Attacchi ai pescherecci italiani, Giacalone: “La rivoluzione sulla pesca parta da Mazara”

L'armatore e presidente di Agripesca a "Nova" commenta la recente serie di attacchi nel Mediterraneo

libia

Serve un’iniziativa politica seria dell’Europa e soprattutto dell’Italia per sedersi al tavolo con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, inclusa la Libia, per introdurre un sistema di ripartizione di quote per la pesca del gambero rosso. Lo afferma ad “Agenzia Nova” Nicola Giacalone, armatore e presidente di Agripesca Mazara del Vallo, commentando la recente serie di attacchi ai pescherecci italiani nel Mediterraneo da parte di imbarcazioni libiche e turche. “Oggi sono la Libia e la Turchia, ma domani possono essere la Siria o l’Egitto: se non si va alla radice del problema, non ne usciremo mai. La sorveglianza dei pescherecci da parte della Marina militare va bene, ma è un solo palliativo. L’unica soluzione è avviare una cooperazione credibile e andare d’accordo, ma per farlo serve volontà politica. Il resto è fuffa”, spiega Giacalone.



Secondo fonti di “Agenzia Nova”, sono in corso contatti avanzati con la Libia al livello governativo per creare una compagnia mista che possa consentire agli italiani di pescare nelle acque rivendicate dai libici e poi garantire una quota del pescato con accordi pre-costituiti. “Ci sono molti modi per poter iniziare una collaborazione. Noi, ad esempio, abbiamo costituito con la Tunisia la prima società mista nel 1992. La Marineria di Mazara ha una vasta esperienza in questo settore: senza accordi credibili questi problemi non si risolveranno mai”, aggiunge l’armatore. Il responsabile di Agripesca a Mazara del Vallo spiega di aver preso contatti da tempo con le autorità del governo di Tripoli. “Ho lavorato con il Sindacato degli armatori libici e loro sarebbero anche pronti a partire, ma se non c’è una forte iniziativa politica non si va da nessuna parte. Con la Turchia che si è ormai stabilita in Libia ed (il presidente turco Recep Tayyip) Erdogan in cerca di visibilità nel Mediterraneo, senza una cooperazione seria e duratura continueremo ad avere una situazione incresciosa”, aggiunge l’armatore siciliano.

Nel 2019, in effetti, proprio Giacalone si era fatto promotore di un progetto-pilota “OpenSea” fra Agripesca e le autorità di Misurata. “Loro hanno bisogno di strutture, del nostro aiuto tecnologico e della formazione e noi abbiamo bisogno di pescare in Libia”, ha aggiunto Giacalone. L’Italia, da parte sua, dovrebbe sollecitare Bruxelles a inserire anche la pesca – e non solo la questione dei flussi migratori illegali – nei colloqui con la Libia. “Nell’ambito di queste iniziative si potrebbe avviare un primo monitoraggio delle risorse per valutare le risorse ittiche disponibili. Serve un’iniziativa forte per salvaguardare le specie del mare, far pescare i pescatori di Mazara e i colleghi libici”, aggiunge l’armatore, ipotizzando al riguardo un “sistema di quote” per il prezioso gambero rossi, come avviene per il tonno.



Quanto all’annosa questione dei confini marittimi tra Italia e Libia, ancora non ufficialmente definiti, l’armatore di Mazzara taglia corto. “Parliamoci chiaro: il problema non è se le acque siano libiche o italiane. Del resto non possiamo certo fare la guerra alla Libia per poi esporci a possibili ricatti migratori, in cui potrebbe inserirsi anche la Turchia di Erdogan, che in Libia ha ormai un presidio militare”, aggiunge l’armatore, sottolineando come la situazione nel Paese nordafricano resti complicata anche dopo l’insediamento del Governo di unità nazionale del premier Abdulhamid Dabaiba. “Non sarà semplice, ma se non ci si siede attorno ad un tavolo negoziale per approfondire le questioni, non si arriverà mai ad una soluzione. Lo ribadisco: bisogna mettere delle quote sul gambero rosso come con il tonno. Negli Stati Uniti funziona così. Bisogna capire che il mondo è cambiato, i pescatori non si accorgono che pescano meno perché il prezzo del gambero rosso è aumentato, ma la realtà dei fatti è che le risorse diminuiscono e bisogna agire presto”, conclude Giacalone.

 

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