Descalzi (Eni): “Risolvere il caso Regeni creerebbe stabilità nel Mediterraneo”

Lo ha detto oggi l’amministratore delegato di Eni durante un’audizione presso la commissione parlamentare di inchiesta

regeni

E’ importante risolvere il caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito, torturato e barbaramente ucciso in Egitto tra il gennaio e il febbraio 2016, “per creare stabilità nel Mediterraneo”. Lo ha detto oggi l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, durante un’audizione presso la commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. “Ho sempre cercato e ribadito nei miei incontri in Egitto, anche al livello di presidente (Abdel Fatah al Sisi), l’importanza di chiarire questa situazione proprio per i rapporti che ci sono tra Egitto e Italia, (…) due Paesi che devono rappresentare un momento di stabilità in una situazione non facile” nel Mediterraneo, ha detto Descalzi. “Egitto e Italia hanno un ruolo fondamentale da svolgere” di fronte, ad esempio, ai flussi di persone e profughi che si spostano da sud verso nord, ha detto ancora Descalzi. L’amministratore delegato di Eni ha detto di aver sempre ribadito alle autorità egiziane “la necessità di fare chiarezza per il bene della verità, dell’Italia e dell’Egitto”, dal momento che “non si possono lasciare ombre di questo tipo su eventi così gravi”. “Normalmente una persona che rappresenta un’industria non parla in modo così diretto”, ha spiegato l’Ad di Eni, ricordando il “credito” vantato con l’Egitto data la straordinaria scoperta di Zohr, giacimento di gas che l’azienda italiana ha scoperto praticamente “da sola” dopo che “altre due società” avevano fallito. “Era ed è ancora importante capire le ragioni sul perché è successa una cosa così grave, soprattutto fra due Paesi che sono amici e che hanno sempre avuto ottime relazioni”, ha concluso Descalzi.



 

Descalzi (eni-)



 

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