Algeria: sabato 12 giugno le prime elezioni legislative dopo l’era Bouteflika

“Agenzia Nova” ha parlato con due protagonisti del voto e con gli ambasciatori Pugliese e Boutache

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Ventiquattro milioni e quattrocentomila algerini sono chiamati sabato 12 giugno ad eleggere la nuova Assemblea nazionale del popolo, la camera bassa del parlamento bicamerale nordafricano. Si tratta delle prime consultazioni legislative senza l’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, al potere per 20 anni, e sotto la nuova Costituzione algerina approvata tramite referendum popolare nel novembre 2020. “Agenzia Nova” ha parlato con due dei principali protagonisti del voto di dopo domani – Abderezzak Makri, leader del Movimento per la società della pace (Msp, il maggiore partito musulmano in Algeria) e Abou El Fadl Baadji, esponente di spicco del Fronte di liberazione nazionale (Fln, il partito al potere dall’indipendenza del 1962) – e con i rispettivi ambasciatori di Algeria e Italia: Giovanni Pugliese ad Algeri e Ahmed Boutache a Roma.

L’Autorità indipendente per le elezioni dell’Algeria ha comunicato che sono oltre 2.400 le liste elettorali rappresentate al livello nazionale. Nella maggior parte, circa la metà, prevalgono quelle indipendenti, mentre le restanti, intorno a 1.200, sono espressione dei 18 partiti politici di vario orientamento che concorreranno per i seggi in parlamento. Due anni dopo lo scoppio delle proteste dell’Hirak, il movimento di protesta che ha profondamente scosso il più vasto Paese del Continente africano, costringendo Bouteflika alle dimissioni, l’Algeria si avvicina a questo appuntamento elettorale dopo un anno difficile: da una parte la pandemia di Covid-19, dall’altra il calo dei prezzi del petrolio hanno duramente colpito l’economia.

Algeria: il voto dopo la modifica costituzionale

Abderezzak Makri ha fatto presente che gli islamisti in Algeria intendono formare un governo di unità nazionale anche se avranno la maggioranza dei seggi nel prossimo parlamento. Infatti, in base alla modifica costituzionale del novembre 2020, approvata tramite referendum, il partito o la coalizione che otterrà la maggioranza dei seggi in parlamento avrà il diritto di guidare il governo, mentre nella precedente Costituzione era il presidente della Repubblica che sceglieva il capo dell’esecutivo. Il leader del Movimento per la società della pace ha spiegato che “i primi indicatori affermano che il nostro partito è nella posizione migliore per queste elezioni”, ricordando che il Msp era “il principale blocco dell’opposizione in parlamento, prima dello scioglimento dell’Assemblea il primo marzo scorso”.

Il partito “è riuscito a raccogliere il maggior numero di firme” depositate presso l’Autorità elettorale per convalidare la canditura, ha sottolineato Makri, rivendicando che “le nostre liste sono accolte e accettate dalla popolazione. La nostra campagna elettorale è stata la più forte”. Il partito islamico è stato effettivamente in grado di ottenere il maggior numero di firme, 64 mila, in 51 dipartimenti della nazione. Il Raggruppamento democratico nazionale (Rnd, di orientamento centrista) ne ha ottenute 57.200, mentre il Fronte di liberazione nazionale (Fln, nazionalista algerino e panarabista, al governo fin dall’indipendenza) ha raccolto 52.400 firme, meno del movimento El Binaa (il secondo partito musulmano del Paese) che ha ricevuto più di 55.000 firme in 54 dipartimenti del Paese.

Makri: “Pronti a formare un governo unitario”

Secondo Makri, il Movimento “è l’unico ad avere una struttura forte e stabile su tutto il territorio nazionale, con una grande presenza sociale”. In caso di vittoria elettorale il 12 giugno, il leader politico algerino ha assicurato che cercherà di formare l’esecutivo più unitario possibile per far fronte alla crisi economica: “Nella nostra visione politica, chiediamo la formazione di un governo di unità nazionale, qualunque siano i risultati, anche se raccogliamo l’80 per cento dei voti. Non intendiamo camminare da soli perché la situazione economica è molto pericolosa: serve un ampio consenso politico e sociale a sostegno del governo”. Il leader del partito islamico inoltre ha promesso, in caso di vittoria, di coordinarsi con il presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune, per “dialogare con tutte le forze politiche: abbiamo la capacità di parlare con tutti. I nostri rapporti sono buoni con le autorità, con l’opposizione e con le varie forze politiche. Noi siamo fonte di fiducia”. Makri ha infine ribadito di essere pronto a governare, auspicando al contempo che le elezioni si svolgano senza intoppi: “Lavoreremo per convincere tutti a formare un governo di unità nazionale, ma tutto questo è legato al successo delle elezioni”.

Baadji: “Nessun legame con l’attuale governo”

Da parte sua, il segretario generale del Fronte di liberazione nazionale, Abou El Fadl Baadji, ha dichiarato ad “Agenzia Nova”, che il suo partito non ha “nessun legame con l’attuale governo”. La prova dell’assenza di legami con l’autorità politica del Paese “sono queste pratiche abusive che i nostri candidati hanno subito in tutto il territorio nazionale”, ha detto Baadji, senza tuttavia fornire maggiori dettagli in merito. Il segretario generale del partito ha anche affrontato la questione degli appelli dei manifestanti algerini durante le proteste organizzate dal movimento Hirak per “mettere il Fln nel museo” (essendo un partito storico che ha combattuto contro la Francia coloniale), sottolineando che spetta agli algerini “decidere il futuro del partito, che è ancora presente nella società”. Sull’eventuale arrivo dei partiti islamisti al potere, per la prima volta nella storia del Paese, Baadji ha chiarito inoltre che l’eventuale possibilità di un partito islamista al potere, per la prima volta nella storia del Paese, “non spaventa il partito”, che è al potere dall’indipendenza del 1962, aggiungendo che “il popolo algerino è responsabile della sua scelta”. Il segretario generale di Fln ha concluso che il suo partito è pronto “a lavorare e a collaborare con la classe politica per costruire un’Algeria forte”.

Boutache: nessuno vuole un ritorno al drammatico “decennio nero” del terrorismo in Algeria

Anche l’ambasciatore d’Algeria in Italia, Ahmed Boutache, è intervenuto sulle prossime elezioni nel Paese nordafricano, sottolineando ad “Agenzia Nova” che nessuno vuole un ritorno al drammatico “decennio nero” del terrorismo in Algeria, dove c’è un “chiaro desiderio di partecipare” alle elezioni legislative anticipate, “come si può vedere dai dati”. Quelle al via sabato saranno le prime elezioni parlamentari dalla nascita della protesta di “Al Hirak”, scoppiata nel 2019 per opporsi a un quinto mandato dell’anziano e malato presidente Abdelaziz Bouteflika, e per chiedere un cambiamento sostanziale del sistema che ha governato il Paese per decenni. Dopo una pausa dovuta alla pandemia di Covid-19, i dimostranti sono tornati a scendere in piazza scadendo anche slogan contrari al voto.

Alcuni partiti dell’opposizione laica, inoltre, hanno scelto di boicottare le elezioni. “Se tre o quattro partiti hanno deciso di non partecipare è un loro problema. Ci sono state delle consultazioni tra il governo e i partiti politici per organizzare queste elezioni. Va sottolineato che queste elezioni non sono state imposte, ma concordate con i partiti politici su iniziativa del governo”, ha precisato Boutache, che ha aggiunto: “Se poi qualche partito ha deciso di non partecipare, questo è un problema loro. Io mi aspetto un’ampia partecipazione degli elettori. All’estero si è già iniziato a votare. Qui in ambasciata a nei consolati abbiamo iniziato oggi e i seggi reteranno aperti fino a sabato sera. Ci aspettiamo che gli elettori parteciperanno in un buon numero”. Il contesto di queste elezioni, secondo il diplomatico algerino, è profondamente mutato rispetto al 2019: “Bisogna rimarcare prima di tutto che la Costituzione è stata rivista ed emendata tramite referendum popolare il primo novembre. Questo ha aperto il sistema politico e ha dato il via a una più importante partecipazione popolare, dei partiti, delle organizzazioni non governative, dei giovani”.

Inoltre, l’ambasciatore algerino ha spiegato che “la legge elettorale è stata modificata per introdurre più trasparenza, più democrazia e più controllo sia delle consultazioni che dei candidati. Le elezioni si svolgono in un contesto molto diverso rispetto alla cosiddetta era Bouteflika”. Sull’intenzione degli islamisti di formare un governo di unità nazionale anche se avranno la maggioranza dei seggi nel prossimo parlamento, Boutache ha replicato che è ancora presto per questo tipo di discorso: “Dobbiamo prima aspettare i risultati e vedere che tipo di maggioranza avremo, chi avrà vinto le elezioni. È chiaro che i risultati saranno determinanti per chi dovrà formare il governo. Bisogna aspettare prima di trarre già conclusioni. Proclamarsi vincitore prima ancora di vincere, e dichiarare prima del voto che una sconfitta significherebbe che le elezioni sono state falsate, non è democratico”.

L’ambasciatore algerino in Italia si è soffermato anche sulle dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, nell’intervista al settimanale francese “Le Point”, dove ha parlato dell’islamismo come ideologia, che ha cercato di imporsi nei primi anni Novanta: “Il presidente Tebboune è stato chiaro quando ha detto che il Paese, la popolazione e le istituzioni non permetteranno che una simile tragedia accada di nuovo. Da allora sono passati più di 20 anni, forse le ferite non si sono ancora completamente rimarginare, il ricordo è ancora presente, ma personalmente penso che nessuno voglia che succeda di nuovo. I partiti, i leader politici e la popolazione sono maturati e hanno compreso l’interesse nazionale e la necessità di avere sicurezza, stabilità e pace”. Secondo Boutache, “se vogliamo sviluppare il Paese e modernizzarci, non importa chi vincerà le elezioni: le istituzioni dovranno lavorare con la futura maggioranza in modo civile e politico”.

Pugliese: Algeria partner fondamentale per l’Italia

Ad “Agenzia Nova” è intervenuto anche l’ambasciatore d’Italia ad Algeri, Giovanni Pugliese, che ha sottolineato come l’Italia seguirà “con grandissimo interesse” le elezioni legislative anticipate in Algeria e intende “proseguire e intensificare il dialogo strategico bilaterale con il nuovo governo che nascerà dal voto”. L’Algeria “per noi è un partner fondamentale, è il nostro primo partner commerciale in Africa”, spiega Pugliese, evidenziando come l’Italia intenda “accompagnare e proseguire il dialogo strategico bilaterale con l’Algeria, che per noi è molto importante, anche dopo le elezioni”.

Le consultazioni anticipate del 12 giugno sono una delle promesse fondamentali che ha posto il capo dello Stato. “Nel suo disegno, il presidente Tebboune intende favorire, anche con le elezioni legislative, i processi di riforma e di cambiamento largamente auspicati dalla popolazione algerina e da quello che lui ha chiamato il ‘primo Hirak’ cominciato nel febbraio 2019”, riferisce l’ambasciatore italiano, precisando come “l’Hirak attuale si è mosso con più difficoltà nelle ultime settimane per una serie di ragioni. Alcune associazioni criticano le misure stabilite dal ministero dell’Interno, che prevedono una procedura di autorizzazione delle manifestazioni sulla base di una serie di informazioni che i promotori devono fornire. Analogamente, anche in altri Paesi del mondo sono previsti obblighi informativi per esercitare il diritto di manifestazione”.

Riprendendo le parole del presidente della Repubblica algerino, il diplomatico italiano ad Algeri ha chiarito che “l’Hirak oggi è molto eterogeneo, essendo composto da varie anime al suo interno. Rispetto alle elezioni legislative, ci sono varie voci e varie tendenze che ritengo possano anche confluire nei vari partiti o nei candidati indipendenti”. Tornando all’appuntamento elettorale del 12 giugno, Pugliese ha evidenziato che “ci avviciniamo a queste elezioni in un anno che è stato eccezionale per tutti, non solo per l’Algeria, caratterizzato dalla crisi pandemica mondiale che ha reso più fragili tutte le economie, compresa quella algerina. Nel disegno che in parte ha realizzato, Tebboune ha cercato di coinvolgere una fascia molto più larga di giovani, invitandoli a partecipare al processo di rinnovamento del Paese, indicando anche delle percentuali minime di giovani che devono candidarsi e favorendo la presentazione di liste indipendenti. E questo in un’ottica pluralistica di una più ampia partecipazione alla vita politica e al processo elettorale”.

Spazio anche ai rapporti con l’Italia, dal momento che Pugliese ha rivelato come sia “allo studio l’ipotesi di una visita del presidente della Repubblica”. Sergio Mattarella potrebbe quindi essere il primo presidente della Repubblica italiana a visitare l’Algeria da 18 anni a questa parte. “In prospettiva, sono attese delle visite importanti di alto livello nel corso di quest’anno. Sono nella ‘pipeline’ un Vertice intergovernativo, che noi vorremmo associare al Business forum dedicato all’innovazione, e anche una possibile visita in Algeria del presidente della Repubblica, che sarebbe un significativo volano per le relazioni bilaterali perché l’ultima si è svolta 18 anni fa. Su questo non c’è ancora una conferma ufficiale, ci stiamo lavorando. Riteniamo che sarebbe molto importante”, afferma Pugliese.

L’Algeria ha un “potenziale economico enorme” per le aziende italiane e non solo sotto il profilo energetico, dove la partnership è consolidata, ma anche per “future collaborazioni industriali in settori come rinnovabili, agroindustria, meccanica e nuove tecnologie”, ha sottolineato l’ambasciatore, aggiungendo che “non c’è dubbio che sotto il profilo energetico l’Algeria resta un partner fondamentale per l’Italia. È un Paese in cui Eni, ad esempio, continua investire in modo massiccio. Ci sono riserve di gas molto promettenti e sappiamo che il gas, nella transizione energetica, continuerà a svolgere un ruolo importante per altri decenni”. Il diplomatico ha spiegato che “circa il 22 per cento del gas che consumiamo in Italia è di origine algerina. Ci sono stati addirittura dei giorni in cui abbiamo importato più gas dall’Algeria che dalla Russia e nel primo trimestre di quest’anno l’importazione di gas algerino è aumentata di oltre il 100 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020. Al di là di questo rapporto consolidato e fortissimo, noi vediamo nell’Algeria un enorme potenziale economico e quindi appoggiamo e osserviamo con attenzione le riforme portate avanti dal governo”.

I dossier energia e transizione

Il clima d’affari per le aziende straniere in Algeria, tuttavia, presenta ancora delle complessità e anche il sistema bancario è ancora obsoleto. “Ma ci sono anche passi avanti significativi: penso ad esempio al superamento della regola del 51/49 che impediva a tutte le imprese straniere di detenere la maggioranza di società locali. Ora questa regola resta in vigore solo per i settori strategici e questo, in prospettiva, dovrebbe portare a dei cambiamenti importanti”, ha precisato Pugliese.

Nel giugno 2020, inoltre, l’Algeria ha creato un nuovo ministero dedicato alla transizione energetica ed è stata lanciata una nuova società pubblica, Shaems, partecipata al 50 per cento da Sonatrach e al 50 per cento da Sonelgaz per lo sviluppo di energie da fonti rinnovabili. In prospettiva, il Paese vorrebbe avere una produzione di 20 mila megawatt di rinnovabili, di cui 4 mila entro il 2024. “Un primo bando per la produzione di 1.000 megawatt dovrebbe essere lanciato a breve”, ha annunciato l’ambasciatore italiano ad Algeri, che ha aggiunto: “Sonatrach si è posta anche l’obiettivo di dotare tutti i propri siti di produzione di impianti verdi. A questo partecipa anche Eni, che ha creato un primo progetto pilota nel sito di Brn”.

Lo scorso dicembre, peraltro, un’azienda italiana, la Fimer, si è aggiudicata un contratto da 1,4 megawatt di pannelli fotovoltaici per l’aeroporto di Orano, la Milano d’Algeria. “In tutti i contatti che ho avuto con gli interlocutori istituzionali ho sempre riscontrato un forte interesse a collaborare con l’Italia nella transizione energetica e in tutti i settori che per loro sono cruciali, come l’efficienza energetica degli edifici, la mobilità sostenibile. L’80 per cento dei consumi energetici dell’Algeria sono attualmente assorbiti in ambito residenziale e dei trasporti: gli algerini guardano con grandissimo interesse anche aziende italiane esperte in questo settore, come Enel”, ha chiarito Pugliese, che ha rivelato che nella seconda metà di luglio, dovrebbe tenersi un webinar organizzato dall’ambasciata con Cassa depositi e prestiti e rivolto alle aziende italiane interessate alle rinnovabili e all’agroindustria “per cercare di incentivare l’interesse a esplorare il mercato algerino”. Infine, sono in corso di elaborazione una serie di memorandum bilaterali in settori importanti come la transizione energetica, sostegno alle piccole e medie imprese, telecomunicazioni e anche il turismo. L’obiettivo è quello di dare una “cornice istituzionale” a una collaborazione davvero a tutto campo.

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