Cina: atleta di pallavolo fa “coming out” sui social mentre il governo rafforza la censura

Sun Wenjing ha rivelato pubblicamente la sua omosessualità pubblicando una foto di coppia sul suo account di Weibo

Sun Wenjing, un’atleta cinese di pallavolo, ha rivelato pubblicamente la sua omosessualità pubblicando una foto di coppia sul suo account di Weibo, il Twitter cinese, in un momento in cui il governo cinese sta promuovendo modelli di genere più “tradizionali”. Lo scrive oggi il “South China Morning Post”, riferendo che Sun ha pubblicato l’annuncio lo scorso 9 settembre, una data a doppia cifra considerata nella cultura cinese un forte simbolo di eternità, spesso scelta dalle coppie come giorno del proprio matrimonio. Nonostante le numerose reazioni omofobe, il post della pallavolista ha riscosso diffuso sostegno dagli utenti online e in poche ore ha raggiunto i 48 mila like. L’annuncio dell’atleta si inserisce in un contesto cinese sempre più repressivo.



Da settimane, infatti, la Cina si è mossa per reprimere i modelli culturali stranieri e filo-occidentali considerati troppo in contrasto con la tradizione nazionale, per “ripulire l’industria dell’intrattenimento” e per impedire “l’ossessiva ammirazione delle celebrità”. Solo nelle scorse settimane, in linea con le nuove normative, l’Amministrazione nazionale per la radio e la televisione (Nrta), l’ente regolatore delle trasmissioni radiotelevisive di Pechino, ha proibito anche alcuni talent show considerati “immorali”, chiedendo alle emittenti televisive di promuovere modelli maschili “più virili”. La decisione, scriveva “Hong Kong Free Press”, rientra nel quadro di un più ampio giro di vite su un certo tipo di “cultura pop” che secondo Pechino starebbe portando i giovani “fuori strada”. I talent show, sempre più popolari tra i giovani aspiranti artisti, stanno calamitando dure critiche da parte dei dirigenti del Pcc per gli “scadenti modelli culturali trasmessi”. “Le istituzioni televisive dovrebbero trasmettere più spettacoli di varietà e reality show”, ha raccomandato l’Nrta.

Il regolatore ha anche ordinato alle emittenti di resistere alle “estetiche anormali”, agli “influencer volgari”, e ai personaggi dalla “morale decadente”. Secondo i media di Hong Kong, che in alcuni casi riescono a conservare una certa libertà di espressione, uno degli obiettivi del governo di Pechino sarebbe anche quello di favorire un ambiente culturale più idoneo al rilancio della natalità: l’ultimo censimento decennale, i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso maggio, ha mostrato come la crescita della popolazione cinese abbia subito un forte rallentamento, al quale il Partito comunista ha cercato di far fronte autorizzando tutte le coppie ad avere un terzo figlio.



Lo scorso luglio, diversi account dei principali gruppi universitari per i diritti Lgbt in Cina sono stati inoltre bloccati dalla popolare piattaforma social media cinese WeChat, suscitando timori di censura mirata che hanno condotto ad una protesta online. Le pagine di WeChat di alcuni gruppi, tra cui Gay Pride dell’Università di scienza e tecnologia di Huazhong e ColorsWorld dell’Università di Pechino, hanno visto i loro post cancellati e sostituiti con un avviso che afferma: “Tutti i contenuti sono stati bloccati e l’uso dell’account è stato interrotto” per violazioni di regolamenti non specificati. I nomi degli account dei gruppi sono stati modificati in “account senza nome” e sospesi. La Zhihe Society, un gruppo studentesco femminista dell’Università Fudan di Shanghai che si occupa di minoranze, ha confermato su un altro social Weibo che il suo account ufficiale WeChat è stato definitivamente cancellato. Questi episodi testimoniano in parte il tentativo del governo di proporre “valori maschili tradizionali”, più “virili”, e di indurre le emittenti televisive a “promuovere una cultura cinese e socialista”.

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