Al via il summit Asean senza la rappresentanza del Myanmar

La decisione di escludere il capo del governo militare birmano era stata assunta dai ministri degli Esteri dell'associazione

Asean

Si è aperto a Bandar Seri Begawan, nel Brunei, l’annuale summit dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean). All’incontro non è presente alcun rappresentante ufficiale del governo militare birmano: la partecipazione del generale Min Aung Hlaing è stata infatti bocciata dall’organizzazione in considerazione del peggioramento della crisi politica seguita al golpe militare dello scorso febbraio. L’Asean aveva deciso di inviare il ministro degli Esteri del governo birmano nella veste di “rappresentante non politico”, ma le autorità militari birmane hanno denunciato l’esclusione dal summit, e hanno optato per il boicottaggio dell’evento. Fonti diplomatiche dell’Asean hanno confermato che nessun rappresentante del Myanmar ha preso parte alla cerimonia di apertura del summit, che si è svolta in videoconferenza a causa della pandemia di coronavirus. La decisione di escludere il capo del governo militare birmano era stata assunta dai ministri degli Esteri dell’associazione, a causa dell’assenza di progressi tangibili nell’attuazione del piano di pace studiato dall’Asean per placare la crisi politica nel Myanmar. Il summit dei leader dei 10 Paesi Asean sarà accompagnato a margine da incontri con rappresentanti di Paesi non membri come Stati Uniti, Cina e Giappone; gli incontri si protrarranno sino a giovedì 28 ottobre. Dell’Asean fanno parte Brunei. Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Singapore, Thailandia e Vietnam.



La giunta birmana ha espresso delusione per la decisione dell’Asean di escludere il suo leader dal vertice dell’organizzazione. “Il Myanmar è estremamente deluso e si oppone con forza ai risultati della riunione di emergenza dei ministri degli Esteri, poiché le discussioni e la decisione sulla questione della rappresentanza del Myanmar sono state prese senza consenso ed erano contrarie agli obiettivi dell’Asean”, ha dichiarato il ministero degli Esteri di Naypyidaw in un comunicato datato 18 ottobre. Nella nota si afferma anche che il ministro degli Esteri birmano, Wunna Maung Lwin, che ha partecipato alla riunione, ha assicurato che Naypyidaw ha collaborato con l’inviato speciale dell’Asean, Erywan Yusof, e manifestato la volontà di continuare a collaborare, anche per l’organizzazione di una sua visita. Inoltre, nel comunicato si sostiene che le discussioni dell’Asean sono andate oltre le disposizioni della sua Carta, in particolare collegando la questione della rappresentanza del Myanmar con la visita dell’inviato speciale. Secondo la nota la legittimità del governo del Myanmar non dovrebbe essere messa in discussione poiché ha assunto i poteri in conformità con la Costituzione.

Il 7 settembre il Governo di unità nazionale del Myanmar, istituito dall’opposizione deposta di quel Paese, ha lanciato un appello per una “guerra difensiva popolare” contro la giunta. In un video pubblicato l’ su Facebook, il presidente ad interim del Nug, Duwa Lashi La, ha parlato di “rivoluzione pubblica” e ha invitato tutti i cittadini “in ogni angolo del Paese” a “rivoltarsi contro il regime dei militari terroristi guidati dal generale Min Aung Hlaing”. Il Myanmar è nel pieno di un’acuta crisi da quando la giunta ha assunto il potere a poche ore dall’insediamento di un nuovo parlamento dominato dalla Lega nazionale per la democrazia (Lnd) di Aung San Suu Kyi, che aveva vinto le elezioni del precedente novembre contestate dai militari. Il golpe ha scatenato diffuse proteste e un movimento di disobbedienza civile cui la giunta ha risposto con la forza. Da allora, secondo l’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici (Aapp), oltre mille persone sono rimaste uccise e migliaia sono state arrestate. Negli ultimi mesi la rivolta ha coinvolto anche i gruppi armati etnici attivi nelle zone periferiche del Paese, dove sono in corso intensi scontri.



Nel video-messaggio, Duwa Lasi La ha accusato i militari di aver commesso “crimini di guerra” e ha invitato i gruppi etnici ad “attaccare immediatamente”. Ha inoltre invitato le milizie delle neocostituite Forze di difesa popolare (Pdf) a “colpire la giunta militare e le sue proprietà”. Ancora, il presidente ad interim nel Nug ha chiesto ai funzionari pubblici nominati dai militari di rassegnare le dimissioni e alle guardie di frontiera e ai soldati di “unirsi al popolo e attaccare il nemico”, invitando la popolazione a “evitare viaggi non necessari”. “Rimuoveremo Min Aung Hlaing e rovesceremo la dittatura. Saremo così in grado di stabilire quell’unione democratica federale pacifica che tutti i cittadini attendono”, ha concluso Duwa Lasi La.

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