Cile, esperti: “Per il candidato Kast è più facile intercettare il voto dei moderati”

"Agenzia Nova" ha interpellato analisti ed esperti sul ballottagio delle elezioni presidenziali che si terrà il 19 dicembre

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La chiave della vittoria al ballottaggio delle elezioni presidenziali del Cile, che si terrà il 19 dicembre, sarà la conquista del voto moderato. Un compito che, secondo analisti ed esperti sentiti da “Agenzia Nova”, sarà più agevole per il candidato ultraconservatore, José Kast, che per il riformista Gabriel Boric. Secondo il professore della facoltà di governo della Universidad del desarrollo (Udd) ed esperto in comportamento elettorale, Gonzalo Muller, i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali lasciano uno “scenario aperto” in vista del secondo turno, tenendo conto che “la differenza di voti ottenuti dai due candidati al primo turno è ridotta”. Tuttavia, ritiene Muller, “Kast sembra potersi muovere in modo più agile” per stringere alleanze con settori moderati come quello dell’outsider Franco Parisi, giunto terzo al primo turno, mentre Boric “soffre il peso dell’alleanza con il Partito comunista” che lo condiziona al momento di dover allargare le alleanze in vista del secondo turno.



Secondo Muller, in occasione del ballottaggio “per la prima volta un candidato della sinistra dovrà uscire dal suo campo e andare a cercare il voto moderato” dato che “Boric ha bisogno di almeno il 20-30 per cento dei voti di Parisi”. Inoltre, ricorda il docente cileno, “nel 2017 al ballottaggio ha votato un milione di persone in più che al primo turno, un voto che andò soprattutto all’attuale presidente Sebastian Pinera”. “Piuttosto che la somma o la sottrazione dei voti del primo turno, la bilancia potrebbe essere spostata da questa massa di nuovi elettori”, ha aggiunto Muller.

Secondo il docente dell’Istituto di studi internazionali dell’Università del Cile, l’italiano Camillo Robertini, “queste elezioni sono state le elezioni più attese e meno prevedibili dal ritorno della democrazia” anche se, afferma Robertini, la vittoria della destra non era del tutto inaspettata. “L’inizio delle proteste sociali, l’avanzata delle sinistre, e il successo nell’imporre l’agenda politica anche al governo Pinera sembravano aprire uno scenario di tipo progressista”, eppure, segnala l’esperto, “da quando è stata costituita l’Assemblea costituente c’è stata un’inversione di tendenza”.



Secondo Robertini, quindi, “il risultato delle elezioni ha confermato una tendenza che per molti era già in atto”. “La gente comune, dopo la grande avanzata delle sinistre, si è ritrovata in una situazione di grande paura e incertezza sulla direzione intrapresa dal Paese” ha affermato il docente italiano, sottolineando che in vista del ballottaggio “Boric ha lo svantaggio di essere considerato troppo moderato da una parte dell’elettorato radicale, e troppo radicale da parte dell’elettorato moderato”. “Se la sinistra non sarà in grado di convincere i moderati che la sua proposta di governo rimane nel seno della Costituzione, nel rispetto della proprietà privata, la gente comune voterà per Kast”, sostiene Robertini. In relazione ai possibili scenari post-elezioni, l’esperto in storia dell’America Latina afferma inoltre che anche in caso di vittoria di Boric, “un suo eventuale governo di sinistra sarebbe un’anatra zoppa” dato che la destra ha già ottenuto la maggioranza nel Senato. “L’agenda riformatrice più radicale di Boric dovrebbe comunque venire a patti con un parlamento ostile”, ha affermato Robertini.

D’altro canto, secondo il docente italiano “la propulsione delle proteste sociali è esaurita e molto probabilmente chi raccoglierà le macerie sarà molto probabilmente una destra fascistoide alla Kast”. “La destra sta presentando un tipico scenario da ordine-disordine” e nell’eventualità di una vittoria di Kast, afferma Robertini, le conseguenze potrebbero estendersi anche sul fronte della gestione di eventuali proteste sociali. Non stupirebbe secondo il docente italiano l’inasprimento dell’opera di delegittimazione dell’Assemblea costituente, così come il ritorno della mano dura e degli eccessi da parte delle forze dell’ordine già protagoniste di violazioni ai diritti umani nel periodo di maggiore intensità delle proteste sociali, tra ottobre del 2019 e marzo del 2020. “Si assisterebbe al proseguimento di una dialettica di delegittimazione nei confronti dell’Assemblea costituente già iniziata con il governo di Pinera, così come al pericolo di un inasprimento della repressione e della mano dura nei confronti di eventuali proteste sociali legittimata per di più dal risultato elettorale”, ha affermato.

L’ultraconservatore José Antonio Kast e il 35enne ex leader studentesco Gabriel Boric si contenderanno la presidenza del Cile nel ballottaggio del 19 dicembre. E’ questo il verdetto del primo turno delle elezioni presidenziali tenute domenica: Kast si è imposto con il 27,91 per cento delle preferenze contro il 25,83 di Boric. Il risultato del primo turno, che ha registrato una affluenza del 45,4 per cento, ha rispettato in linea di massima le proiezioni degli ultimi sondaggi, e confermato il netto ridimensionamento delle forze di centro che hanno governato il Paese dal ritorno alla democrazia ad oggi. Il candidato di centrodestra, Sebastian Sichel, si è fermato al 12,79 per cento, così come quella di centrosinistra, Yasna Provoste, che ha raccolto poco più dell’11 per cento dei consensi. La sorpresa del primo turno è stato Franco Parisi, del Partito della gente, che ha totalizzato il 12,8 per cento delle preferenze conducendo la sua campagna elettorale dagli Stati Uniti.

Il Cile sarà chiamato quindi a scegliere al secondo turno tra due opzioni agli antipodi: un estimatore dichiarato dell’ex dittatore Augusto Pinochet, e un giovane riformista alleato con il partito comunista disposto a portare avanti le istanze emerse con le proteste sociali del 2019. Nelle prime dichiarazioni successive alla conferma del successo al primo turno, Kast, ha dato subito a intendere il tema centrale della campagna da qui a dicembre. “La mia candidatura è l’unica in grado di riportare la pace nel Paese. Boric e il Partito comunista vogliono liberare i vandali che distruggono e sono dalla parte dei terroristi assassini”, ha affermato Kast, agitando lo spauracchio del comunismo.

“Oggi ci è stato assegnato un compito e una responsabilità terribile: guidare la lotta per la democrazia e per la speranza”, ha dichiarato da parte sua Boric una volta confermati i dati che lo proiettano al ballottaggio. Riconosciuta la sconfitta, l’alfiere del centrodestra Sichel si è già detto disposto a dialogare con Kast per definire i termini di un suo eventuale sostegno in vista del secondo turno. La rappresentante del centrosinistra Provoste, pur non confermando apertamente il suo appoggio a Boric ha affermato ad ogni modo che “Kast rappresenta lo spirito totalitario e fascista della dittatura di Pinochet” e che “non possiamo permettere il fascismo di Kast”.

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