Cile: il Senato respinge l’impeachment contro il presidente Pinera

L'iniziativa dell'opposizione, pur avendo raccolto una maggioranza di voti favorevoli, non ha raggiunto il quorum minimo dei due terzi

Sebastian pinera - Cile

Il Senato cileno ha respinto la mozione di impeachment presentata dall’opposizione nei confronti del presidente Sebastian Pinera, accusato di un presunto conflitto di interessi sulla base dell’inchiesta giornalistica dei “Pandora Papers”. L’iniziativa dell’opposizione, pur avendo raccolto una maggioranza di voti favorevoli, non ha raggiunto il quorum minimo dei due terzi necessario, uno scenario ampiamente previsto già prima della votazione e auspicato dal governo.



La richiesta di impeachment, depositata il 13 ottobre e approvata alla Camera, si basa sulla denuncia di presunte irregolarità nella vendita, nel 2010, della società mineraria Dominga, che aveva proprio la famiglia Pinera tra i suoi azionisti. In particolare, si censura la clausola con la quale Pinera avrebbe promesso che – una volta presidente – non sarebbero stati opposti vincoli ambientali; procedimento denunciato “in violazione dell’articolo 19 numero 8 della Costituzione”. Nelle carte portate alla luce dal Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (Icij) sono emersi elementi nuovi che la giustizia ha deciso di prendere in considerazione.

La famiglia Pinera, si legge nel dossier dell’Icij, era azionista di maggioranza della compagnia mineraria Dominga, ma pochi mesi dopo l’arrivo alla presidenza, Sebastian l’avrebbe venduta a Carlos Alberto Delano, suo amico di infanzia, con due atti separati: uno, firmato in Cile, con l’importo di 14 milioni di dollari, e l’altro, nelle Isole vergini britanniche, per un totale di 138 milioni di dollari. Questa seconda transazione si sarebbe dovuta estinguere in tre rate, l’ultima delle quali avrebbe annesso una clausola: che il governo, dello stesso Pinera, non decidesse la creazione di una zona di protezione ambientale che potesse ostacolare l’installazione e la operatività di una miniera.



Il presidente ha da subito smentito ogni coinvolgimento in illeciti legati alla vendita delle azioni della società i possesso della sua famiglia. “È di dominio pubblico che da oltre 12 anni mi sono liberato completamente delle società di famiglia costituendo, tanto io come mia moglie e i miei figli, un fondo fiduciario cieco in modo volontario”, ha affermato Pinera in una conferenza stampa. “A partire da quel momento non ho avuto nessuna conoscenza degli investimenti effettuati da queste società”, ha aggiunto il presidente, sottolineando riguardo la vendita di Dominga nel 2010 che “i fatti non sono nuovi” e che sono stati “indagati dalla giustizia che ha stabilito nel 2017 l’inesistenza di qualsiasi delitto e la mia piena innocenza”. “Né io né la mia famiglia siamo proprietari di società in paradisi fiscali”, ha quindi aggiunto.

Il capo di Stato ha quindi precisato che anche la clausola che legava il pagamento della terza rata della vendita della società all’approvazione dei permessi ambientali era nota alla giustizia. Un punto contestato dall’inchiesta giornalistica, che ha individuato proprio in tale clausola, oltre che nello schema di pagamenti offshore, un dato inedito. “In ogni caso gli investimenti fatti in società estere sono stati fatti nel rispetto della legge tributaria” ha affermato da parte sua Pinera, che ha quindi denunciato “l’uso inaccettabile” da parte dell’opposizione “di un’informazione già conosciuta sulla quale si è già pronunciata la giustizia”.

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