Covid, Palù (Aifa): “Le varianti non sono sinonimi di allerta e preoccupazione”

Il ministro della Salute Speranza sulla variante Omicron: "Troppo presto per trarre conclusioni"

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“Le varianti non sono sinonimi di allerta e preoccupazione. C’è bisogno di uno studio accurato in laboratorio. Per valutare quale sarà la risposta dei soggetti vaccinati a questa nuova variante ci vorranno una-due settimane”. Lo ha detto in merito alla variante Omicron del Covid-19 il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Giorgio Palù, ospite a “Mezz’ora in più”, su Rai3.



Dello stesso parere anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, che intervendo alla trasmissione “Mezz’ora in più” in onda su Rai3 ha dichiarato: “È troppo presto per trarre dei giudizi definitivi sulla variante Omicron del coronavirus: è giusto essere preoccupati ma sarebbe sbagliato trarre delle conseguenze che oggi non hanno alcuna evidenza scientifica”. “La variante è stata scoperta per la prima volta l’11 novembre, sarebbe singolare avere tutte le soluzioni e risposte ora. Questa variante va studiata e approfondita”, ha detto Speranza, definendo molto positiva la decisione raggiunta all’unanimità dai 27 Paesi Ue di disporre misure forti quali il blocco dei voli e il divieto di ingresso dai Paesi dell’Africa australe. “Non affrettiamo conclusioni che non sono non alla nostra portata, la comunità scientifica mondiale è al lavoro, io ho molta fiducia nei nostri scienziati. È giusto essere preoccupati e prendere misure precauzionali, sarebbe sbagliato trarre conseguenze che oggi non hanno evidenza scientifica”, ha continuato.

Il rischio rappresentato dalla nuova variante Omicron del coronavirus “è serio”, quanto è serio lo capiremo solo quando gli studi saranno stati completati e allora capiremo che possibilità ha di “bucare” il vaccino, ha affermato Speranza. “Il dato inedito di questa variante è che presenta un numero molto significativo di mutazioni della proteina spike che è il punto su cui incidono i vaccini. Al momento non abbiamo certezze sull’esito di questa variante ma c’è un rischio, se questo è alto lo verificheremo ma intanto facciamo la scelta precauzionale di fermare i flussi da un’area del mondo comunque molto distante dalla nostra. I nostri scienziati sono già in contatto con quelli degli altri Paesi e solo allora ci faremo un’idea compiuta, oggi dire una parola in più significherebbe commettere un errore”, ha concluso il ministro.



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