I positivi asintomatici ricoverati per altre patologie non saranno conteggiati nel bollettino

Si parte già oggi, l'annuncio su Twitter del presidente della regione Liguria Giovanni Toti

covid terapie intensive

Da oggi i pazienti ricoverati negli ospedali per altre patologie che risultino poi positivi al virus ma asintomatici, saranno contati tra i ‘casi’ Covid, ma non verranno conteggiati nel consueto bollettino con cui i territori vengono classificati in zona gialla, arancione o rossa. Lo ha annunciato su Twitter il presidente della regione Liguria e cofondatore di Coraggio Italia, Giovanni Toti. “Ora nella conta degli ospedalizzati per Covid-19 ci sono anche pazienti che vengono ricoverati per altre patologie e che poi risultato anche positivi. Il tema secondo me è l’ordine, credo sia giusto fare le cose correttamente” ha spiegato ancora Toti aggiungendo: “Con le nuove normative che si sono accumulate nei mesi di dicembre e gennaio tra zona gialla e arancione i cambiamenti sono solo per le persone che non hanno il super green pass“. Il ministero della Salute, precisa però che “nessun atto formale è stato disposto al momento. Fermo restando quanto riconosciuto ieri dall’Istituto superiore di sanità è ovviamente sempre aperta l’interlocuzione con le Regioni”.



Secondo Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, “dire quanti sono i ricoveri e specificare se sono omicron o delta, se sono vaccinati o non vaccinati, se hanno altre patologie o no, questo aiuta la popolazione a capire meglio la situazione e a capire che il vaccino serve ed è efficace: se invece i dati vengono buttati lì così, senza spiegare che la maggior parte dei positivi non ha sintomi, offri anche il fianco ai complottisti stile Napalm51 di Crozza che vanno sui social o in tv e creano scompiglio in quei milioni di italiani che ancora non si sono avvicinati alla vaccinazione per vari motivi”. “Dare i dati in forma più fruibile, più semplice e spiegarli meglio sicuramente avvicina alla vaccinazione. Ad esempio dei positivi andrebbe dato il trend settimanale, quindi ciò che dice Bassetti è corretto. Quotidianamente bisogna dare il numero dei ricoveri, spiegandolo”, ha aggiunto.

La posizione dell’Istituto superiore di sanità



In un elenco di domande e risposte, pubblicate ieri sul sito dell’Istituto, viene ribadita l’importanza di monitorare i casi attraverso la sorveglianza che “non va confusa con i criteri con cui si decidono le indicazioni per casi e contatti”. Per l’Iss “l’infezione da SARS-CoV-2 dà una sintomatologia variegata e in evoluzione anche per la comparsa di nuove varianti virali che interagiscono in modo spesso diverso con il nostro organismo. Questo rende molto difficile riconoscere clinicamente un’infezione sintomatica da SARS-CoV-2 in assenza di una conferma di laboratorio. L’esperienza ha dimostrato, inoltre, che la maggior parte delle infezioni, in particolare nei soggetti vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomatologia molto sfumata. Non sorvegliare questi casi, limiterebbe la nostra capacità di identificare le varianti emergenti, le loro caratteristiche e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all’infezione nelle diverse popolazioni (es. per età, stato vaccinale, comorbidità). Inoltre, non renderebbe possibile monitorare l’andamento della circolazione del virus nel tempo e, di conseguenza, i rischi di un impatto peggiorativo sulla capacità di mantenere adeguati livelli di assistenza sanitaria anche per patologie diverse da COVID-19”.

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