Cosa sappiamo sul tentato golpe in Niger

Le indagini sono in corso per identificare gli autori e i loro complici al fine di assicurarli alla giustizia

Niger

Il Niger è stato vittima la scorsa notte di un tentativo di colpo di Stato non andato a buon fine. La conferma è arrivata oggi dal governo di Niamey, che in una nota ha chiarito che la situazione è ora “totalmente sotto controllo” e che sull’episodio è stata aperta un’inchiesta per assicurare i responsabili alla giustizia. “Nella notte fra il 30 e il 31 marzo è stato condotto un tentativo di colpo di Stato. Un’inchiesta è stata aperta. Le indagini sono in corso per identificare e interrogare gli autori e i loro complici al fine di assicurarli alla giustizia. Lo stesso vale per i mandanti interni ed esterni. Altre persone in relazione a questo tentativo di colpo di Stato saranno interrogate e altre ancora sono ricercate“, afferma l’esecutivo di Niamey in una nota. “Il governo condanna questo attacco che mette in pericolo la democrazia e lo Stato di diritto per cui il nostro Paese è impegnato, come dimostrano le ultime elezioni definite democratiche, libere e trasparenti dalla comunità nazionale e internazionale. Il governo si congratula con la Guardia presidenziale e le altre forze di difesa e sicurezza per la pronta relazione dimostrata e per la loro fedeltà alla Repubblica. Inoltre, il governo informa la popolazione che la situazione è totalmente sotto controllo e la invita di conseguenza a riprendere normalmente le sue occupazioni quotidiane”, conclude la nota.

Nelle prime ore di oggi erano state fonti della sicurezza citate dall’emittente francese “France 24” a riferire per prime che colpi di arma da fuoco erano stati uditi nei pressi della sede della presidenza nella capitale Niamey prima che la Guardia presidenziale intervenisse riuscendo ad organizzare una risposta rapida e riportando la situazione alla calma dopo “circa un quarto d’ora”. Secondo le informazioni disponibili al momento, il tentato golpe sarebbe avvenuto dopo che un’unità militare dell’esercito proveniente da una vicina base aerea avrebbe cercato di impadronirsi del palazzo presidenziale di Niamey prima di essere respinta dal pronto intervento della Guardia presidenziale. Secondo il quotidiano locale “Actu Niger”, in città la calma è tornata dalle 4 del mattino e non sono state registrate interruzioni della connessione internet o telefonica. Nel frattempo, in relazione ai fatti avvenuti nella notte, alcuni militari sono stati arrestati. È quanto confermato dal portavoce del governo di Niamey, Abdourahamane Zakaria.

Il tentato colpo di Stato è avvenuto a sole 48 ore dall’investitura del neo eletto presidente Mohamed Bazoum, in programma venerdì prossimo, in quella che sarà la prima transizione del potere tramite democratiche elezioni nella storia del Niger dall’indipendenza dalla Francia, ottenuta nel 1960. Al momento non è chiaro dove si trovi Bazoum, tuttavia l’ex inviato statunitense per il Sahel, Peter Pham, ha twittato che sia il presidente in carica Mahamadou Issoufou che che il presidente eletto Bazoum sono “al sicuro”. Nessun commento è finora giunto da parte dell’ufficio della presidenza, che al momento si è limitato a pubblicare su Twitter le foto di Issoufou mentre presiede questa mattina la cerimonia di giuramento di due nuovi membri della Corte costituzionale. Nel frattempo l’ambasciata degli Stati Uniti a Niamey ha annunciato la sospensione delle sue attività dopo le notizie del tentato golpe. “La situazione della sicurezza in tutto il Niger rimane fluida nel periodo post-elettorale con possibilità di disordini e/o scontri intercomunali in tutto il Paese. Potrebbe esserci un corrispondente aumento della presenza della polizia e dei ritardi nel traffico sulle strade principali. Si prega di prestare attenzione”, si legge in una nota diffusa in mattinata dalla rappresentanza diplomatica, in cui si precisa che i servizi consolari resteranno sospesi e tutto il personale è incoraggiato a rimanere a casa “fino a nuovo avviso”.

La vittoria di Bazoum in Niger

La vittoria di Bazoum alle elezioni presidenziali dello scorso febbraio, convalidata dalla Corte costituzionale, è avvenuta in un clima di estrema tensione, in un Paese peraltro già alle prese con un’ondata senza precedenti di violenze jihadiste che solo nelle scorse settimane hanno causato più di cento morti al confine con il Mali. L’elezione di Bazoum è stata infatti contestata dal suo principale sfidante, l’ex presidente Mahamane Ousmane, candidato del partito Convenzione democratica e sociale-Tchanji, il quale solo ieri ha nuovamente chiesto alla Corte di rivedere la sua sentenza e ha invitato di nuovo i suoi sostenitori a partecipare a marce pacifiche di protesta, definendo “illegale” la proclamazione di Bazoum, considerata una “violazione” della Costituzione. Bazoum, 61 anni, è un esponente di rilievo della vita politica del Niger fin dagli anni ’90, quando insieme del presidente uscente Mahamadou Issoufou contribuì alla fondazione del Partito nigerino per la democrazia e il socialismo (Pnds), oggi al potere.

Eletto per la prima volta parlamentare nel 1993, carica alla quale è stato rieletto tre volte, Bazoum ha inoltre ricoperto più volte la carica di vicepresidente dell’Assemblea nazionale e dopo vent’anni di opposizione la sua carriera ha conosciuto una svolta nel 2011, quando Issoufou salì al potere per la prima volta e lui ne divenne ministro, prima degli Affari esteri poi dell’Interno. Considerato un alleato di ferro dei francesi, Bazoum non ha risparmiato qualche critica a Parigi, come quando solo due giorni fa ha definito le operazioni antijihadiste condotte nel Sahel dalla forza a guida francese Barkhane un “relativo fallimento”, aggiungendo che un ritiro parziale delle truppe francesi di terra non avrebbe “grandi conseguenze”, a condizione che rimanga il supporto militare aereo. “Avremmo voluto, nel contesto della cooperazione con l’esercito francese, ottenere risultati migliori di quelli che abbiamo. Questo relativo fallimento è il fallimento di tutti noi, il fallimento dell’intera coalizione”, ha spiegato Bazoum in un’intervista congiunta ai media francesi “France 24” e “Rfi”, sostenendo che “un ritiro parziale della Francia, nella misura in cui si mantenga l’aviazione, non avrà un grande effetto sull’andamento della situazione e sugli equilibri di potere”.

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