Asia-Pacifico: gli Usa chiedono la cessazione delle violenze nelle Isole Salomone

Washington ringrazia Australia e Papua Nuova Guinea per aver inviato forze di sicurezza a Honiara

isole salomone

Gli Stati Uniti sono “profondamente preoccupati” dalle recenti violenze a Honiara, capitale delle Isole Salomone, e chiedono “il rapido ripristino della pace e della sicurezza”. Lo si legge in un comunicato diramato dal dipartimento di Stato. Washington ringrazia Australia e Papua Nuova Guinea per aver inviato forze di sicurezza a Honiara a seguito della richiesta del governo locale, in particolare con l’obiettivo di mettere in sicurezza le infrastrutture critiche. Inoltre, gli Usa si uniscono a “isole Figi, Nuova Zelanda e altri partner nell’auspicare un immediato ritorno all’ordine nelle Isole Salomone”. “Invitiamo tutte le parti ad astenersi dalla distruzione di proprietà pubbliche e private e a impegnarsi in un dialogo construttivo e inclusive per perseguire una risoluzione pacifica di tutte le divergenze”, conclude il comunicato.



Ieri anche la Cina ha condannato le violenze nelle Isole Salomone attraverso il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian. Mercoledì 24 novembre nella capitale delle Isole Salomone, Honiara, sono iniziate proteste contro il primo ministro Manasseh Sogavare, accusato di corruzione. Le manifestazioni si sono trasformate in rivolta dopo che la polizia ha sparato gas lacrimogeni sui manifestanti, con il palazzo del parlamento, una stazione di polizia e i negozi della Chinatown di Honiara dati alle fiamme e saccheggiati, secondo i media locali. Secondo “Solomon Times”, la maggior parte dei manifestanti proveniva dall’isola più popolosa del paese, Malaita, le cui autorità lamentano da tempo di essere ignorate dal governo centrale.

Tuttavia, l’opposizione al premier di Honiara sembrerebbe motivata soprattutto dalla sua decisione di interrompere nel 2019 le relazioni diplomatiche con Taiwan e di instaurarle con la Cina, una scelta profondamente invisa alla comunità di Malaita e pienamente sostenuta anche dal primo ministro locale, Daniel Suidani. L’ambasciata cinese a Honiara aveva espresso giovedì “profonda preoccupazione” per le violenze e gli attacchi subiti dagli esercizi commerciali cinesi durante i disordini, avvertendo i suoi cittadini di non uscire e di sospendere tutte le attività nelle zone più a rischio. Commentando la vicenda, Zhao ha inoltre definito l’instaurazione di relazioni diplomatiche con la Cina “corretta” e “conforme ai tempi”.



Per contribuire a sedare i disordini, il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha annunciato l’invio di un contingente formato da esercito e polizia di Canberra per “garantire stabilità e sicurezza” allo Stato insulare. Morrison ha spiegato che l’iniziativa australiana giunge a seguito della richiesta dell’omologo Sogavare e che è pienamente in linea con il trattato di sicurezza firmato dai due Paesi nel 2017. Il giornalista Charles Piringi ha riferito che la situazione a Honiara è migliorata con l’arrivo della polizia federale e delle truppe di Australia e Papua Nuova Guinea, precisando tuttavia che “non sono mancati sentimenti contrastanti riguardo alla loro presenza. Almeno, hanno attenuato saccheggi e roghi”.

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