Bulgaria: domenica si vota per le elezioni politiche e presidenziali

Per il Paese balcanico potrebbe nascere una versione bulgara della cosiddetta “coalizione semaforo” emersa in Germania

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I cittadini bulgari tornano al voto domenica 14 novembre per le elezioni politiche e presidenziali. Il doppio voto è un passaggio fondamentale per il Paese balcanico, che sta vivendo negli ultimi sei mesi una forte crisi politica dopo le dimissioni annunciate lo scorso aprile da parte del governo dell’ex premier Bojko Borisov. Non sono bastati infatti i ritorni alle urne, ad aprile e luglio, per riportare stabilità al Paese dal momento che le nuove forze emerse sull’onda delle proteste contro il partito di Borisov, Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria (Gerb), non sono riuscite a trovare un accordo per la formazione di un governo. Al momento a governare è un esecutivo ad interim, guidato dall’ufficiale delle Forze armate Stefan Yanev, nominato e voluto a maggio dal presidente Rumen Radev per traghettare la Bulgaria alle urne ma che ha finito con l’occuparsi oltre che della crisi sanitaria anche della stesura e dell’invio del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) a Bruxelles. In questo contesto, solo il 21 per cento della popolazione bulgara è stata completamente vaccinata contro il coronavirus e le strutture sanitarie sono ormai al collasso da settimane, al punto che i primi pazienti sono già stati trasferiti all’estero per le cure necessarie. Infatti il 91 per cento dei posti letto in terapia intensiva nei reparti Covid è occupato. Una situazione che si spiega con il forte scetticismo della popolazione nei confronti della campagna vaccinale che, secondo diversi analisti, non sarebbe stata organizzata e spiegata nel migliore dei modi alla cittadinanza.



In questa tornata elettorale è atteso un tasso di affluenza più elevato, dopo i scarsi risultati di aprile (49 per cento) e di luglio (41 per cento), per via della disaffezione sempre maggiore dei cittadini alla politica nazionale, attraversata da scandali giudiziari oltre che per l’annosa questione della corruzione. Il motivo di una affluenza stimata più alta è da accreditarsi al voto sia per il rinnovo del Parlamento che per la scelta del capo dello Stato. Al momento Gerb resta in testa dei sondaggi seppure senza avere la maggioranza. Il partito di centrodestra, secondo una recente rilevazione o della “Gallup International Balkan”, otterrebbe il 24,1 per cento delle preferenze, seguito dal Partito socialista bulgaro (Bsp) con il 15,6 per cento di sostegno degli elettori e dalla novità della coalizione centrista Noi continuiamo il cambiamento ferma al 13,7 per cento, guidata da due ex ministri del governo ad interim, Kiril Petkov e Asen Vassilev. Dal sondaggio emerge che il vero vincitore delle elezioni anticipate dello scorso luglio, il partito anti-establishment C’è un popolo come questo (Tisp) crollerebbe dal 24 per cento delle elezioni all’11,3 per cento, dal momento che molti bulgari sarebbero delusi per la sua incapacità dimostrata nel formare un governo di coalizione. A chiudere il cerchio, Bulgaria Democratica, che comprende anche i Verdi, stimata all’11 per cento.

In ogni caso al momento nessuno dei principali partiti otterrebbe la maggioranza dei seggi, confermando la prospettiva di difficili colloqui per la formazione di un governo dopo lo stallo politico degli ultimi mesi. L’instabilità politica, le preoccupazioni per la pandemia e un nuovo pass sanitario obbligatorio, nonché gli elevati costi energetici nello Stato meno vaccinato dell’Unione europea, sembra che abbiano aiutato Gerb a mobilitare le sue sedi regionali e a recuperare consenso, secondo alcuni analisti. In base a quanto riferito dal portale “Euractive”, all’indomani del voto potrebbe nascere una versione bulgara della cosiddetta “coalizione semaforo” emersa in Germania. Si tratterebbe in Bulgaria del primo caso di alleanza politica di questo tipo, che nasce dall’esigenza di sfidare il vecchio sistema rappresentato da Borisov e dal Gerb, che hanno governato la Bulgaria per dieci anni. In questo caso, si unirebbero quindi tutte e quattro le forze alternative al vecchio esecutivo per fare nascere una “cosa nuova” e dare finalmente un esecutivo stabile al Paese.



Per quanto riguarda la sfida per la presidenza della Repubblica, i sondaggi danno in netto vantaggio il capo delle Stato uscente, Rumen Radev, che potrebbe anche affermarsi al primo turno dove sarà necessaria la maggioranza delle preferenze e una affluenza alle urne superiore al 50 per cento; in caso contrario, i due candidati più votati andranno al ballottaggio. Radev, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare bulgara, è stato eletto nel 2016 come indipendente ma con il sostegno dei socialisti. In caso di secondo turno, Radev dovrebbe vedersela con il candidato sostenuto da Gerb: il rettore dell’Università di Sofia Anastas Gerdzhikov, accreditato intorno al 22 per cento. Terzo è il presidente della Corte suprema di cassazione, Lozan Panov, sostenuto tra gli altri dai partiti della coalizione Bulgaria Democratica, il cui gradimento è atteso intorno al 6 per cento. Il voto per la presidenza è stato inoltre colpito dalle solite polemiche e scambio di accuse tra Radev e Borisov dopo che la Corte costituzionale in una sentenza ha sostenuto che il capo dello Stato ha violato la legge nominando lo scorso maggio il ministro dell’Economia del governo ad interim, Kiril Petkov. Quest’ultimo aveva la doppia cittadinanza, bulgara e canadese, contravvenendo a quanto disposto dalla Costituzione del Paese balcanico.

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