Cina-India: confini contesi, in corso 14mo ciclo di colloqui militari

Le contese di confine hanno una storia pluridecennale ma si sono riaccese da maggio del 2020,

India-Cina

È in corso sul lato cinese della frontiera Chushul-Moldo il 14mo ciclo di colloqui militari Cina-India sulla disputa di confine nel settore occidentale della linea di controllo effettivo (Lac), la zona contesa, annunciato ieri dal ministero degli Esteri di Pechino tramite il proprio portavoce, Wang Wenbin. Secondo la stampa indiana l’India è rappresentata dal tenente generale Anindya Sengupta, il nuovo comandante del XIV corpo dell’Esercito, con base a Leh, nel Ladakh, mentre la Cina dal maggiore generale Yang Lin, comandante del distretto militare dello Xinjiang meridionale. Il nuovo ciclo di dialogo a livello di comandanti, a tre mesi di distanza dal precedente, è stato convocato a seguito della 23ma riunione del Meccanismo operativo di consultazione e coordinamento sugli affari di confine (Wmcc), tenutasi il 18 dicembre, e riguarda il disimpegno di alcune aree di frizione su cui il 13mo ciclo di colloqui militari, il 10 ottobre, non è riuscito a raggiungere un accordo.



Secondo un comunicato emesso dal ministero della Difesa di Nuova Delhi dopo quei colloqui, la parte indiana ha evidenziato che la situazione lungo la Lac è stata causata da tentativi unilaterali cinesi di alterare lo status quo in violazione degli accordi bilaterali e ha esortato la controparte a prendere misure appropriate per ripristinare la pace e la tranquillità. La parte indiana, inoltre, ha sottolineato che la risoluzione dei problemi nelle restanti aree faciliterebbe il progresso nelle relazioni bilaterali e ha proposto “suggerimenti costruttivi”, ma “la parte cinese non è stata d’accordo” e non ha avanzato “alcuna proposta lungimirante”. “L’incontro non ha quindi portato alla risoluzione delle restanti aree”, si legge nella conclusione della nota. Tuttavia, le parti hanno concordato di mantenere le comunicazioni e “la stabilità sul terreno”. A sua volta la Cina, attraverso il portavoce del comando del teatro occidentale dell’Esercito, Long Shaohua, ha accusato l’India di ostacolare i negoziati con richieste “irragionevoli e surreali”. Il rappresentante di Pechino, pur assicurando la sincera intenzione di promuovere la pace nei territori di confine contesi, ha ribadito la “ferma determinazione” a salvaguardare la sovranità nazionale e invitato la controparte ad “attenersi agli accordi”, “apprezzare i risultati faticosamente conseguiti” e “collaborare sinceramente con la Cina per mantenere la pace e la stabilità al confine”.

Le contese di confine tra India e Cina hanno una storia pluridecennale ma si sono riaccese da maggio del 2020, in seguito a due episodi contrapposizione fra truppe. Il 6 giugno di quell’anno, in seguito a tali episodi, si è tenuto il primo incontro di livello militare ed è stato concordato il disimpegno della Valle del Galwan, ma le truppe si sono scontrate pochi giorni dopo (15 giugno) proprio mentre avevano cominciato ad arretrare. Una squadra indiana di circa 50 uomini, guidata dal colonnello Santosh Babu, e una cinese si sono contrapposte in un sito noto come punto di pattugliamento 14 in un corpo a corpo durato alcune ore con pietre e mazze (i soldati non erano armati, in base a un protocollo esistente tra i due paesi); l’Esercito indiano ha reso noto di aver perso 20 militari, tra cui Babu, riferendo al tempo stesso di perdite da entrambe le parti, ammesse ufficialmente solo mesi dopo da Pechino, che ha rivelato le identità di quattro caduti. Le parti hanno sempre attribuito la responsabilità l’una all’altra. Al tempo stesso hanno convenuto di procedere al disimpegno militare e di proseguire i colloqui. Dopo il disimpegno militare delle rive del lago Pangong, a febbraio, e delle alture di Gogra, ad agosto, le questioni aperte riguardano soprattutto altri due punti di attrito significativi: Hot Springs e le pianure di Depsang.



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