Congo-Kinshasa: 400 mila persone sfollate a causa della minaccia del vulcano Nyiragongo

È l'allarme lanciato oggi dal Fondo delle Nazioni unite per l'infanzia (Unicef)

vulcano Nyiragongo

Almeno 400 mila persone, tra cui 280 mila bambini, potrebbero essere sfollate e aver bisogno di protezione o sostegno dopo la parziale evacuazione della città di Goma, nella Repubblica democratica del Congo (Rdc), a causa del rischio di un’altra eruzione vulcanica dopo quella del vulcano Nyiragongo. È l’allarme lanciato oggi dal Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia (Unicef) in una nota. Almeno 32 persone sono morte come risultato diretto dell’eruzione, compresi tre bambini, mentre 40 persone sono state dichiarate disperse e quasi mille bambini che sono stati separati dai loro genitori nel caos del primo giorno di distruzione sono stati identificati. Inoltre, l’Unicef ha aiutato a riunire quasi 700 bambini con le loro famiglie. Altri 142 bambini sono stati collocati in famiglie affidatarie transitorie, mentre 78 sono in centri di transito. Purtroppo, più di 170 famiglie stanno ancora cercando bambini smarriti. L’Unicef teme ora che il caos delle ultime evacuazioni possa portare alla separazione di altri bambini dalle loro famiglie. L’agenzia Onu accoglie con favore gli sforzi del governo per proteggere le persone che vivono nella zona rossa di Goma orientale dai rischi associati a ulteriori eruzioni del Monte Nyiragongo, e mette in allerta sulla possibilità che i bambini siano maggiormente a rischio durante l’evacuazione di massa. “Ogni volta che grandi gruppi di persone vengono sfollati in un breve periodo di tempo, i pericoli per i bambini aumentano”, ha avvertito il rappresentante dell’Unicef nella Rdc, Edouard Beigbeder. “Dobbiamo essere attenti ai rischi immediati per i bambini che si stanno spostando, compresi i problemi legati alla protezione, i rischi per la nutrizione e la salute, comprese le malattie legate all’acqua e soprattutto la diffusione del colera”, ha aggiunto.



Migliaia di persone che scappano da Goma si stanno dirigendo verso la vicina città di Sake – 25 chilometri a nord-ovest della città – una zona soggetta a epidemie di colera dove, nelle ultime due settimane, sono stati registrati almeno 19 casi sospetti. “Con l’aumento del pericolo di un’epidemia di colera, chiediamo un’assistenza internazionale immediata per evitare ciò che rischia di essere una catastrofe per i bambini”, ha aggiunto Beigbeder. Migliaia di persone sono fuggite da Goma dopo l’eruzione del 22 maggio, molte delle quali si sono dirette a Sake. Un ordine delle autorità emesso ieri, secondo cui i residenti dei dieci quartieri nella parte orientale di Goma – noti come la zona rossa – devono immediatamente liberare le loro case, ha provocato un ulteriore esodo di massa. Si pensa che la zona sia la parte della città più a rischio in caso di un’altra eruzione. Molti di coloro che sono fuggiti da Goma giovedì hanno viaggiato a piedi, portando materassi e utensili da cucina, mentre altri sono fuggiti in auto o in moto. In risposta alla crisi, l’Unicef sta organizzando la consegna di beni non alimentari essenziali, come taniche e teloni impermeabili, oltre a fornire attrezzature di vitale importanza per l’acqua e i servizi igienico-sanitari. Sono stati inoltre compiuti passi avanti per istituire un centro di informazione sul vulcano (Vic), accessibile tramite un sistema Sms gratuito. Il Vic ha giocato un ruolo cruciale nell’affrontare la disinformazione riguardante l’eruzione e finora è stato usato da più di 5.200 persone. Sono state anche condotte valutazioni dei bisogni in tutte le principali aree di programma dell’Unicef – tra cui i servizi idrici e igienico-sanitari, la protezione dell’infanzia, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, la comunità per lo sviluppo e la nutrizione – tutti contributi di vitale importanza nella Repubblica democratica del Congo, che rimangono fortemente sottofinanziati. L’Unicef sta inoltre lavorando a stretto contatto con il governo della Rdc, in particolare nei settori della salute e della nutrizione.

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