Argentina: il governo prepara un pacchetto di misure su salari e pensioni dopo la disfatta elettorale

Lo ha reso noto il consigliere presidenziale Leandro Santoro

alberto fernandez - Argentina

Il governo del presidente dell’Argentina Alberto Fernandez annuncerà questa settimana un pacchetto di riforme economiche destinate a contenere la perdita del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni a causa dell’inflazione. Lo ha reso noto il consigliere presidenziale Leandro Santoro, sottolineando che si tratta di una risposta alla sorprendente debacle sofferta dalla coalizione di governo alle primarie legislative di domenica. “Ci saranno annunci importanti questo giovedì, il presidente ha preso nota del messaggio delle urne”, ha dichiarato al canale “C5N” il candidato a deputato alle legislative di novembre. “Il governo sa perfettamente quello che bisogna fare, il principale problema è socio economico”, ha aggiunto. Santoro ha quindi citato tra le varie cause dello scontento dell’elettorato nei confronti del governo “la perdita del potere d’acquisto” e ha affermato che “l’Argentina ha bisogno che circoli denaro” e di “creare le condizioni per riattivare il consumo”.



Il “Frente de Todos” (Fdt), la coalizione che sostiene il governo in Argentina, ha subito domenica una cocente sconfitta alle primarie per le elezioni legislative (Paso), perdendo con ampio margine in 18 delle 24 province del Paese. Le forze di centrodestra, in rimonta, guardano ora con rinnovate aspettative al rinnovo parziale del parlamento, in calendario il 14 novembre. Pur non mettendo in competizione tra loro gli schieramenti, il voto – obbligatorio – misura i loro rapporti di forza in base alle percentuali di adesione. L’FdT ha raccolto più voti dell’opposizione in soli sei distretti ed è stato sorprendentemente battuto anche nella provincia di Buenos Aires (Pba), tradizionale feudo peronista che da solo rappresenta quasi il 40 per cento dell’elettorato nazionale.

Nelle ore successive alla chiusura delle urne, diversi esponenti della coalizione di governo si sono già pronunciati a favore di un cambio di rotta. In cima alla lista delle priorità del peronismo per ribaltare alle legislative di novembre la sconfitta alle primarie di domenica c’è la “ricomposizione salariale” a fronte di un’inflazione fino ad oggi risultata indomabile che ha raggiunto il 50 per cento su anno. “Ci sono errori che abbiamo commesso e richieste disattese delle quali terremo conto”, ha detto il presidente Fernandez. Il presidente ha cercato quindi di minimizzare la portata elettorale della sconfitta sottolineando che “le primarie sono un enorme sondaggio”.



“La campagna elettorale inizia adesso e a novembre dobbiamo vincere, l’obiettivo è ascoltare la volontà degli elettori e compiere le promesse”, ha concluso. “Nel 2019 gli elettori ci hanno votato chiedendoci di creare lavoro e migliorare la loro vita, è quello che faremo indipendentemente dal risultato elettorale”, ha dichiarato da parte sua il capo di Gabinetto, Santiago Cafiero. Una delle principali candidate della coalizione di governo alle prossime legislative, Victoria Tolosa Paz, ha affermato che il dibattito adesso sarà su “strumenti e misure da adottare per migliorare la vita alla gente”. “I pilastri sono lavoro e salario”, ha aggiunto.

Tra le fila dell’opposizione spicca la performance di “Juntos por el Cambio” (JxC), la coalizione di centrodestra dell’ex presidente Mauricio Macri oggi capeggiata dall’attuale sindaco della Città autonoma di Buenos Aires (Caba), Horacio Rodriguez Larreta. JxC si è imposta nella provincia di Buenos Aires con il 38 per cento delle preferenze contro il 33,6 del peronismo, ribaltando il risultato elettorale del 2019, così come a Caba, con il 48 per cento contro il 24 del Fdt, nella provincia di Santa Cruz, feudo dell’ex presidente Cristina Kirchner. L’opposizione ha avuto più voti anche a Cordoba, Mendoza, Santa Fe, La Pampa, San Luis, Corrientes, Chubut, Terra del Fuoco, Chaco, Misiones e Jujuy. Se l’esito fosse confermato a novembre, l’Fdt rischia di perdere 9 su 52 seggi alla Camera e 6 su 16 seggi al Senato, mettendo in serio pericolo la maggioranza assoluta di cui gode attualmente in entrambe le Camere. Le proiezioni effettuate in base al risultato di domenica indicano che il governo disporrebbe di 111 deputati contro 116 di JxC e 35 senatori contro 34 di JxC.

Il risultato delle Paso ha messo al centro delle critiche in primo luogo lo stesso Fernandez. La popolarità del presidente è caduta a picco nelle ultime settimane a causa dello scandalo delle foto della festa di compleanno della sua compagna, Fabiola Yanez, a luglio del 2020, in piena violazione del lockdown da lui stesso decretato. L’impatto delle foto ha finito per minare la credibilità del presidente in un momento decisivo della campagna. Lo tsunami elettorale di domenica ha scatenato inoltre una forte ondata di indiscrezioni su un probabile rimpasto di governo che vedrebbe come principale capro espiatorio il ministro dell’Economia, Martin Guzman. Il titolare del dicastero economico è considerato, soprattutto dall’ala dura della coalizione che fa capo alla attuale vicepresidente Kirchner, come eccessivamente ortodosso. In più di un’occasione nelle settimane precedenti l’ex “presidenta” ha ricordato che “le elezioni si vincono mettendo i soldi in tasca alla gente” migliorando il potere d’acquisto dei salari. L’inflazione attestata al 51 per cento annuale e la scarsa disponibilità del ministro ad allentare il controllo sul deficit sono considerati come due ostacoli all’obiettivo di ribaltare il risultato elettorale a novembre.

Circa 34,3 milioni di argentini sono stati chiamati alle urne domenica per definire con il loro voto le liste dei candidati che parteciperanno alle elezioni legislative di medio termine fissate per il 14 novembre. Si tratta degli aspiranti a 127 dei 257 seggi alla Camera dei deputati, e a 24 dei 72 seggi del Senato. Per essere ammesso alle legislative di novembre, ogni pre-candidato deve passare uno sbarramento dell’1,5 per cento dei voti. Si è trattato delle prime elezioni per il presidente Fernandez dall’inizio del mandato a dicembre del 2019, quando sconfisse Mauricio Macri al primo turno delle elezioni generali con il 48,2 per cento delle preferenze. Nonostante l’alto indice di popolarità iniziale, la crisi economica aggravata dalla pandemia, che ha causato quasi 113.000 morti e 5,2 milioni di contagi, ha logorato progressivamente l’immagine positiva di Fernandez che ad agosto secondo diversi sondaggi era scesa al di sotto del 40 per cento. L’ultimo colpo inferto alla popolarità del presidente è arrivato dallo scandalo delle foto della festa di compleanno della sua compagna, Fabiola Yanez, a luglio del 2020, in pieno lockdown.

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