Baghdad contro Ankara: “La nuova diga Al Jazira diminuirà le risorse idriche dell’Iraq”

Lo ha detto il portavoce del ministero delle Risorse idriche di Baghdad, Ali Radi

Tigri - diga

La costruzione, da parte di Ankara, di una nuova diga sul Tigri rischia di “diminuire quantitativamente e qualitativamente le risorse idriche dell’Iraq”. Lo ha detto il portavoce del ministero delle Risorse idriche di Baghdad, Ali Radi, citato dall’agenzia di stampa irachena “Ina”. Le autorità irachene sono da diversi anni preoccupate riguardo alla disponibilità di acqua del Paese. Da un lato questa disponibilità diminuisce costantemente a causa delle alte temperature e alla conseguenza mancanza di neve e precipitazioni dovute al cambiamento climatico, mentre dall’altro i Paesi confinanti sono impegnati a costruire nuove dighe o ad ampliare quelle già presenti. Come ha sostenuto Radi, infatti, i Paesi a valle “sono colpiti molto duramente, sia dalle condizioni climatiche sia dalla diminuzione delle risorse idriche dovuta alla costruzione di nuove infrastrutture energetiche che sfruttano i corsi d’acqua in comune”. Proprio per questo, secondo il portavoce ministeriale iracheno, bisognerebbe concentrarsi su di una “onesta ripartizione delle acque. Nonostante la scarsità generale, le quote dei Paesi a valle non devono essere trascurate. Farlo potrebbe avere effetti disastrosi sulla popolazione civile”. Una ripartizione, in teoria già stabilita lo scorso 16 ottobre, quando il ministro delle Risorse idriche di Baghdad, Mahdi Rashid al Hamdani, ha firmato un memorandum d’intesa con la controparte turca, sancendo un’equa ripartizione delle acque dei fiumi condivisi. Tuttavia, Radi sostiene che “le promesse politiche non sempre vengono mantenute e la situazione dell’Iraq è così delicata che gli accordi potrebbero non corrispondere alle reali necessità degli abitanti della regione”.



Il progetto turco della diga di al Jazira, considerata complementare a quella già costruita di Ilisu (con una capacità di stoccaggio di oltre 10 miliardi di litri), più a nord sul corso del Tigri, è particolarmente pericolosa per l’Iraq dal momento che in quell’area sono presenti “progetti agricoli da circa un milione di acri (400 mila ettari circa) che richiedono grandi quantità di acqua. Acqua che non potremo avere visto che il progetto della diga di al Jazira devierà gran parte delle acque del Tigri molto prima che il fiume attraversi il confine tra Turchia e Iraq”, ha spiegato Radi. Ma non è solo la Turchia a preoccupare l’Iraq: anche l’Iran è impegnato da anni a costruire dighe a scopi energetici sui corsi d’acqua condivisi con il vicino arabo, danneggiando i governatorati di confine, come nel caso del Diyala, secondo il portavoce iracheno “tra i più colpiti a causa dei corsi d’acqua completamente deviati da Teheran”. “Noi abbiamo fatto il possibile installando stazioni di pompaggio e scavato nuovi pozzi, ma potrebbe non bastare”, ha poi concluso Radi. L’Iraq, secondo i dati delle Nazioni Unite, è il quinto Paese al mondo per danni subiti dagli effetti del cambiamento climatico, desertificazione e scarsità di nevi e precipitazioni su tutte, mentre i numerosi progetti energetici e idrici che la Turchia e l’Iran ha messo in atto dal 2003 in poi hanno causato un calo del livello delle acque del Tigri e dell’Eufrate. Gli effetti, potrebbero essere disastrosi e andare a colpire una popolazione già in difficoltà a soddisfare i propri fabbisogni alimentari, idrici ed energetici.

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