Crosetto (Aiad) a Nova: “L’Italia deve decidere se mantenere un ruolo nei settori strategici”

Il presidente della Federazione Aziende italiane per l'Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza in un’intervista ad “Agenzia Nova”

Le scelte strategiche dell’Italia sul settore della difesa. E’ il tema al centro dell’intervista di “Agenzia Nova” al presidente della Federazione Aziende italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (Aiad), Guido Crosetto, secondo cui il governo italiano deve “decidere se vuole continuare a mantenere in alcuni settori” strategici “un ruolo nel mondo”. “Noi chiederemo” con il bilancio ordinario “una scelta chiara di questo Paese”. Crosetto ricorda infatti che “il settore della difesa è quello che investe più di ogni altro, in percentuale sul fatturato, in ricerca, sviluppo e innovazione”, collegata inizialmente alla parte militare ma che ha “la possibilità nel 99 per cento dei casi di utilizzare le stesse tecnologie per la parte civile”. Ad esempio, “un elicottero sviluppato per l’esercito ha gli stessi contenuti tecnologici che possono essere utilizzati su un elicottero civile. Lo stesso vale per le soluzioni tecniche – prosegue Crosetto – che si possono trovare sugli altri velivoli, come quelli di sesta generazione, o che si possono trovare sul terrestre. Io ricordo sempre a tutti che internet deriva dalla ricerca militare, che il Gps deriva dalla ricerca militare”, e che adesso “il Gps è a bordo di ogni macchina che utilizziamo”, mentre “internet è nelle case di ognuno di noi”.



Ecco perché, osserva Crosetto, “il governo italiano deve decidere se vuole continuare a mantenere in alcuni settori, che secondo me sono strategici e che gli altri Paesi” considerano tali, “un ruolo nel mondo. Vogliamo rimanere leader nel mondo per gli elicotteri? Lo siamo stati fino adesso e per continuare a esserlo – spiega Crosetto – dobbiamo investire nello sviluppo di tecnologie future: gli investimenti sono molto rilevanti, e in nessun Paese, nemmeno negli Stati Uniti, vengono fatti con soldi privati, ma partono attraverso i finanziamenti alla difesa”. E ancora: “vogliamo investire in telecomunicazioni sicure, nella lotta ai cyber attacchi, nella sicurezza informatica? Fa parte sempre di questo settore e tutto parte – sottolinea Crosetto – da una tecnologia che è prima militare e poi diventa civile. Vogliamo avere ancora – prosegue il presidente dell’Aiad – una rilevanza nel mondo aeronautico, o pensiamo che l’aeronautica non esista più nel futuro?” E ancora: “vogliamo continuare ad avere una rilevanza nel mondo spaziale, dei satelliti? Ormai la ricerca dei materiali di cui avremo bisogno nei prossimi anni – parlo delle terre rare – sarà o spaziale, su altri pianeti, o sui fondali marini. Anche questo – osserva Crosetto – è un settore in cui adesso abbiamo frazionato in piccole aziende una tecnologia unica al mondo. Vogliamo preservare queste nicchie di ricchezza e far sì che continuino a produrne ancora di più nel futuro? È una scelta che può solo fare lo Stato – spiega Crosetto – perché la specificità del settore della difesa rende impossibile far questo per un mercato normale”.

Interpellato sulla proposta di Rheinmetall all’industria italiana, Crosetto osserva che è positiva solo se è “parte dell’allargamento all’Italia sul Futuro Programma Europeo, ma sempre secondo un approccio di rispettive valorizzazioni di tecnologie e competenze”, altrimenti è meglio “costruire con le nostre forze” il nuovo veicolo terrestre per l’esercito avendo le piene capacità. “Io penso che” se l’Italia “ha deciso di continuare a presidiare” l’ambito “dei mezzi terrestri, dove abbiamo fatto la storia del mondo anche attraverso Iveco”, poi non si può “accettare un ruolo secondario, perché sarebbe accettare la fine di un presidio tecnologico e capacitivo in quel settore”, e questo è “inaccettabile”. Per cui, continua Crosetto, “ben venga che Rheinmetall proponga all’industria italiana un patto, ma” che sia “a valenza biunivoca. Dalle mie parti si dice che ‘ci si sposa in due’. E tutti e due – aggiunge – con la stessa dignità”. Secondo Crosetto, nello specifico, “pensare di assegnare a Rheinmetall un programma – dove ci sono quasi due miliardi – su un nuovo veicolo dell’esercito italiano, e in cambio avere delle forniture marginali di secondo livello e senza alcuna prospettiva su un ipotetico veicolo terrestre europeo, non ha alcun senso né per l’industria italiana né specialmente per lo Stato italiano”. Meglio “costruire il veicolo da soli”, dal momento che “abbiamo sia le tecnologie sia il know-how”, che “associarsi come operatori marginali in un’alleanza che non ci ha voluto fino ad oggi”, conclude.



Le sinergie internazionali non mancano. “Per fortuna – spiega Crosetto – il vantaggio tecnologico che noi continuiamo a mantenere nel settore marino, terrestre, navale, aeronautico e spaziale, continua a renderci appetibili anche in joint venture o in sinergia con altri Paesi. Lo dimostriamo in ogni progetto europeo, ma anche con la facilità con cui stringiamo accordi con Paesi grandi come l’India, e con cui potremmo stringerli, se volessimo, domani mattina anche con un colosso tecnologico come la Cina, o come li stringiamo con il Brasile e con gli Stati Uniti”. Crosetto ricorda infatti che “i mezzi dei Marines arriveranno da Iveco, e che le navi della Marina, le ultime, saranno fornite da Fincantieri. Non abbiamo nulla di tecnologicamente irrilevante un po’ in tutti i settori”. Per quanto riguarda il programma Tempest, “abbiamo una cooperazione scritta sulla carta con Regno Unito e Svezia, ma la cooperazione diventerà reale quando il governo italiano” metterà le risorse. “Non possiamo pensare di sederci al tavolo con Regno Unito e Svezia – avverte Crosetto – se loro mettono 4-5 miliardi di euro, e noi zero, perché alla fine per zero ci daranno zero”.

Interpellato sul recente completamento delle “prove in mare” per l’impiego operativo dell’F-35B sulla portaerei Cavour, Crosetto ricorda che “questo è il ruolo per cui nasce l’F-35B, cioè quello di essere imbarcato, e di avere come piattaforma di partenza una nave. Assolve il ruolo che avevano, e hanno ancora, gli Harrier sulle portaerei. È un aereo nato per partire da una portaerei – spiega – e ha senso solo se imbarcato su una nave, perché difficilmente posso pensare un F-35B, cioè un aereo a decollo verticale, fuori dal territorio nazionale in Afghanistan o in altri Paesi, sia perché sarebbe troppo rischioso sia perché sarebbe problematico fornire tutta la manutenzione, o troppo costoso, mentre invece il ruolo è quello di poter essere dislocato in qualunque altra parte del mondo partendo da una piattaforma mobile com’è quella di una portaerei. Nasce per quello – osserva Crosetto – e ha senso che sia stato adottato in sostituzione degli Harrier, perché noi dobbiamo abituarci, se vogliamo continuare a essere una nazione che gioca in Serie A, ad avere un nostro ruolo almeno in un Mediterraneo allargato, sia per tutelare l’interesse nazionale, sia per poter intervenire a fianco dei nostri alleati, dando il nostro contributo per mantenere il ruolo che abbiamo all’interno della Nato, dell’Unione europea, nel mondo”.

Questa è anche una delle ragioni per cui è necessario immettere risorse nel settore della difesa. “La spesa italiana, se la paragono a quella francese, a quella del Regno Unito, o a quella tedesca, e in proporzione a quella dei grandi Paesi, dal Canada all’Australia, dagli Stati Uniti al Giappone stesso, è notevolmente inferiore”, osserva Crosetto. “Ci viene richiesto infatti dalla Nato da tempo di raggiungere le cifre che avevamo concordato, e non le raggiungiamo. Quindi non è giudizio di parte, o interessato, ma rispetto a un percorso di investimenti che abbiamo dichiarato di voler fare aderendo alla Nato, ed è inferiore, non solo paragonato con Francia e Regno Unito, ma anche se paragonato all’altro grande attore che nel Mediterraneo si sta ponendo in contrapposizione con i nostri interessi: la Turchia”.

 

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