Argentina: Fernandez saluta Castillo come “presidente eletto del Perù”

Le autorità elettorali del Paese andino sono ancora impegnate a chiudere il conteggio dei voti

Perù-Pedro Castillo

Il presidente dell’Argentina, Alberto Fernandez, ha salutato Pedro Castillo come vincitore del ballottaggio presidenziale in Perù. “Ho parlato con Pedro Castillo, presidente eletto del Perù”, ha scritto Fernandez nelle ore in cui le autorità elettorali del Paese andino sono ancora impegnate a chiudere il conteggio dei voti espressi, in attesa di esaurire la corposa mole di ricorsi annunciata da Keiko Fujimori, in ritardo di circa 70mila voti sul candidato di sinistra. “Ho espresso il mio auspicio di unire gli sforzi in favore dell’America latina. Siamo nazioni affratellate nel profondo” ha scritto Fernandez in un messaggio pubblicato sul proprio profilo Twitter. A completare il commento di una foto con Castillo che saluta da un balcone, il capo dello stato argentino “festeggia” il fatto che “l’amato popolo peruviano affronti il futuro in democrazia e con solidità istituzionale”.

IL ballottaggio presidenziale, che segue il primo turno di aprile, si è tenuto domenica 6 giugno. Con il 99,2 per cento delle schede censite, il “maestro” vanta il 50,2 per cento di voti a favore contro il 49,8 di Keiko Fujimori, leader conservatrice e figlia dell’ex presidente Alberto. Lo scarto tra i due appare difficilmente colmabile dal gruzzolo di schede ancora da aprire. Le sorprese potrebbero arrivare però dai ricorsi annunciati dalla squadra di Keiko e, in misura minore, dai voti sottoposti alla prima revisione delle autorità elettorali.

I primi, annunciava la stessa Fujimori ieri in conferenza stampa, riguarderanno voti espressi in 802 seggi da cui “nelle ultime 48 ore, sono giunte notizie di manipolazioni”. Se accolti, dovrebbero congelare – ed eventualmente annullare – circa 200mila voti. Intervistato da “Rpp”, il presidente del Jurado nacional de elecciones (Jne), Juan Luis Salas, ha parlato di un numero di ricorsi “straordinario”, soprattutto se paragonato ai due presentati nel 2011 e la trentina di richieste di nullità del 2016. Ma ha assicurato che non intende dare scadenze per non anteporre la fretta alla attendibilità del riesame: “nessuno vuole soluzioni da tre minuti, con l’impossibilità materiale di analisi”.

Ci sono poi i 685 verbali di sezione contenenti errori materiali, documenti illeggibili o incompleti. Tra questi ci sono anche i 332 verbali impugnati da una delle parti come prova delle possibili “frodi” denunciate subito dopo la chiusura delle urne. Calcolando una media di 225 voti a verbale, le impugnazioni potrebbero redistribuire fino a un massimo di 74 mila voti, cifra che si spinge a quota 154.125 se si prendono in considerazione il totale delle schede ora ricontrollate dal Jurado nacional de elecciones. La tendenza delle revisioni nelle ultime ore mostra una distribuzione dei voti dubbi non troppo lontana da quella dei voti regolari, che difficilmente potrebbe da sola alterare l’esito finale.

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