Biden annuncia una nuova fase di relazioni con Baghdad e la fine delle operazioni di combattimento

L'ulteriore cooperazione con l'Iraq si concentrerà sull'addestramento delle forze irachene

biden- afghanistan

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato l’avvio di una “nuova fase” nelle relazioni con l’Iraq la fine delle “operazioni di combattimento”. Parlando ai giornalisti al termine dell’incontro con il premier iracheno, Mustafa al Kadhimi, alla Casa Bianca, il presidente Usa ha sottolineato che l’ulteriore cooperazione con l’Iraq si concentrerà sull’addestramento delle forze irachene e sulla lotta allo Stato islamico, precisando che non vi saranno più missioni di combattimento. “Penso che le cose stiano andando bene, il nostro ruolo in Iraq riguarderà l’addestramento e il sostegno nella lotta contro lo Stato islamico che è di nuovo in ascesa, ma non parteciperemo a nessuna missione militare”, ha dichiarato Biden.



Il piano per ridurre l’impegno della missione militare statunitense a un ruolo strettamente consultivo e di addestramento entro la fine dell’anno dovrebbe essere esplicitato in un comunicato più ampio che verrà diramato dai due Paesi. Come affermato dallo stesso Biden, gli Usa riconoscono che lo Stato islamico resta una minaccia e nel corso del 2021 ha in più di un’occasione dimostrato di poter ancora effettuare attacchi terroristici nel Paese. La scorsa settimana, il gruppo terroristico ufficialmente sconfitto sul piano territoriale nel dicembre 2017, ha rivendicato la responsabilità di un attentato che ha provocato la morte di almeno 30 persone in un affollato mercato suburbano di Baghdad. Gli Stati Uniti e l’Iraq avevano già concordato lo scorso aprile l’eventuale trasformazione dell’impegno militare Usa in Iraq in una missione di addestramento e consulenza per le forze di sicurezza Usa, ma senza stabilire un calendario preciso. Attualmente sono presenti in Iraq circa 2.500 militari statunitensi dopo la decisione dell’amministrazione di Donald Trump, presa a fine 2020, di ridurre di 500 unità il contingente.

La visita di Kadhimi a Washington avviene a meno di tre mesi dalle elezioni parlamentari previste per il prossimo 10 ottobre e in un momento particolarmente delicato per la tenuta del governo iracheno. Infatti, Kadhimi, ex capo dell’intelligence salito al potere nel maggio 2020 anche con l’appoggio di Washington, sta affrontando ormai da diversi mesi uno scontro interno con le potenti milizie sciite filo-iraniane parte della Mobilitazione popolare (Pmu) nate nel 2014 su ordine dell’ayatollah Ali al Sistani per combattere lo Stato islamico. Le milizie hanno intensificato di recente gli attacchi contro le forze statunitensi di stanza in Iraq, opponendosi a qualsiasi tentativo di inquadramento all’interno delle forze di sicurezza regolari. Il premier iracheno sta inoltre affrontando le conseguenze della crisi economica e sanitaria che dal 2020 ha colpito il Paese, aggravata anche dall’inefficienza del sistema sanitario. In questo contesto, per Kadhimi, la capacità di offrire alla popolazione irachena una data per la fine della presenza militare degli Stati Uniti potrebbe rappresentare un punto di forza in vista delle elezioni parlamentari e un modo per ridurre il potere delle milizie sciite e quindi dell’influenza dell’Iran sul Paese. Kadhimi si è fatto anche promotore di un riavvicinamento nei rapporti con l’Arabia Saudita e di altri partner come Egitto e Giordania. Con il Cairo e Amman, Baghdad ha infatti istituto la cosiddetta “Alleanza araba” sancita durante lo storico vertice avvenuto lo scorso 27 giugno nella capitale irachena e a cui ha preso parte anche il presidente egiziano, Abdel Fatah al Sisi, primo capo dello Stato egiziano a visitare l’Iraq dal 1991. Il premier iracheno ha stabilito anche un altro primato: il primo viaggio apostolico di un Papa in Iraq. Dal 5 all’8 marzo, papa Francesco ha compiuto uno storico viaggio apostolico nel Paese durante il quale ha incontrato il grande ayatollah Ali al Sistani e visitato le comunità cristiane perseguitate durante l’occupazione della provincia di Ninive da parte dello Stato islamico.



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