Attentato contro un convoglio della Coalizione internazionale in Iraq

Dopo la storica visita di papa Francesco sono ripresi gli attacchi contro forze di sicurezza e civili in tutto il Paese

Iraq

Un ordigno esplosivo posto sul ciglio della strada ha colpito oggi un convoglio della Coalizione internazionale contro lo Stato islamico guidata dagli Stati Uniti nel governatorato di Al Diwaniyah, a circa 150 chilometri a sud della capitale dell’Iraq, Baghdad. Lo riferisce l’agenzia di stampa irachena “Shafaq News”. In base ad una prima ricostruzione, l’esplosione è avvenuta al passaggio del convoglio su una delle arterie principali del governatorato e ha provocato solamente danni materiali. Il convoglio trasportava materiale di rifornimento per le forze della Coalizione internazionale contro lo Stato islamico a guida Usa.



Dopo la storica visita di papa Francesco in Iraq, avvenuta dal 5 all’8 marzo scorso sono ripresi gli attacchi contro forze di sicurezza e civili in tutto il Paese. Lo scorso 11 marzo un ordigno esplosivo è detonato contro un convoglio della coalizione internazionale a guida Usa presso uno degli accessi al distretto di Falluja, nel governatorato occidentale dell’Anbar. Al pari dell’attacco odierno, anche quello dell’11 marzo ha preso di mira un convoglio di sostegno logistico della coalizione, causando il ferimento di una donna che si trovava sul posto al momento dell’incidente. Secondo alcune fonti, gli attacchi contro i convogli della Coalizione internazionale sarebbero condotti dalle milizie filo-iraniane. Tuttavia negli ultimi giorni si sono registrati anche nuovi attacchi dello Stato islamico, in particolare nel nord del Paese.

Ieri lo Stato islamico (Is) ha rivendicato l’attacco armato costato la vita a otto persone, sei delle quali appartenenti alla stessa famiglia, nel governatorato di Salah al Din, a nord di Baghdad. I militanti, secondo l’Is, hanno ucciso sei persone di una sola famiglia, tra cui quattro uomini e due donne, che lavoravano come “spie” per conto delle Unità di mobilitazione popolare (Pmu, milizie a maggioranza sciita inquadrate nelle forze armate irachene), e un agente di polizia. L’attacco è avvenuto nel distretto di Albu Dor, a sud di Tikrit. Secondo quanto riferito in precedenza da fonti di sicurezza gli assalitori, indossando uniformi militari, hanno attaccato tre abitazioni e ferito gravemente un’ottava persona, successivamente morta per le ferite riportate.



Intanto, nei giorni scorsi i media arabi hanno parlato di una serie di incontri tenuti a Baghdad, Beirut e Teheran, tra le milizie filo-iraniane irachene per concordare di interrompere gli attacchi contro le forze Usa, a condizione che il primo ministro di Baghdad, Mustafa al Kadhimi, richieda ufficialmente il ritiro di tutte le forze Usa entro 12 mesi. Secondo quanto riportato dal portale “Middle East Eye”, citando un responsabile e comandanti delle milizie sciite irachene, è molto probabile che Al Kadhimi risponda positivamente alla proposta e presenti richiesta ufficiale alle autorità statunitensi. Il nuovo accordo per la de-escalation è stato raggiunto da una commissione comprendente le milizie della “resistenza” e il governo iracheno, grazie alla mediazione di non meglio precisate “parti libanesi e iraniane” e di “un’organizzazione internazionale attiva in Iraq”.