Confini contesi tra India e Cina: il 13mo ciclo di colloqui militari non risolve le questioni rimanenti

Il 4 e il 5 agosto è stato portato a termine il disimpegno dell’area di Gogra

India-Cina

Il tredicesimo ciclo di colloqui militari sui confini tra la Cina e l’India, che si è svolto ieri sul lato cinese della frontiera Chushul-Moldo, si è concentrato sulle questioni rimanenti lungo la linea di controllo effettiva (Lac), la zona contesa, nel Ladakh orientale, ma non ha portato a una soluzione. Lo riferisce un comunicato del ministero della Difesa indiano. La parte indiana, si legge nella nota, ha evidenziato che la situazione lungo la Lac è stata causata da tentativi unilaterali da parte cinese di alterare lo status quo in violazione degli accordi bilateral e ha esortato la controparte a prendere misure appropriate per ripristinare la pace e la tranquillità, in accordo con le indicazioni emerse dal recente incontro dei rispettivi ministri degli Esteri a Dushanbe. La parte indiana, inoltre, ha sottolineato che la risoluzione dei problemi nelle restanti aree faciliterebbe il progresso nelle relazioni bilaterali e ha proposto “suggerimenti costruttivi”, ma “la parte cinese non è stata d’accordo” e inoltre non ha potuto fornire alcuna proposta lungimirante. “L’incontro non ha quindi portato alla risoluzione delle restanti aree”, si legge nella conclusione della nota. Tuttavia, le parti hanno concordato di mantenere le comunicazioni e “la stabilità sul terreno”. La parte indiana ha auspicato, infine, che quella cinese “tenga conto della prospettiva generale delle relazioni bilaterali e si adoperi per una rapida risoluzione delle questioni rimanenti nel pieno rispetto degli accordi e dei protocolli bilaterali”.



Il dodicesimo ciclo di colloqui si era tenuto sul lato indiano il 31 luglio dopo una lunga pausa rispetto al precedente, risalente al 9 aprile, e dopo un incontro, il 17 luglio, tra i ministri degli Esteri, l’indiano Subrahmanyam Jaishankar e il cinese Wang Yi, a Dushanbe, in Tagikistan, a margine di una riunione ministeriale dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco). Secondo un comunicato congiunto pubblicato il 2 agosto, nel dodicesimo ciclo di colloqui le parti hanno avuto “uno scambio franco e approfondito” sul disimpegno delle aree ancora occupate nel settore occidentale della Lac e “hanno concordato di risolvere le questioni rimanenti in modo spedito secondo gli accordi e i protocolli esistenti e di mantenere lo slancio nei dialogo e nei negoziati”.

Un successivo comunicato del ministero della Difesa indiano ha annunciato che il 4 e il 5 agosto è stato portato a termine il disimpegno dell’area di Gogra, il cosiddetto punto di pattugliamento 17A. Le parti, si legge nella nota, “hanno messo fine a ulteriori dispiegamenti in questa area in modo graduale, coordinato e verificato” e “tutte le strutture temporanee e le altre infrastrutture associate (…) sono state smantellate con il reciproco controllo”. Il 17 agosto, sempre a Dushnbe, c’è stato un altro incontro tra Jaishankar e Wang. Il tredicesimo ciclo, tuttavia, è stato preceduto da tensioni: la scorsa settimana, la stampa indiana ha riferito di un recente scontro, risolto dai comandanti locali, in un altro punto della Lac, nel settore di Tawang dello Stato indiano dell’Arunachal Pradesh, il cui territorio è per la maggior parte rivendicato dalla Cina come Tibet del Sud.



Le contese di confine tra India e Cina hanno una storia pluridecennale ma si sono riaccese da maggio dell’anno scorso, in seguito a due episodi contrapposizione fra truppe. Il 6 giugno 2020, in seguito a quegli episodi, si è tenuto il primo incontro di livello militare ed è stato concordato il disimpegno della Valle del Galwan, ma le truppe si sono scontrate proprio mentre avevano cominciato ad arretrare. Il 15 giugno una squadra indiana di circa 50 uomini, guidata dal colonnello Santosh Babu, e una cinese si sono contrapposte in un sito noto come punto di pattugliamento 14 in un corpo a corpo durato alcune ore con pietre e mazze (i soldati non erano armati, in base a un protocollo esistente tra i due paesi); l’Esercito indiano ha reso noto di aver perso 20 militari, tra cui Babu, riferendo al tempo stesso di perdite da entrambe le parti, ammesse ufficialmente da Pechino solo mesi dopo, che ha rivelato le identità di quattro caduti.

Sul fronte diplomatico, si sono tenute sette riunioni del Meccanismo operativo di consultazione e coordinamento India-Cina sugli affari di confine (Wmcc), l’ultima il 25 giugno. Le parti hanno sempre attribuito la responsabilità l’una all’altra. Al tempo stesso hanno convenuto di procedere al disimpegno militare, che è stato confermato da entrambe a febbraio. Il disimpegno ha interessato, in particolare, le rive nord e sud del lago Pangong, con la rimozione di tutte le strutture costruite dall’aprile del 2020. L’accordo, illustrato dal ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh, al Consiglio degli Stati, la camera alta del parlamento, prevede che la parte cinese mantenga la presenza delle sue truppe nell’area della riva settentrionale a est del Finger 8, la più orientale delle otto scogliere del bacino, e che le truppe indiane siano basate nella loro base permanente al Posto Dhan Singh Thapa vicino al Finger 3.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram