Chi è Jane Hartley, la donna che Biden avrebbe scelto come ambasciatrice a Roma

Hartley ha iniziato la carriera nell’amministrazione di Jimmy Carter

jane hartley

Prende sempre più quota in queste ore il nome di Jane Hartley per il ruolo di nuovo ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, incarico ricoperto fino allo scorso gennaio da Lewis Eisenberg. Quella di Hartley, che non è una diplomatica di ruolo, sarebbe una nomina “politica”. Hartley ha iniziato la carriera nell’amministrazione di Jimmy Carter ed è stata in seguito a capo dell’Observatory Group, società di consulenza politica ed economica con sede a New York.



In anni più recenti si è distinta per aver raccolto fondi per 500 mila dollari a favore della campagna elettorale dell’ex presidente Barack Obama, da cui è stata premiata con la nomina ad ambasciatrice a Parigi e a Monaco. Hartley ha prestato giuramento nell’ottobre del 2014 nelle mani dell’allora vice presidente Joe Biden che ora, da inquilino della Casa Bianca, sembra intenzionato a inviarla a via Veneto per curare le relazioni diplomatiche con un altro alleato europeo chiave.

A favorire l’ascesa di Hartley è stato anche il matrimonio con Ralph Schlosstein, presidente e amministratore delegato di Evercore, che nel 2019 è stata valutata la seconda banca d’affari più importante negli Stati Uniti. Di origini ebraiche, Schlosstein è stato socio e fondatore di Blackrock, la più grande società d’investimento del mondo, nella quale è rimasto vent’anni. Evercore ha come unico partner strategico la banca indiana Kotak Mahindra, con cui ha siglato un accordo esclusivo di partenariato che copre Stati Uniti, Messico, Regno Unito e India.



L’eventuale arrivo di Hartley a Roma potrebbe dunque portare a un rinnovato attivismo dei fondi d’investimento statunitensi in Italia come già avvenuto con la nomina da parte di Donald Trump del precedente ambasciatore, Lewis Eisenberg il quale proveniva dalla società d’investimento Kkr e che favorì l’ingresso del fondo Elliot del suo amico Paul Singer nell’azionariato di Tim nel tentativo, poi rientrato, di arginare la scalata di Vivendi.

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