche, che hanno sponde politiche importanti, stanno in tutti i modi cercando di premiare un sistema di etichettatura per indirizzare il consumatore che è antiscientifico e non ha nulla a che vedere con la qualità e rischia di vanificare il grande lavoro che il sistema Italia sta facendo”, ha dichiarato nel suo intervento l’europarlamentare Dino Giarrusso. È la prima volta che l’Ue cerca di progettare una politica alimentare che proponga misure e obiettivi che coinvolgono l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo, passando per la distribuzione. L’obiettivo di fondo è rendere i sistemi alimentari europei più sostenibili di quanto lo siano oggi.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram

TAGS