Aziende tedesche hanno fornito motori per navi da guerra cinesi

Si tratta di Mtu e Man che operano mediante la controllata francese Semt Pielstick

navi cinese

Le aziende tedesche Mtu e Man, mediante la controllata francese Semt Pielstick, hanno prodotto e fornito motori e componenti per le navi della marina militare cinese. È quanto riferisce il quotidiano “Die Welt”, secondo cui Mtu ha fornito “regolarmente” componenti per il cacciatorpediniere Luyang III, “almeno fino al 2020”.



Le due imprese hanno comunicato di aver sempre rispettato la normativa tedesca in materia di esportazioni militari. In particolare, Mtu ha reso noto di aver interrotto le consegne per i sottomarini cinesi, una volta completate quelle destinate a tali unità di classe Song. La società ha poi precisato di non aver “mai stipulato contratti con il ministero della Difesa o le Forze armate” della Cina. A ogni modo, i motori venduti alla marina di Pechino da Mtu e Man, parte del conglomerato automobilistico Luftwaffe, rientrano, secondo la normativa tedesca in materia di export per la difesa, nella categoria dei “beni a duplice uso”, ossia con impiego sia militare sia civile. Per quanto riguarda le vendite di armi e materiali alla Cina, in questa disciplina vi è “una zona grigia”, secondo Siemon Wezeman dell’Istituto internazionale per le ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri).

Intanto, dalle foto satellitari ottenute da “Die Welt”, risulta che navi da guerra cinesi con motori di Man e Mtu sarebbero state dislocate nel 2018 presso l’arcipelago delle Spratly nel Mar Cinese meridionale, di cui Pechino rivendica la sovranità. Inoltre, è emerso che, dopo la costituzione di una joint venture in Cina nel 2010, Mtu, allora Tognum, menzionò la fornitura di motori alla marina e alla guardia costiera cinese. A sua volta, nel 2002, Semt Pielstick ha portato a termine la vendita di motori PA6, prodotti su licenza in Cina per le fregate di nuova generazione del Paese. Come riferisce l’emittente televisiva “Ard”, l’Ue ha imposto l’embargo sulle forniture di armi alla Cina dopo il massacro di Piazza Tienanmen, nel 1989.



Tuttavia, l’efficacia di tale misura è limitata. Al riguardo, l’avvocato Sebastian Rossner, esperto di diritto delle esportazioni, ha affermato che l’embargo sulle forniture militari deciso dall’Ue contro la Cina suo “non è stato formalmente concordato in conformità con i trattati europei”. Pertanto, alcuni motori possono essere venduti alla marina cinese. “Se si vuole cambiare”, ha infine osservato Rossner, “l’Ue deve modificare il regolamento sul duplice uso o imporre formalmente un embargo sulle armi” vendute alla Cina.

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