Burkina Faso: proteste contro presenza francese, convoglio militare bloccato da venerdì

Il convoglio risulta bloccato nella località di Loango dove le autorità burkinabé hanno messo in sicurezza l'area

Burkina Faso

Un convoglio militare francese si trova bloccato da venerdì scorso a sud della capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, dopo che decine di manifestanti ne hanno impedito l’avanzata in segno di protesta contro la presenza francese nel Paese. Secondo quanto riferiscono fonti dell’emittente “Rfi”, il convoglio aveva lasciato la città centro-settentrionale di Kaya nella notte tra sabato e domenica scorsi per dirigersi verso Ouagadougou, e al momento risulta bloccato nella località di Loango, situata a una trentina di chilometri a sud della capitale, dove le autorità burkinabé hanno messo in sicurezza l’area per impedire ai dimostranti di assalire il convoglio. “L’obiettivo era semplicemente quello di evitare un’altra giornata di proteste”, ha dichiarato a “Rfi” il portavoce dell’esercito francese, Pascal Lany. Il convoglio, composto da circa 90 camion, è partito lo scorso 14 novembre da Abidjan, in Costa d’Avorio, diretto verso la capitale nigerina Niamey e, da lì, verso la località di Gao, in Mali, dove è destinato a rifornire le forze francesi dell’operazione Barkhane e dei suoi partner del G5 Sahel impegnati nella lotta contro i gruppi jihadisti. In vista dell’arrivo del convoglio a Ouagadougou, decine di manifestanti si sono radunati all’uscita nord della città per aspettarlo e bloccarlo.



Le proteste contro la presenza dei militari francesi in Burkina Faso e in tutti i Paesi del Sahel sono sempre più frequenti. Ieri il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha chiesto al presidente burkinabé Roch Marc Christian Kaboré di intervenire per porre fine al blocco del convoglio. “Abbiamo informato il presidente Kaboré che vogliamo che aiuti a risolvere questa situazione a Kaya. Penso che (il caso) sarà risolto, ma può essere un po’ problematico per ragioni che sono sia interne sia esterne, dal momento che ci sono opinion leader che sono anche impegnati nella guerra informatica”, ha detto Le Drian intervistato dal programma “Le Grand Jury” trasmesso da “Rtl-Le Figaro-Lci”.

Nel giugno scorso il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato che la Francia lancerà una “profonda trasformazione” dell’operazione militare Barkhane, attiva nel Sahel dal 2014 contro la minaccia jihadista, in quello che si preannuncia come un graduale disimpegno francese in un’area mai realmente pacificata e che anzi, rispetto a qualche anno fa, appare ancor più instabile e fragile. Il programma prevede, nello specifico, la fine dell’operazione Barkhane come “operazione esterna” per consentire la creazione di un’operazione multilaterale “di appoggio, sostegno e cooperazione agli eserciti dei Paesi della regione che lo chiederanno”, ha precisato Macron, spiegando che “molto presto” verranno presentate le modalità e il calendario dettagliato in cui avverrà la rimodulazione dell’intervento. “La forma della nostra presenza nel Sahel non è più adatta alla realtà dei combattimenti”, ha dichiarato il presidente francese, parlando di “diverse centinaia” di militari che resteranno nel Sahel (a fronte dei 5.100 attualmente presenti) e menzionando anche la chiusura di alcune basi dell’esercito francese, senza specificare quali. Secondo quanto riferito dal quotidiano “Le Monde”, il ritiro francese è al momento pianificato in tre fasi principali: la prima è prevista per l’inizio del 2022 e potrebbe portare alla chiusura di alcune basi militari in Mali; la seconda fase porterebbe a un calo delle forze del 30 per cento entro l’estate 2022; la terza fase, ancora ipotetica, prevederebbe una riduzione del 50 per cento delle forze attuali, portandole a circa 2.500 uomini all’inizio del 2023.



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