Brasile: deforestazione dell’Amazzonia aumentata del 22 per cento in un anno

Andati persi 13.235 chilometri quadrati, un’area pari a 17 volte quella di una città come New York

La deforestazione dell’Amazzonia brasiliana è aumentata del 22 per cento nell’ultimo anno, raggiungendo il livello già alto dal 2006. Lo rende noto l’Agenzia di ricerca spaziale del Brasile (Inpe), secondo cui sono andati persi 13.235 chilometri quadrati, un’area pari a 17 volte quella di una città come New York. Si tratta del terzo incremento annuale consecutivo. I dati coprono un periodo che va da agosto 2020 a luglio 2021.



Secondo un rapporto della piattaforma “Mapbiomas”, pubblicato lo scorso agosto, l’attività estrattiva illegale in Amazzonia si è espansa del 495 per cento nelle riserve indigene e del 301 per cento nelle aree protette del Brasile tra il 2010 e il 2020. Lo studio, che si avvale di strumenti di intelligenza artificiale per l’analisi di immagini satellitari, rivela inoltre che l’area occupata da miniere sia legali che illegali si è moltiplicata per sei tra il 1985 ed il 2020 e che il 72,5 per cento di questa si trova nella regione amazzonica. Secondo Mapbiomas, il 40,7 per cento dell’area destinata in Brasile al “garimpo”, come viene denominata l’attività estrattiva artigianale o su piccola scala, avviene per lo più illegalmente in aree protette, mentre il 9,3 per cento è su terre indigene dove è considerata completamente illegale.

Il presidente Jair Bolsonaro ha sempre respinto le critiche rivolte al suo governo sulla gestione dell’Amazzonia. Durante una sua recente visita negli Emirati il presidente brasiliano ha dichiarato che “gli attacchi che subisce il Brasile quando si parla di Amazzonia non sono giusti”, sostenendo che “il 90 per cento di quell’area è preservato, nelle stesse condizioni di quando è stata scoperta, nel 1500”.



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