Brunetta: “Industria italiana locomotiva in Ue, crescita è cura contro il debito pubblico”

Il dato pubblicato dall’Istat conferma positiva dinamica del ciclo economico, ha sottolineato il ministro

germania industria

“L’industria italiana gode di ottima salute, anzi, fa da locomotiva in Europa. Il dato pubblicato oggi dall’Istat conferma una più che positiva dinamica del ciclo economico relativo all’output della nostra industria che, grazie a un eccellente effetto trascinamento del 2021 sul 2022, ci induce a rivedere al rialzo le stime sul Pil per l’anno appena chiuso e a rafforzare le aspettative per l’anno che si è appena aperto”. Questo il commento di Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione, sui dati Istat diffusi oggi. “A novembre 2021, infatti, l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenta del +1,9 per cento rispetto a ottobre dello stesso anno e la media del trimestre settembre-novembre 2021 cresce del +0,6 per cento rispetto al trimestre precedente. Rispetto al mese di novembre del 2020 il tasso di crescita è stato del +6,3 per cento, un dato ben al di sopra delle attese. Inoltre, l’Istat ci fa sapere che il livello dell’indice supera del +3,1per cento il valore di febbraio 2020, mese antecedente lo scoppio della pandemia in Italia”. spiega. Per il ministro “la nuova leadership italiana nel settore industriale europeo non è casuale” perché “riflette le peculiarità del modello industriale italiano, basato sull’elevata presenza di piccole e medie imprese organizzate in distretti produttivi ad alta specializzazione. Un modello che si sta dimostrando più reattivo e dinamico nell’uscire dalla crisi rispetto ad altri sistemi basati sulle grandi industrie, come quelli tedesco (con l’indice sulla produzione industriale che nel mese di novembre, rispetto a quello di ottobre, è calato del -0,2 per cento e del -2,4 per cento rispetto a novembre 2020) e francese (con l’indice sulla produzione industriale che nel mese di novembre, rispetto a quello di ottobre, è calato del -0,4 per cento e del -0,2 per cento rispetto a novembre 2020)”, aggiunge.



Per Brunetta “il modello italiano, inoltre, sfrutta catene del valore più corte che meno hanno subito le strozzature sulle forniture estere, in particolare asiatiche. Ciò ha permesso alle imprese italiane di soddisfare l’aumento della domanda globale della prima fase post-pandemica, nonostante il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro osservato in diversi settori dell’economia, senza il quale la performance avrebbe potuto essere addirittura migliore. Se, poi – prosegue – consideriamo che le difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime potrebbero perdurare nel medio termine, l’industria italiana è destinata, anche nei prossimi mesi, a mantenere questa leadership, dimostrando la sua flessibilità e capacità di adattamento alle sfide dell’incerto contesto economico globale”. Commentando ancora i dati il ministro sottolinea che “l’aumento pari al +1,9 per cento dell’indice della produzione industriale registrato per il mese di novembre 2021 fa, inoltre, ben sperare anche per la stima del Pil relativa al quarto trimestre del 2021. Se, infatti, si dovesse registrare nell’ultimo trimestre del 2021 una crescita attorno al +1 per cento (rispetto al terzo trimestre 2021) dovremmo rivedere al rialzo, ancora una volta, le previsioni di crescita dell’economia italiana dal +6,3 per cento al +6,4 per cento o perfino al +6,5 per cento. Questa ulteriore, quanto sorprendente, crescita dell’economia porterebbe con sé indubbi benefici anche per le nostre finanze pubbliche, migliorando il quadro programmatico individuato lo scorso 29 settembre nella Nota di aggiornamento al Def in termini di deficit e debito pubblico”. “Le politiche del governo Draghi, incentrate sulla crescita dell’economia e sul garantire libertà ai cittadini e alle imprese, grazie a una campagna vaccinale incisiva, ci permette, pertanto, di abbassare il deficit e il debito pubblico e di mostrare la nostra credibilità di fronte agli investitori internazionali. Dalla ‘malattia’ da alto debito pubblico si esce, prima di tutto, con la crescita”, conclude Brunetta.

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