Caso Cucchi: domani la sentenza in Appello per i carabinieri

Cucchi è stato arrestato per spaccio di droga la sera del 15 ottobre 2009

cucchi

La tenuta della prima sentenza di condanna per i quattro carabinieri della stazione Appia ritenuti colpevoli della morte di Stefano Cucchi, o di averne depistato le indagini, dovrà superare domani il giudizio della seconda a corte d’Assise D’appello di Roma. Il 14 novembre 2019, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, sono stati condannati a 12 anni di reclusione per l’omicidio preterintenzionale del geometra 30enne. Condannato a 3 anni e 8 mesi per falso anche il loro comandante di stazione Roberto Mandolini mentre, Francesco Tedesco condannato a 2 anni e sei mesi per falso, era il militare presente al momento del pestaggio ma dalla cui testimonianza, è emersa la verità. Una sentenza arrivata a 10 anni dalla morte del giovane, e dopo un primo processo che vedeva imputati agenti della penitenziaria e medici dell’ospedale Pertini dove il ragazzo venne portato e dove poi morì.



A parte il secondo grado di giudizio che si conclude domani in Corte d’assise d’appello, è quasi in dirittura d’arrivo quello che si svolge regolarmente nell’aula bunker di Rebibbia e che vede altri 8 militari, tra cui alti ufficiali, imputati del depistaggio delle indagini. Una vicenda brutta e dolorosa; innanzitutto perché ha perso la vita un giovane, ma anche perché la morte è avvenuta per cause dovute ad operatori delle forze dell’ordine in un contesto di bugie e boicottaggi che hanno impedito alla verità di emergere per quasi un decennio e, come se non bastasse, mandando sotto processo, altri servitori dello Stato come gli agenti della polizia penitenziaria poi assolti ed oggi parti civili nei due processi attualmente in corso.

Cucchi è stato arrestato per spaccio di droga la sera del 15 ottobre 2009 dai carabinieri oggi imputati. I genitori, ed il padre in particolare, lo rivedrà claudicante e tumefatto il giorno successivo in tribunale a piazzale Clodio nell’udienza di convalida. E’ stato poi preso in custodia dagli agenti della penitenziaria su cui si tentò di far ricadere le colpe di quanto, in realtà, è avvenuto nella stazione Casilino dove il ragazzo venne portato la sera stessa per il fotosegnalamento. Un passaggio in quella caserma che, secondo gli inquirenti, l’azione di depistaggio ha tentato di cancellare non riuscendoci solamente grazie alla battaglia intrapresa dalla famiglia Cucchi, ed in particolare da Ilaria, sorella di Stefano, e dall’avvocato Fabio Anselmo. Una caparbietà nella ricerca della verità, diventata la roccia a cui sono approdati i carabinieri divenuti testimoni chiave, oltre a Tedesco, anche Riccardo Casamassima e la moglie, anche lei carabiniere, Maria Rosati.



Grazie anche a loro si è arrivati a stabilire chi ha pestato Stefano quella sera dopo il suo arresto ed a contestare loro i capo d’imputazione per i quali sono stati poi condannati in primo grado e in cui si legge “spingendolo e colpendolo con schiaffi e calci, facendolo violentemente cadere in terra” hanno cagionato a Stefano Cucchi “lesioni personali, con frattura della quarta vertebra sacrale e della terza vertebra lombare”. Stefano morirà 7 giorni dopo. Domani, quindi, la sentenza dopo che il procuratore generale ha sollecitato una condanna a 13 anni per Di Bernardo e D’Alessandro, a 4 anni e 6 mesi per Mandolini. Ha chiesto, inoltre, l’assoluzione per Tedesco.

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