Crisi alimentare in Venezuela: il Paese con maggiori riserve di greggio al mondo non ha il carburante

La scarsità di carburante in Venezuela sta aggravando la crisi alimentare che già affligge il Paese

Venezuela

La scarsità di carburante in Venezuela sta aggravando la crisi alimentare che già affligge il paese, dove l’aumento vertiginoso dell’inflazione ha eroso la capacità d’acquisto. Ieri Alexis Algarra, direttore dell’Alleanza per la sicurezza alimentare in Venezuela, ha dichiarato al portale “Efecto Cocuyo” che a causa della situazione economica e della crisi nazionale, viene soddisfatto solo il 20 per cento della domanda interna di carburante e si perdono fino a 20 mila tonnellate settimanali di cibo, che non possono essere trasferite dai centri di produzione ai mercati. “Tutti gli alimenti sono colpiti. Tre milioni di litri di latte al giorno si perdono nel solo settore caseario. La situazione è grave, sono articoli deperibili”, ha spiegato, precisando che una buona parte del raccolto agricolo è andata persa per mancanza di carburante, poiché il 60 per cento dei mezzi motorizzati è paralizzato. Miguel Moreno, presidente della Federazione contadina del Venezuela, ha evidenziato che nel Paese si sta perdendo il raccolto estivo, composto da alimenti essenziali nella dieta venezuelana come riso e mais. “Se non abbiamo il diesel necessario, perderemo un intero ciclo di semina”, ha affermato.



Secondo il Consiglio cittadino per il combustibile (Consecom), istanza creata dalla Coalizione anticorruzione e dalla Rete diritti umani dello stato di Lara, un calo del diesel nel paese è stato registrato a partire dall’ottobre 2020, data in cui gli Stati Uniti hanno proibito l’interscambio di greggio e diesel con Caracas. La misura era stata adottata dall’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump nel quando delle sanzioni emanate per fare pressione sul governo di Nicolas Maduro e favorire un passaggio dei poteri al leader di opposizione Juan Guaidò. Il Venezuela, che possiede le maggiori riserve di petrolio al mondo, dipende in larga parte dalla importazioni dall’estero per rifornirsi di carburante. Secondo stime delle Federazione unitaria dei lavoratori petroliferi del Venezuela (Futpv), aggiornate a gennaio, la produzione nazionale di diesel è di 40 mila barili giornalieri, a fronte dei 90 mila-100 mila richiesti per fare fronte alle necessità dei settori dei trasporti e agroindustriale. Il 42 per cento della produzione mensile inoltre, 500 mila barili, viene inviato a Cuba come parte di una convenzione sottoscritta dal governo.

Lo scorso gennaio, all’indomani dell’insediamento del presidente Joe Biden alla Casa Bianca, importatori di greggio venezuelano e gruppi umanitari hanno dichiarato la loro intenzione di fare pressione sulla nuova amministrazione per indurla a revocare il divieto agli interscambi greggio-diesel con Caracas. Questa settimana il senatore democratico Chris Murphy ha inviato una lettera al segretario di stato Antony Blinken, in cui chiede di mettere fine al bando. “Scrivo per esprimere la mia grande preoccupazione circa il rapido deterioramento della crisi umanitaria in Venezuela (…). Chiedo che venga ripristinato l’interscambio greggio-diesel per contribuire a dare un sollievo ai venezuelani mentre lavoriamo per una soluzione politica alla crisi”, ha scritto il senatore. Il divieto adottato dalla precedente amministrazione, prosegue, “non ha avuto alcuna reale influenza politica e minaccia di aggravare la già grave situazione umanitaria nel paese”.



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