Crisi di governo in Argentina, il ministro degli Esteri perde l’incarico in volo verso il Messico

Solà avrebbe dovuto rappresentare il proprio Paese al VI vertice dei capi di stato e di governo

felipe sola argentina

Partito da Buenos Aires con la carica di ministro degli Esteri dell’Argentina, Felipe Solà ha saputo delle sue dimissioni ieri sera, poco prima di sbarcare per una missione ufficiale in Messico. Lo scrive il portale argentino “Infobae” in uno dei numerosi retroscena legati alla burrascosa crisi di governo del presidente Alberto Fernandez. Solà avrebbe dovuto rappresentare il proprio Paese al VI vertice dei capi di stato e di governo dei paesi dell’America latina e dei Caraibi (Celac), in corso a Città del Messico. Atterrato per uno scalo tecnico in El Salvador, il funzionario ha saputo dal capo gabinetto, Santiago Cafiero, che entro pochi minuti avrebbero comunicato il suo allontanamento dall’incarico, frutto del rimpasto che Fernandez ha dovuto compiere per risolvere un duro braccio di ferro con la vicepresidente, Cristina Kirchner. “Ti sostituirò io, Felipe”, avrebbe detto lo stesso Cafiero secondo la ricostruzione del portale. Solà è risalito sull’aereo per arrivare in Messico come “un turista qualsiasi”: vestito in modo informale, come testimoniano le foto comparse in rete, è stato accolto all’aeroporto dal ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, che pur sapendo cosa fosse accaduto ha mantenuto il protocollo. Grazie a un intenso lavoro diplomatico compiuto nelle ultime settimane, l’Argentina dovrebbe al termine dell’incarico ricevere anche la presidenza semestrale dell’organismo, anche se al momento non c’è nessun membro del governo a rappresentarla.



La crisi argentina è nata all’indomani della sconfitta incassata dalla coalizione di governo alle primarie legislative di domenica, una sorta di prova generale delle legislative in programma il 14 novembre. Il “Frente de Todos” (Fdt) è uscito sconfitto con ampio margine in 18 delle 24 province del Paese. Le forze di centrodestra, in rimonta, guardano ora con rinnovate aspettative al rinnovo parziale del parlamento. Pur non mettendo in competizione tra loro gli schieramenti, il voto – obbligatorio – misura i loro rapporti di forza in base alle percentuali di adesione. L’FdT ha avuto più voti in soli sei distretti ed è stato sorprendentemente battuto anche nella provincia di Buenos Aires (Pba), tradizionale feudo peronista che da solo rappresenta quasi il 40 per cento dell’elettorato nazionale. Nella provincia il 38 per cento degli elettori ha votato nelle primarie di “Juntos por el Cambio” (JxC), la coalizione di centrodestra dell’ex presidente Mauricio Macri oggi capeggiata dall’attuale sindaco della Città autonoma di Buenos Aires (Caba), Horacio Rodriguez Larreta, contro il 33,6 che ha votato nelle primarie della coalizione che sostiene il governo, ribaltando il risultato elettorale del 2019.

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