Conflitto nel Tigrè: gli Usa impongono restrizioni ai visti per i funzionari etiopi ed eritrei

Lo ha annunciato il segretario di Stato Usa Antony Blinken

tigrè

Gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni ai visti per i funzionari etiopi ed eritrei accusati di aver commesso atrocità nella regione del Tigrè. Lo ha annunciato il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, sottolineando che è necessaria un’azione internazionale per aiutare a risolvere la crisi e affermando che le persone coinvolte non hanno intrapreso passi significativi per porre fine alle ostilità. Oltre alle restrizioni ai visti, le sanzioni includono limiti all’assistenza economica e umanitaria in settori come la salute, l’alimentazione e l’istruzione. “Le persone nel Tigrè continuano a subire violazioni dei diritti umani, abusi e atrocità, e gli aiuti umanitari urgentemente necessari vengono bloccati dalle forze armate etiopi ed eritree e da altri attori armati”, ha detto Blinken in una dichiarazione, precisando che le restrizioni sono rivolte a funzionari del governo etiope o eritreo attuali o precedenti, membri delle forze di sicurezza o altri individui – compresi i leader delle forze regionali e irregolari dell’Amhara e i membri del Fronte di liberazione popolare del Tigrè (Tplf) – responsabili o complici nel minare la risoluzione della crisi nel Tigrè. “Nonostante il significativo impegno diplomatico, le parti in conflitto nel Tigrè non hanno compiuto passi significativi per porre fine alle ostilità o perseguire una risoluzione pacifica della crisi politica”, ha aggiunto. Migliaia di persone sono state uccise e altre centinaia di migliaia sono state costrette a lasciare le loro case nella regione del Tigrè da novembre, quando il primo ministro Abiy Ahmed ha lanciato un’offensiva per disarmare i leader del Tplf.



Ieri il governo etiope ha respinto le accuse secondo cui i civili nella regione del Tigrè sarebbero stati presi di mira con armi chimiche dagli eserciti etiopi o eritrei. Il quotidiano britannico “The Telegraph” ha riferito che diverse persone hanno subito orribili ustioni dovute all’uso del fosforo bianco. La sostanza chimica può essere utilizzata legalmente su un campo di battaglia, ma il suo utilizzo contro i civili è considerato un crimine di guerra. Il quotidiano britannico ha riferito che tra le vittime ci sarebbe stata una ragazza di 13 anni che avrebbe subito ustioni quando la sua casa è stata attaccata il mese scorso. Nel respingere categoricamente tali accuse, definite “dannose e oltremodo irresponsabili”, il ministero degli Esteri di Addis Abeba ha tenuto a precisare che l’esercito etiope “non ha mai impiegato e non utilizzerà mai tali armi vietate perché prende estremamente sul serio i suoi obblighi internazionali ai sensi della Convenzione sulle armi chimiche. In quanto già vittima di attacchi con armi chimiche, l’Etiopia condanna anche con la massima fermezza l’uso di armi chimiche da parte di chiunque ovunque”, si legge in una nota, secondo cui le accuse non hanno altro scopo che alimentare ulteriore tensione. “Non può essere visto nulla di diverso dallo sforzo in corso per aumentare la pressione contro il governo etiope”, conclude la dichiarazione.

La scorsa settimana tre militari etiopi sono stati condannati per stupro e uno per l’omicidio di un civile nella regione del Tigrè. Lo ha annunciato in una nota il portavoce dell’ufficio del procuratore generale, Awol Sultan, aggiungendo che altri 28 militari sono andati a processo per l’omicidio di civili e 25 per atti di violenza sessuale e stupro. I pubblici ministeri militari e federali dell’Etiopia, si legge nella dichiarazione, stanno anche indagando su altri casi di presunti crimini, compresi quelli avvenuti nella città di Axum, dove a febbraio Amnesty International ha affermato che le truppe eritree vi hanno ucciso centinaia di civili fra il 28 e il 29 novembre scorsi e ha denunciato possibili crimini contro l’umanità. “L’inchiesta indica che un totale di 110 civili sono stati uccisi in quella date dalle truppe eritree” ad Axum, di cui 40 sono stati uccisi in raid interni, si legge nel comunicato che contrasta nettamente con quanto affermato nelle scorse settimane dallo stesso ufficio, ovvero che la “grande maggioranza” delle vittime erano combattenti del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) senza uniforme. La dichiarazione di oggi, al contrario, sostiene che solo “alcuni di questi individui potrebbero essere stati combattenti irregolari”. I sospetti nell’indagine in corso su Axum saranno presto identificati, conclude il comunicato, senza fornire dettagli sul livello di cooperazione dell’esercito eritreo, le cui truppe sono accusate delle uccisioni.



Sia l’Etiopia che l’Eritrea hanno per mesi negato la presenza di militari eritrei nel Tigrè, nonostante molteplici testimonianze oculari, fino a quando nel marzo scorso l’ammissione è arrivata da parte del primo ministro Abiy Ahmed. Il governo dell’Etiopia è stato sottoposto a crescenti pressioni per dimostrare la propria responsabilità mentre le notizie sulle atrocità nel Tigrè si moltiplicano. L’Unione europea ha sospeso i pagamenti del sostegno al bilancio a causa delle notizie di brutali stupri di gruppo, uccisioni di massa di civili e saccheggi diffusi commessi dalle forze etiope ed eritree, mentre il mese scorso il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha denunciato che le truppe eritree stanno commettendo violazioni dei diritti umani nel Tigrè e ha esortato il premier Ahmed a spingere per il loro ritiro. Il conflitto è scoppiato più di sei mesi fa tra il governo federale e il Tplf), il partito politico che in precedenza governava il Tigray. Alcuni giorni dopo l’inizio dei combattimenti, le forze della vicina regione dell’Amhara a sud e dell’Eritrea a nord hanno inviato truppe per sostenere i soldati etiopi.

 

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