Blinken: “La Cina desiderava vederci impantanati in Afghanistan altri cinque o dieci anni”

Il segretario di Stato Usa ha spiegato che Trump ha solo fissato la data per il ritiro senza tuttavia approntare alcun piano

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Un possibile impantanamento delle truppe statunitensi in Afghanistan rientrava negli interessi della Cina. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, rispondendo alla domanda di un deputato statunitense nel corso della sua audizione di fronte alla commissione Affari esteri della Camera. “Non c’è nulla che la Cina desiderasse di più che vederci impantanati in Afghanistan per altri cinque o dieci anni“, ha detto il capo della diplomazia di Washington, spiegando che il ritiro dal Paese non favorisce in alcun modo le ambizioni di Pechino. “Ci sono molti gruppi etnici fuori dal governo (afgano) – ha aggiunto Blinken – e non sappiamo se altri cercheranno di riaffermare i loro bisogni e diritti”. I talebani “hanno di fronte molti grossi problemi da affrontare”, ha concluso il segretario di Stato.



Il movimento dei talebani si è impegnato a impedire che gruppi terroristici come Al Qaeda e Isis-K utilizzino l’Afghanistan come base per azioni offensive all’estero, ha chiarito spiegando che “li riterremo responsabili di questo – ha aggiunto Blinken – Ciò non significa che faremo affidamento su di loro”. Il capo della diplomazia di Washington ha annunciato che gli Usa stanzieranno altri 64 milioni di dollari per aiuti alla popolazione afgana.

Se il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, non avesse mantenuto gli impegni presi dal suo predecessore Donald Trump per il ritiro dall’Afghanistan, gli attacchi contro le forze Usa e quelle dei loro alleati sarebbero ripresi e sarebbe iniziato l’assalto nazionale dei talebani alle principali città del Paese, ha detto. “Quando il presidente degli Stati Uniti è entrato in carica ha ereditato un accordo fatto dal suo predecessore Donald Trump con i talebani che prevedeva di ritirare tutte le truppe statunitensi rimanenti dall’Afghanistan entro il 1 maggio di quest’anno. “Come parte di tale accordo, la precedente amministrazione ha sollecitato il governo afgano a rilasciare 5 mila prigionieri talebani, inclusi alcuni alti comandanti di guerra. Nel frattempo, (l’accordo) ha ridotto la nostra presenza di forze a 2.500 soldati. In cambio, i talebani hanno accettato di smettere di attaccare forze statunitensi e i partner e di astenersi dal minacciare le principali città dell’Afghanistan”, ha proseguito Blinken, sottolineando che dopo aver stipulato l’accordo i talebani “hanno continuato la loro marcia incessante su avamposti remoti, posti di blocco, villaggi e distretti, nonché sulle principali strade che collegano le città e che già alla fine di gennaio “erano nella loro posizione militare più avanzata dall’11 settembre”, ha aggiunto Blinken. Il segretario di Stato Usa ha affermato che l’ex presidente Trump, ha solo fissato la data per il ritiro statunitense dall’Afghanistan, senza tuttavia approntare alcun piano per eseguirlo.



Anche le “valutazioni più pessimistiche” della situazione sul campo a Kabul non prevedevano che le forze governative della città sarebbero crollate prima del ritiro delle forze statunitensi, ha detto ancora. “Come ha detto il generale (Mark) Milley, presidente dello Stato maggiore congiunto, ‘niente che io o nessun altro abbiamo visto indicava un crollo di questo esercito e di questo governo in 11 giorni’ “, ha osservato Blinken. “Tuttavia, abbiamo pianificato ed esercitato una vasta gamma di contingenze. A causa di tale pianificazione, siamo stati in grado di richiamare la nostra ambasciata e trasferire il nostro personale rimanente all’aeroporto entro 48 ore. E i militari – messi in stand-by dal presidente Biden – sono stati in grado di mettere in sicurezza l’aeroporto e avviare l’evacuazione entro 72 ore”, ha aggiunto. Circa un centinaio di cittadini statunitensi si trovano ancora in Afghanistan e intendono lasciare il Paese, ha chiarito ancora assicurando che gli Usa sono in contatto con loro per consentirne l’uscita dal Paese.

Gli Stati Uniti, ha detto ancora, sono impegnati con Turchia e Qatar nel seguire il prosieguo delle evacuazioni dall’aeroporto di Kabul. “Non solo noi ma l’intera comunità internazionale ha reso chiaro ai talebani che vogliamo vedere la gente lasciare il Paese in sicurezza”, ha detto il capo della diplomazia statunitense.

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