Brunetta: “Per l’attuazione del Pnrr, c’è l’obbligo di fare 40 riforme”

Il Consiglio dei ministri è convocato oggi, alle ore 17, a palazzo Chigi

brunetta

Non mi piace si parli di infornata per le assunzioni nella pubblica amministrazione perché non stiamo parlando di questo. Lo ha affermato il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ospite del Festival dell’Economia di Trento. Il ministro ha ricordato che tali assunzioni, così come le riforme, fanno parte di “un’obbligazione” per l’attuazione del Pnrr. Infatti “c’è un contratto che obbliga a fare circa 40 riforme” che se non venissero portate a termine nei tempi previsti comporterebbero l’annullamento “del contratto” stesso.  Intanto il Consiglio dei ministri è convocato per oggi, alle ore 17, a palazzo Chigi. E’ quanto si legge in una nota della presidenza del Consiglio. All’ordine del giorno della riunione figurano due decreti legge: il primo recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori, il secondo misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle Pubbliche amministrazioni funzionale all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e per l’efficienza della giustizia.



Cosa prevede la bozza

Dalla bozza del decreto Assunzioni che sarà sottoposto oggi all’esame del Consiglio dei ministri, si apprende che sono più di 24 mila le assunzioni a tempo determinato per l’attuazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), entro il 2026. Il documento parla della possibilità di assunzione di mille unità di personale a supporto degli enti locali, di 500 per il sistema di controllo e gestione del Pnrr (con possibilità di scorrimento per altre 300), di 268 per la transizione digitale, di 67 per l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), di 16.500 addetti all’ufficio per il processo e di 5.410 unità di personale amministrativo alla giustizia.



Secondo il documento, per la realizzazione del sistema di coordinamento, gestione, attuazione, monitoraggio e controllo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, il dipartimento della Funzione pubblica della presidenza del Consiglio dei ministri indice un concorso pubblico, per titoli e esame orale, per il reclutamento di un contingente complessivo di cinquecento unità di personale non dirigenziale a tempo determinato per un periodo anche superiore a trentasei mesi, ma non eccedente la durata di completamento del Pnrr, e comunque non oltre il 31 dicembre 2026, da inquadrare nei profili professionali economico, giuridico, informatico, statistico-matematico, ingegneristico gestionale, delle quali 80 unità da assegnare alla Ragioneria generale dello Stato. Le graduatorie del concorso – si legge nel documento – rimangono efficaci per la durata di attuazione del Pnrr e sono oggetto di scorrimento in ragione di motivate esigenze fino a ulteriori 300 unità a valere sulle vigenti facoltà assunzionali.

Al fine di accelerare le procedure per il reclutamento del personale a tempo determinato, le amministrazioni titolari di interventi previsti nel Piano, “possono ricorrere alle modalità di selezione” con “contratti di lavoro a tempo determinato e i contratti di collaborazione” che “possono essere stipulati per un periodo anche superiore a trentasei mesi, ma non eccendente la durata di attuazione dei progetti di competenza delle singole amministrazioni e comunque non oltre il 31 dicembre 2026”. Stando alla bozza, si tratta di contratti che “contengono una clausola che ne consente la risoluzione unilaterale, da parte della Pubblica amministrazione, in caso di mancato raggiungimento annuale degli obiettivi assegnati al soggetto e definiti dal contratto, in funzione dello stato di avanzamento dei progetti per i quali sono stati stipulati. A tal fine – si legge ancora nel testo – i provvedimenti adottati per la stipula dei contratti ivi previsti individuano gli obiettivi progettuali che devono essere raggiunti per la conferma dei contratti di lavoro e per il loro eventuale rinnovo”.

Le amministrazioni “possono derogare, fino a raddoppiarle, le percentuali massime” per il conferimento di incarichi esterni ai fini della copertura delle posizioni dirigenziali vacanti relative “a compiti strettamente e direttamente funzionali all’attuazione degli interventi del Piano”. “Gli incarichi – è scritto nel documento – possono essere conferiti solo qualora le professionalità necessarie non siano rinvenibili nei ruoli delle amministrazioni, trovano copertura e limiti nelle facoltà assunzionali, rimangono in vigore fino alla naturale scadenza e comunque non oltre il 31 dicembre 2026”.

Venendo alle fasce di merito e alle promozioni selettive, la bozza chiarisce che per i dipendenti pubblici, ad eccezione dei dirigenti e del personale docente della scuola, delle accademie, conservatori e istituti assimilati, la contrattazione collettiva individua, “a valere sulle facoltà assunzionali, una ulteriore area per l’inquadramento del personale di alta specializzazione. Le progressioni all’interno della stessa area avvengono secondo principi di selettività, in funzione delle capacità culturali e professionali, della qualità dell’attività svolta e dei risultati conseguiti, attraverso l’attribuzione di fasce di merito”. “Fatta salva una riserva di almeno il cinquanta per cento delle posizioni disponibili destinata all’accesso dall’esterno, le progressioni fra le aree avvengono tramite procedura comparativa basata sulla valutazione positiva conseguita dal dipendente negli ultimi tre anni di servizio, dell’assenza di provvedimenti disciplinari, del possesso di titoli professionali e di studio ulteriori rispetto a quelli previsti per l’accesso all’area, nonché dal numero e della tipologia degli incarichi rivestiti”, si legge ancora nel testo.

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