Analista David Khalfa: “Israele si fermerà quando Hamas sarà depotenziato”

Lo scenario delineato ad “Agenzia Nova” dal senior fellow del Center for Peace Communications

israele

La nuova escalation di tensione in Medio Oriente tra le forze militari israeliane e i gruppi armati presenti nella Striscia di Gaza potrebbe concludersi nei prossimi giorni grazie alla mediazione egiziana in corso da 48 ore, quando Israele saprà di aver inflitto pesanti perdite ad Hamas e alla Jihad islamica. E’ questo lo scenario delineato ad “Agenzia Nova” da David Khalfa, senior fellow del Center for Peace Communications. “Israele vuole ristabilire la propria capacità dissuasiva e far capire ad Hamas che non può cambiare le regole del gioco”, ha spiegato l’esperto. Khalfa ha indicato che la mediazione egiziana in corso tra Israele e Hamas sta affrontando un “doppio problema”. Da un lato, “Hamas mira a una terza intifada perché vuole far pagare all’Autorità nazionale palestinese, che è marginalizzata in questa situazione, il rinvio delle elezioni sine die e, in definitiva, auspica di liberarsi del presidente Mahmoud Abbas”, ha evidenziato l’esperto. Dall’altro lato, ha proseguito Khalfa, i negoziatori egiziani devono gestire la posizione di Israele “che al momento non vuole il cessate il fuoco perché Hamas ha superato le linee rosse, colpendo con razzi e missili gli aeroporti di Tel Aviv e Ramon e Gerusalemme”. Pertanto, la mediazione egiziana dovrà tenere conto delle posizioni delle due parti.



“Hamas – ha detto Khalfa – vuole cambiare le regole del gioco. Israele vuole far capire che non può cambiare le regole e vuole ristabilire la calma, dopo aver accertato che il conflitto abbia avuto un prezzo elevato per Hamas”. Nel corso dei raid israeliani, infatti, sono stati distrutti diversi centri di comando di Hamas, di produzione di armi e alcuni tunnel. “Nelle prossime ore vi sarà un’intensificazione della risposta israeliana, per poi giungere nei prossimi giorni ai negoziati per ritornare alla calma e raggiungere il cessate il fuoco con la mediazione egiziana”, ha proseguito l’analista.

L’esperto del Center for Peace Communications è intervenuto anche sul presunto errore di comunicazione delle Forze di difesa israeliane che ieri sera hanno annunciato l’avvio di un’operazione terrestre a Gaza. “Potrebbe essersi trattato di un errore di comunicazione, oppure è stata un’operazione di guerra psicologica, perché né Hamas né Israele vogliono uno scontro”, ha affermato Khalfa. Il messaggio nascosto di Israele ad Hamas sarebbe stato: “Se continuate a lanciare razzi, non esiteremo a entrare a Gaza”, ha evidenziato l’esperto. Khalfa ha escluso che la tensione in corso possa degenerare in una guerra, perché molti militari israeliani morirebbero nei combattimenti e ci sarebbero numerose vittime civili palestinesi. Nel caso di uno scontro militare, “ci sarebbero molti soldati morti, come nel 2014, – anno dell’operazione Protective Edge – , ma l’opinione pubblica israeliana è sensibile”, ha evidenziato. Pertanto, Israele dovrebbe gestire l’impatto di un’offensiva terrestre sia sull’opinione pubblica, sia a livello regionale e internazionale.



L’esperto è intervenuto anche sulle cause dell’attuale escalation di violenza, ovvero “l’annullamento sine die delle elezioni palestinesi”, la volontà di “conquistare dall’interno l’Anp” e il tentativo di “sedurre i palestinesi a Gerusalemme” da parte di Hamas. Khalfa ha escluso eventuali ingerenze esterne nelle rivolte avvenute sulla spianata delle moschee, pur sottolineando che alcuni Paesi, come la Turchia, finanziano gruppi di “diplomazia religiosa”. “La Turchia non ha il potere di fomentare le rivolte. Il presidente turco (Recep Tayyip) Erdogan ha una prossimità ideologica con Hamas, ma non militare. Negli ultimi anni – ha detto l’analista – la Turchia ha lavorato a Gerusalemme per finanziare gli islamisti e per mobilitare la gioventù contro Israele”. La nuova escalation è nata, secondo l’esperto, per ragioni meramente interne al contesto palestinesi e non avranno un impatto sulle recenti intese firmate da Israele con alcuni Stati arabi. “I Paesi arabi hanno condannato a mezza voce le tensioni, perché vedono in Hamas l’espressione dei Fratelli musulmani: il mondo arabo è cambiato”, ha aggiunto.

A proposito delle tensioni arabo-ebraiche scoppiate in alcune città israeliane, come Lod, Khalfa ha detto che sono state “esacerbate dagli scontri a Gaza”. Gli scontri arabo-ebraici sono “inediti nell’ampiezza e nella natura” e vedono opposti “giovani arabi che partecipano a violenze anti-ebraiche e viceversa”. “Inedita” anche la risposta delle autorità israeliane che hanno inviato le forze speciali, che “di solito vengono usate per la lotta al terrorismo”. Secondo Khalfa, le tensioni nella città arabo-israeliane “potrebbero sconfinare in un scontro aperto, ma, a livello politico, c’è la volontà di ritornare alla calma, anche se adesso la protesta è in mano all’estremismo”.

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