Colombia: 7 mila militari a Cali, la Corte suprema ordina il rispetto della protesta

Nelle manifestazioni di ieri hanno perso la vita quattro persone

Bogotà-Colombia

Dopo un’altra giornata di violenze ieri a Cali e dintorni, con quattro morti, il governo della Colombia ha inviato militari nella zona. Il capo negoziatore dell’esecutivo, Emilio Archila, ha ribadito la precondizione per trattare: “lo sblocco completo delle strade”. Nella stessa giornata la Corte suprema di giustizia – rispondendo a un ricorso sull’osservanza di una precedente sentenza – ha ordinato al governo di rispettare le proteste pacifiche come passo necessario per raggiungere uno “stato sociale di diritto, tollerante, armonioso, in via di sviluppo, rispettoso della dignità umana”. Gli ultimi incidenti, secondo i media locali, si sono verificati a Candelaria, nell’area metropolitana di Cali, con una vittima, e nel centro della città, con altre due vittime. La quarta persona morta era un militare del Corpo investigativo tecnico della Procura generale.



Inoltre è stato incendiato il terminal Andres Sanin del sistema integrato di trasporto Mio. Il presidente Ivan Duque si è recato a Cali ieri sera e ha tenuto lì una riunione del Consiglio di sicurezza. I militari schierati sono 7 mila. Duque ha precisato che si tratta di “ufficiali di altissima esperienza” e che le capacità di sicurezza in tutto il dipartimento è stata triplicata per garantire assistenza ai centri nevralgici colpiti da “atti di vandalismo, violenza e terrorismo urbano a bassa intensità”. Clara Luz Roldan, governatrice della Valle del Cauca, dipartimento di cui Cali è capoluogo, ha decretato il coprifuoco dalle 19 alle 5. Le manifestazioni sono proseguite anche in diversi punti di Bogotà. Una nuova riunione tra le parti è in programma domani, 30 maggio.

Le proteste, iniziate lo scorso 28 aprile contro la riforma tributaria presentata in parlamento, continuano nonostante il presidente Duque abbia ritirato la legge e promesso di presentarne una nuova concordata con tutti i partiti: le manifestazioni si sono nel tempo allargate ad altre istanze, tra cui la riforma del lavoro, la riforma sanitaria, la riforma delle pensioni ma anche la fine delle violenze della polizia. Il 24 maggio il governo della Colombia e il Comitato nazionale dello sciopero, che anima le proteste in corso nel Paese, hanno raggiunto un “preaccordo” in materia di garanzie per l’esercizio della protesta. L’accordo, che attende ancora di essere firmato, “garantisce un quadro generale sulle garanzie per l’esercizio della protesta che consente l’avvio della negoziazione del Piano di emergenza presentato”.



L’Istituto di studi per lo sviluppo e la pace (Indepaz) e l’Ong Temblores hanno stimato in 60, tra cui due agenti, il numero delle vittime registrate durante le proteste tra il 28 aprile e il 26 maggio. Di queste 43 sarebbero riconducibili all’azione della forza pubblica. Le due organizzazioni della società civile attribuiscono inoltre agli agenti 46 casi di ferite oculari a danno dei manifestanti e 22 aggressioni sessuali. Il 27 maggio il direttore esecutivo di Human Rights Watch (Hrw), José Miguel Vivanco, ha scritto sul suo account Twitter che Hrw ha ricevuto “denunce credibili” di 63 morti durante le proteste, di cui 28 (26 manifestanti e due agenti) legate alle manifestazioni. Più bassi i numeri diffusi dalla procura colombiana lo scorso 25 maggio. Secondo quanto dichiarato dal procuratore Francisco Barbosa sono 43 i morti registrati durante le proteste, di cui 17 hanno un legame diretto con le manifestazioni, sette sono in corso di verifica e 19 non sono legate alle proteste in corso.

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