Cile: alle presidenziali sfida tra l’apologeta di Pinochet e l’ex leader del movimento studentesco

Il Paese arriva all'appuntamento elettorale di domenica 21 novembre dopo due anni dall'inizio delle proteste

voto cile

L’ultraconservatore José Antonio Kast, esponente del partito Repubblicano e apologeta di Pinochet, e Gabriel Boric, ex leader del movimento studentesco e rappresentante della sinistra più radicale. Sono questi i due principali sfidanti che si contenderanno la presidenza del Cile nelle elezioni in programma domenica 21 novembre. Il Paese, considerato tra i più stabili della regione, arriva all’appuntamento elettorale dopo due anni dall’inizio delle proteste sociali, nell’ottobre 2019, che ne hanno messo in discussione l’impianto istituzionale ed economico, dando origine ad un processo costituente che mira a riformare il sistema.



Secondo gli ultimi sondaggi Kast ha superato – seppur di un soffio – il progressista Boric. Uno studio dell’istituto “Cadem” assegna al candidato ultraconservatore il 21 per cento delle intenzioni di voto al primo turno, contro il 20 per cento di Boric che, tuttavia, continua a essere ampiamente favorito al ballottaggio. Al terzo posto – con il 12 per cento – si consolida la democristiana Yasna Provoste, cinque punti percentuali in più di Sebastian Sichel, candidato della maggioranza conservatrice che sostiene il governo uscente di Sebastian Pinera. Questi ultimi due, secondo gli analisti, pagano la mancanza di un posizionamento ben definito a fronte di un contesto politico sempre più polarizzato.

Yasna Provoste, ereditiera dell’unione tra socialisti e democrazia cristiana che portò al governo Michelle Bachelet, si dibatte tra l’abiura del passato e l’adesione alle istanze di rinnovamento originate dalle proteste, laddove Sichel è arrivato a rinnegare diversi aspetti delle politiche portate avanti dal presidente Sebastian Pinera, del cui governo è stato ministro, pur di cavalcare l’onda riformista. Chiudono la lista di candidati il progressista Marco Enriquez Ominami, che si presenta alle presidenziali per la quarta volta, il candidato del Comunismo proletario, Eduardo Artés, e Franco Parisi, del Partito della gente. Con nessun candidato che supera la soglia del 30 per cento, l’ago della bilancia è in mano all’alto numero di indecisi, stimato dai sondaggi intorno al 25 per cento.



“Vengo a rappresentare il cambiamento, la trasformazione, la speranza che è possibile costruire un nuovo Cile con tutte e tutti”, ha detto Boric, alfiere della coalizione di sinistra Apruebo Dignidad, nata sulla scia delle proteste sociali. Tra le sue proposte in materia economica figurano la statalizzazione dei fondi pensione privati (Afp), il condono dei crediti universitari attraverso una riforma tributaria il cui costo è stimato attorno agli 8,5 miliardi di dollari, la creazione di una Banca dello Sviluppo, e l’introduzione di una tassa sulla ricchezza. Nel programma figura anche la riassegnazione dei diritti sull’acqua, oggi in mano a privati, per garantirne l’accesso pubblico. Boric chiede inoltre un’indagine approfondita sulle violazioni dei diritti umani commesse dalle forze dell’ordine durante la repressione delle proteste del 2019.

Kast fa invece appello alla conservazione dei valori del passato e della destra più tradizionale e ultra liberista in materia economica. Nell’ultimo dibattito televisivo in vista delle elezioni Kast, che non ha mai nascosto le sue simpatie per il regime di Augusto Pinochet, ha affermato che il governo di Pinochet non ha incarcerato oppositori politici come quello di Daniel Ortega in Nicaragua, e ha proposto la creazione di un muro alla frontiera nord con Perù e Bolivia per frenare la migrazione irregolare. Nella stessa occasione il candidato dell’ultra destra ha ribadito di essere contrario all’aborto ed al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Se c’è un punto su cui tutti i candidati al primo turno concordano è che il Paese non potrà rimanere lo stesso di quello governato oggi dal conservatore Sebastian Pinera. “Siamo i leader di un nuovo ciclo in cui bisognerà attuare i cambiamenti necessari per avanzare e avere un paese più giusto”, ha affermato Sichel a riguardo. L’alfiere del centrodestra di fatto si è imposto nelle primarie di Chile Vamos con un programma di governo che cerca in parte di allinearsi con le istanze emerse dalle proteste sociali. Negli ultimi mesi Sichel non ha risparmiato critiche all’attuale esecutivo di cui pure ha fatto parte. Tra le sue proposte ci sono iniziative di stampo progressista, come il rimborso dell’Iva su alimenti e medicinali, l’introduzione di un salario universale, il matrimonio senza distinzioni di genere, la depenalizzazione del consumo di mariihuana.

“Dobbiamo essere capaci di garantire le trasformazioni di cui il paese ha bisogno in pace, e noi siamo capaci di garantirlo”, ha affermato da parte sua l’unica candidata donna, Yasna Provoste. La rappresentante della Democrazia cristiana afferma di aver “lottato” per tutta la vita per “più giustizia e più dignità” e di essere “erede di quella concertazione che è riuscita a ridurre la povertà e dare stabilità”. Il candidato progressista Marco Enriquez Ominami, che si candida alle presidenziali per la quarta volta, si presenta come opzione contro il liberismo e cerca di convincere l’elettorato di rappresentare una migliore opzione rispetto a Boric per battere Kast al secondo turno. Il candidato della sinistra proletaria, Eduardo Artés, presenta una piattaforma di stampo anticapitalista mentre le proposte di Franco Parisi sono risultate assenti come lo stesso candidato del partito della Gente, che si trova da mesi negli Stati Uniti e che ha già annunciato che non tornerà in Cile neanche per votare, o votarsi.

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