Casamonica: riconosciuta l’associazione mafiosa

Lo ha stabilito il Gip del tribunale capitolino Claudio Carini

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Quella del clan dei Casamonica a Roma era una associazione mafiosa. Lo ha stabilito il Gip del tribunale capitolino Claudio Carini che ha presieduto il processo stralcio con rito abbreviato a Debora Cerreoni, la ex convivente del boss Massimiliano Casamonica. Una sentenza, quella pronunciata questa mattina, che riconosce la donna colpevole del reato contestatole di associazione mafiosa, per essere stata appartenente al clan Casamonica, ma anche tutte le attenuanti, in particolare quelle speciali che vengono riconosciute ai collaboratori di giustizia.



Attenuanti che hanno alleggerito la condanna limitandola a due anni, due mesi e 20 giorni di carcere. Condanna lieve, per lo stesso motivo, anche per Massimiliano Fazzari altro “pentito”. Le collaborazioni dei due hanno permesso alla procura capitolina di ricostruire tutte le trame interne del clan dei Casamonica permettendone lo smantellamento. Cerreoni, in particolare, è l’ex compagna del boss Massimiliano Casamonica, che aveva sposato con rito Sinti pur non essendo lei una Sinti.

Una convivenza difficile con il clan e costretta a diventarne parte integrante di quello che era l’organizzazione di tipo mafioso considerato più potente del Lazio. Oltre 60 le persone arrestate nel corso di tre anni e un maxi processo in corso per reati che vanno dall’usura, all’estorsione, allo spaccio di droga e il reinvestimento di milioni di euro, in beni che poi venivano intestati a prestanomi. Lei, e Massimiliano Fazzari, sono diventati collaboratori della procura capitolina e messi sotto protezione. Una scelta difficile quella della donna, madre di due figli avuti nella relazione con il boss, che ha sempre spiegato la sua scelta con la necessità di “dare un modello diverso ai miei figli”.



Oggi, si è concluso il processo stralcio di quello principale, svolto con rito abbreviato, che vedeva imputati in due “pentiti” ai quali la corte ha riconosciuto, oltre le attenuanti generiche, anche quelle speciali attribuiti proprio ai collaboratori di giustizia. Ma al di la della notizia relativa alla condanna mite, è che il giudice, per la prima volta, riconosce l’associazione mafiosa, reato contestato all’intero clan Casamonica.

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