Argentina: Fernandez annuncia rimpasto di governo, confermati i ministri che hanno aperto la crisi

La crisi è nata all'indomani della sconfitta incassata alle primarie legislative

alberto fernandez-presidente Argentina

Il presidente dell’Argentina, Alberto Fernandez, ha dato il via al rimpasto di governo per uscire dalla crisi interna alla maggioranza scaturita dalla sconfitta subita alle elezioni primarie legislative di domenica scorsa. Il capo dello Stato ha confermato i ministri vicini alla vicepresidente Cristina Kirchner che con le loro dimissioni in blocco avevano innescato la crisi, a partire dal titolare degli Interni, Eduardo de Pedro. Rimane al suo posto anche il ministro dell’Economia Martin Guzman, e con lui gli altri nomi legati a Fernandez ma tacciati di inefficienza dalla vicepresidente. Entrano figure non direttamente ​riconducibili a nessuna delle due alte cariche, fatta eccezione per il nuovo capo di Gabinetto – Juan Manzur, nome suggerito da Kirchner – e il suo predecessore Santiago Cafiero, fedelissimo di Fernandez, che passa invece agli Esteri.



Il rimpasto porta al governo figure conosciute del peronismo più tradizionale. Al ministero della Sicurezza, in sostituzione di Sabina Frederic, è stato nominato Anibal Fernandez, con alle spalle già diversi incarichi di governo durante le presidenze di Eduardo Duhalde, Nestor Kirchner e Cristina Kirchner. All’Agricoltura va Julian Dominguez, già presidente della Camera dei deputati ed ex ministro dell’Agricoltura sotto il primo governo dell’attuale vice presidente. All’Educazione, in sostituzione di Nicolas Trotta, arriva Jaime Perczyk, rettore dell’Università di Hurlingham, unico ministro al suo primo incarico esecutivo. Sostituisce invece il ministro della Scienza e Tecnologia, Roberto Salvarezza, l’attuale sottosegretario per le Isole Malvinas, Antartide e Isole del Sud Atlantico, Daniel Filmus, già ministro dell’Educazione sotto la presidenza di Nestor Kirchner.

La crisi è nata all’indomani della sconfitta incassata dalla coalizione di governo alle primarie legislative di domenica, una sorta di prova generale delle legislative in programma il 14 novembre. Il “Frente de Todos” (Fdt) è uscito sconfitto con ampio margine in 18 delle 24 province del Paese. Le forze di centrodestra, in rimonta, guardano ora con rinnovate aspettative al rinnovo parziale del parlamento. Pur non mettendo in competizione tra loro gli schieramenti, il voto – obbligatorio – misura i loro rapporti di forza in base alle percentuali di adesione. L’FdT ha avuto più voti in soli sei distretti ed è stato sorprendentemente battuto anche nella provincia di Buenos Aires (Pba), tradizionale feudo peronista che da solo rappresenta quasi il 40 per cento dell’elettorato nazionale. Nella provincia il 38 per cento degli elettori ha votato nelle primarie di “Juntos por el Cambio” (JxC), la coalizione di centrodestra dell’ex presidente Mauricio Macri oggi capeggiata dall’attuale sindaco della Città autonoma di Buenos Aires (Caba), Horacio Rodriguez Larreta, contro il 33,6 che ha votato nelle primarie della coalizione che sostiene il governo, ribaltando il risultato elettorale del 2019.



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