Commissione etiope per i diritti umani: “Attacchi dei tigrini contro civili nella regione di Amhara”

Le denunce giungono dopo che nelle scorse settimane il Tplf aveva respinto le accuse rivolte dall'amministrazione dello Stato regionale degli Amhara

Etiopia-tigrini

La Commissione etiope per i diritti umani (Ehrc) si è detta allarmata dalle notizie di attacchi deliberati contro i civili nella città di Kobo, nella regione di Amhara, e nelle città rurali circostanti da parte dei combattenti del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf). In una nota, l’Ehrc accusa i combattenti tigrini di aver perpetrato attacchi tra cui bombardamenti su aree civili, perquisizioni e uccisioni casa per casa, saccheggi e distruzione di infrastrutture civili e ha ribadito il suo ripetuto appello all’obbligo di tutte le parti in conflitto di proteggere i civili in ogni momento. La scorsa settimana il capo dell’Ufficio per l’istruzione della regione di Amhara, Getachew Biazin, aveva accusato di aver completamente distrutto 260 scuole e danneggiato altri 2.511 edifici scolastici. Già in precedenza il portavoce dell’ufficio del primo ministro, Billene Seyoum, aveva accusato i combattenti del Tplf di aver saccheggiato e distrutto luoghi di culto, uffici governativi e centri sanitari, oltre che una scuola per bambini poveri fatta costruire dal famoso ex atleta Haile Gebreselassie di Sekota, città della regione di Amhara di recente riconquistata dalle truppe federali. Inoltre, ha proseguito Seyoum, nei woreda (distretti) di Chena Teklehaimanot Kebele di Debat Woreda, sempre nella regione di Amhara, il Tplf avrebbe confermato di aver commesso atrocità su circa 200 civili innocenti, ma le cifre possono cambiare dopo l’indagine del comitato istituito ad hoc.



Le denunce giungono dopo che nelle scorse settimane il Tplf aveva respinto le accuse rivolte dall’amministrazione dello Stato regionale degli Amhara, secondo cui i combattenti tigrini avrebbero massacrato più di 100 civili, tra cui bambini e anziani, nella località di Chinna Teklehaimanot Kebele, nella zona di Nord Gondar. In una nota, l’Ufficio per gli affari esterni del Tigrè ha definito le accuse “prefabbricate” ed è tornato a chiedere l’apertura di un’indagine indipendente sulle atrocità commesse nel conflitto. Di fronte alle crescenti atrocità commesse nel conflitto in Etiopia, la scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha firmato un nuovo ordine esecutivo che autorizza dure sanzioni contro i colpevoli di crimini. Lo ha reso noto la Casa Bianca in un comunicato. Secondo una fonte dell’amministrazione citata dall’emittente “Cnn”, inoltre, Washington “è pronta a intraprendere un’azione aggressiva” a meno che le parti coinvolte nel conflitto – il governo etiope, il governo eritreo, il Tplf ed il governo regionale di Amhara – “non prendano provvedimenti significativi per avviare colloqui al fine di concordare un cessate il fuoco negoziato e consentire un accesso umanitario senza ostacoli”. Non sarebbe tuttavia sul tavolo l’opzione militare.

Nel documento, Biden torna a chiedere il ritiro delle truppe eritree dall’Etiopia, una presenza ormai consolidata da mesi e su cui pesano ripetute denunce di abusi dei diritti umani. L’ultima, fresca di pubblicazione, è contenuta nel rapporto dell’Ong Human Rights Watch (Hrw), che ha condannato ancora una volta gli abusi commessi contro i rifugiati eritrei dalle forze militari impegnate nel conflitto etiope del Tigrè. Hrw riferisce di ripetuti casi di violenze, stupri, uccisioni e detenzioni arbitrarie dei rifugiati nel nord dell’Etiopia, dove migliaia di eritrei vivevano da anni nei campi umanitari prima dell’avvio del conflitto. “Gli orribili omicidi, stupri e saccheggi contro i rifugiati eritrei nel Tigrè sono evidenti crimini di guerra”, ha affermato Laetitia Bader, direttore di Hrw per il Corno d’Africa, mentre nessun commento è giunto dalle autorità di Asmara, che in precedenza hanno più volte respinto qualsiasi accusa di abuso da parte dei propri militari. Accusati a loro volta di aver abusato dei civili e distrutto scuole ed istituti sanitari nel quadro del conflitto, i combattenti del Fronte popolare di liberazione del Tigrè (Tplf) hanno osservato che nelle zone interessate dagli abusi c’è “un’enorme presenza dell’esercito eritreo”, ma che non si possono escludere anche episodi di violenza da parte di gruppi di vigilanza locali. Gran parte del lavoro di Hrw si è concentrato sui due campi di Shimelba e Hitsats, che sono stati distrutti durante i combattimenti. Secondo l’Ong, un totale di 7.643 sui 20 mila rifugiati che vivevano nei campi di Hitsats e Shimelba sono ancora dispersi. Prima dell’avvio del conflitto, lo scorso novembre, l’Etiopia ospitava circa 150mila rifugiati eritrei.



Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram

TAGS