Ambasciatore Massolo: “Italia, Francia e Germania trainino Ue di fronte a sfide inattese”

Lo ha dichiarato il presidente del comitato scientifico del Festival della diplomazia, presidente di Ispi e Fincantieri, in un’intervista ad “Agenzia Nova”

I Paesi dell’Unione europea, di fronte a sfide inattese e gravi come la pandemia, devono aprirsi e collaborare tra di loro: Italia, Francia e Germania possono fare da traino in questo processo. Lo ha dichiarato l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del comitato scientifico del Festival della diplomazia, presidente di Ispi e Fincantieri, in un’intervista ad “Agenzia Nova” a margine della presentazione della 12ma edizione del Festival oggi alla Farnesina. “Quando i governi si trovano confrontati con delle sfide che mettono a repentaglio o possono mettere a repentaglio il consenso delle loro opinioni pubbliche, reagiscono istintivamente cercando la politica dei ‘like’ e andando verso quelle che loro ritengono essere le modalità migliori per guadagnare il consenso delle opinioni pubbliche”, ha affermato l’ambasciatore Massolo rispondendo ad una domanda sulla “sfida” posta dal governo della Polonia alla primazia del diritto europeo. “Credo che l’Unione europea si basi su qualche cosa di più e quindi non solo sull’idea di andare acriticamente e senza dire le cose come stanno alle opinioni pubbliche, sul cercare soltanto la politica del consenso, ma anche sul cercare di coinvolgere le opinioni pubbliche nell’affrontare i problemi”, ha dichiarato il diplomatico secondo cui “i problemi e le sfide non sono fatti solo per i governi ormai; sono fatti per i cittadini, per le organizzazioni non governative, per le grandi aziende e quindi l’affrontarli deve essere fatto insieme. E per farlo insieme – ha detto – bisogna parlare con chiarezza alle opinioni pubbliche, dire che non esistono soluzioni facili a problemi difficili e sicuramente il riflesso a chiudersi, ad essere autarchici, ad andare così per la propria strada senza collaborare o precludendosi delle occasioni di collaborazione, non è una soluzione che nel medio e lungo termine fa gli interessi dei cittadini. Io spero che, confrontati a fatti così inattesi e così gravi come una pandemia, come gli sviluppi tecnologici futuri con le conseguenze sul mercato del lavoro, come i flussi di migranti di commerci di ogni genere di cose, i governi si apriranno e collaboreranno tra loro”.



Secondo Massolo, in questo processo “un ruolo specifico importante” spetta ai maggiori Paesi europei. “Italia, Francia e Germania possono fare da traino e credo che la volontà specifica ci sia. Speriamo che tutti ascoltino”, ha affermato. Commentando poi le prospettive dopo la fine dell’era della cancelliera Angela Merkel, a seguito delle elezioni del 26 settembre in Germania, l’ambasciatore Massolo ha rilevato: “Chiunque diventerà cancelliere non potrà avere l’esperienza, l’autorevolezza e la caratura che la Merkel si è guadagnata nel corso di anni e anni di attività e lavoro internazionale”, ma Berlino mantiene “un ruolo primario nella costruzione europea e spero che il nuovo governo tedesco dimostri, se non la stessa esperienza, lo stesso coraggio che soprattutto nella fase finale del suo mandato ha dimostrato la cancelliera Merkel. Ne abbiamo tutti molto bisogno”.

Il presidente Massolo ha poi risposto ad una domanda sulle prospettive che emergono nei rapporti tra Regno Unito e Ue dopo la Brexit. “E’ tutto da dimostrare che la Brexit sia o sarà un buon affare per il Regno Unito”, ha dichiarato il diplomatico. “Vedo che il primo ministro Johnson sfrutta tutte le occasioni per dimostrare che la linea è giusta e che la Brexit tramuterà il Regno Unito in una potenza globale. Se io guardo ai dati di quell’economia, alla popolazione britannica, a come sta performando l’industria e così via, mi permetto di nutrire qualche dubbio. Credo che alla fine una forma di collaborazione non egoistica tra Regno Unito e Ue andrà trovata, sarà trovata, perché ce ne è reciprocamente bisogno e forse perché il Regno Unito ne ha un po’ più bisogno di quanto non ne abbia l’Europa”, ha dichiarato Massolo, osservando che l’uscita del Regno Unito d’altra parte toglie anche “dei comodi alibi” soprattutto nel settore della difesa europea. In questo ambito infatti, fa notare Massolo, “era facile dire che gli inglesi non vogliono” mentre “adesso che gli inglesi non ci sono più spetta agli altri dimostrare che il problema erano veramente solo loro”.



Allargando la prospettiva all’area dell’Indo-Pacifico, l’ambasciatore ha risposto a una domanda sull’alleanza Aukus nel settore della difesa (tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia). Secondo Massolo, questa alleanza “testimonia l’importanza dello scacchiere Indo-Pacifico come nuova faglia di crisi critica in quello che ormai è un mondo nel quale sta emergendo un nuovo bipolarismo tra Stati Uniti e Cina, che non si è ancora consolidato ma è sicuramente chiara come tendenza. E’ sicuramente un mondo – ha spiegato – dove le considerazioni di sicurezza e di deterrenza sono destinate a contare di più. Diciamo che nella percezione dell’alleato americano in quello scenario i Paesi più vicini e quindi l’Australia, le democrazie asiatiche, i Paesi dell’anglosfera, lo stesso Regno Unito e la sua tradizione di ‘animus pugnandi’, sono degli alleati che possono dare una garanzia di deterrenza maggiore di un’Europa che stenta dal punto di vista della difesa europea e che soprattutto è molto più lontana”. A suo modo di vedere, il rafforzamento di quest’alleanza non è un danno per la Nato ma è stato soprattutto “un mettere in chiaro da parte degli Usa dove stanno le priorità” e mandare “un messaggio piuttosto forte all’Europa, che se non fa i propri compiti a casa non può poi pretendere di codecidere con gli Usa in aree del mondo che sono lontane ‘dall’estero vicino’ dell’Europa stessa”.

Il presidente Massolo ha risposto infine ad una domanda sulla crisi in Afghanistan dopo la fine della missione Nato e il ritorno al potere dei talebani. “L’Afghanistan destabilizzato non fa comodo a nessuno. Il punto è che ciascuno lo vuole stabilizzare a modo suo”, ha osservato Massolo, secondo cui “questa è la ragione per cui soprattutto Paesi come la Cina e la Russia, che impiegano più di altri la ‘politica di potenza’ e che cercano ogni occasione per affermare un ruolo primario nelle relazioni internazionali, preferiscono ai formati canonici tra i quali il G20 dei formati più diretti che li mettano più direttamente a confronto con gli Usa e magari, nel caso dell’Afghanistan, con i Paesi della regione”. Secondo l’ambasciatore, “non è probabilmente il metodo migliore”. “Bene ha fatto il governo italiano e, devo dire, i governi europei lo hanno molto aiutato da questo punto di vista a chiamare questo formato, che è molto più rappresentativo di altri più ristretti e infatti i risultati poi sono venuti”, ha dichiarato Massolo in riferimento alla videoconferenza di ieri del G20 sull’Afghanistan. Questo evento, a suo modo di vedere, ha avuto diversi risultati: il “coinvolgimento dell’Onu” e la “riaffermazione del metodo multilaterale”; è stata la prima volta che “un consenso così ampio” si annunciava con grande fermezza nei confronti di un “non ritorno dell’Afghanistan ad essere un santuario per il terrorismo jihadista”; si è avuto un importante risultato sul fronte umanitario con gli aiuti che “vanno coordinati ed erogati” e “va preservato un certo equilibrio fra la disponibilità dei talebani a dare prova di moderazione e di rispetto – soprattutto dei diritti dei più deboli e delle donne – ed il ricevere poi degli aiuti che non li devono legittimare se i risultati non arrivano”, ha concluso Massolo.

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