“Dieci idee per il rilancio del Paese”: gratis il libro per i 20 anni di “Agenzia Nova”

Dieci protagonisti della vita pubblica nazionale hanno approfondito altrettanti grandi temi

Dieci idee per il rilancio del Paese

Dieci idee per il rilancio del Paese, dieci idee per rivolgere lo sguardo al futuro senza però dimenticare i tanti che in questo anno di pandemia hanno sofferto e resistito. A loro, a quelli che potemmo definire i veri eroi del nostro tempo, Agenzia Nova, in occasione dei suoi 20 anni, ha voluto dedicare il libro “Dieci idee per il rilancio del Paese”. Un’opera scaricabile gratuitamente dai siti agenzianova.com e nova.news (CLICCA QUI PER SCARICARE IL LIBRO). Un modo per festeggiare un’importante ricorrenza senza auto-celebrazione ma con la volontà di offrire alcune riflessioni sui temi cruciali della vita sociale e politica del Paese, con l’auspicio di favorire un dibattito nazionale fondamentale per un rilancio civile, sociale ed economico dell’Italia. Per farlo sono stati coinvolti dieci protagonisti della vita pubblica nazionale che hanno approfondito altrettanti grandi temi, alcuni dei quali contemplati dal Piano di ripresa e resilienza messo a punto dal governo per utilizzare le risorse in arrivo dall’Europa: la riforma della scuola, quella della giustizia, l’innovazione, la politica industriale, ma anche il debito pubblico e il ruolo dell’Italia in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo.

La politica internazionale è affrontata da due grandi protagonisti: Massimo D’Alema, già presidente del Consiglio e in seguito ministro degli Esteri, e Franco Frattini, anch’egli responsabile della nostra diplomazia, poi Commissario europeo, e infine ancora alla guida del ministero degli Esteri. La nostra, scrive D’Alema, è un’epoca di “frammentazione delle relazioni internazionali, di conflittualità su numerosi piani”, nella quale l’Occidente deve elaborare “una dottrina in grado di ricostruire una qualche forma d’ordine”. Per Frattini, l’Italia deve rafforzare il tradizionale dialogo “con Paesi come la Tunisia l’Egitto e la Libia”, senza precludersi “mosse forti”, anche nella politica contro l’immigrazione illegale. In Europa sarà bene rafforzare la cooperazione con la Germania, ma non bisogna dimenticare che “la Russia resta un partner essenziale per l’Occidente”, e spingerla verso la Cina con la politica delle sanzioni “sarebbe una sconfitta per tutta l’Europa”.

Della questione del debito pubblico scrive Giulio Tremonti, ministro delle Finanze e poi per tre volte ministro dell’Economia, il quale ricorre al “Faust” di Wolfgang Goethe – egli stesso ministro delle Finanza del duca di Weimar – per sottolineare come il problema del disavanzo abbia “una dimensione non solo finanziaria ma soprattutto politica: una funzione a volte positiva, a volte negativa, spesso drammatica”. Di giustizia, divenuta “ormai un cancro nel nostro Paese”, scrive invece Emma Bonino, ex commissario europeo ed ex ministro degli Esteri, la quale evidenzia “l’inefficienza della giustizia e quanto questa infici la nostra potenziale crescita economica”. Recenti scandali, ricorda la Bonino, hanno fatto emergere “sistemi di corruzione ed influenze fra togati”. La , riforma del Csm deve essere la “base di un più ampio pano che intervenga sugli altri problemi: obbligatorietà dell’azione penale, separazione delle carriere e responsabilità civile dei magistrati”.

La necessità di una politica industriale nazionale e di una riforma del mercato del lavoro sono affrontati dal segretario della Cgil, Maurizio Landini, e da Maurizio Sacconi, prima ministro del Lavoro e della Salute, poi del Lavoro e delle Politiche sociali. Landini rimarca la come sia necessario, soprattutto dopo la pandemia, “riaprire una discussione sulla politica industriale nazionale”, e di “rimettere al centro delle politiche i diritti fondamentali, dalla salute all’istruzione, dalle previdenze alle pensioni”. Per Sacconi, le regole del mercato del lavoro devono “rinnovarsi continuamente in relazione ai cambiamenti che intervengono nel modo di produrre e lavorare. Questa capacità si realizza soprattutto attraverso il criterio di sussidiarietà che riconosce la vitalità delle imprese e dei territori”. Ma “la possibilità per tutti di accedere agevolmente a conoscenze e competenze” è cruciale per avere “un’organizzazione del lavoro che riconosca e premi l’evoluzione professionale del lavoratore”.

“La nostra sanità, progressivamente indebolita, non è stata in grado di reagire in maniera tempestiva alla pandemia che, anzi, ne ha messo a nudo tutte le contraddizioni”. E’ quel che sostiene l’ex ministro della Salute, Livia Turco, secondo la quale il Recovery plan è “un’occasione per cambiare il paradigma dell’assistenza sanitaria nel nostro Paese”, partendo dalla “promozione della salute attraverso le lenti della giustizia sociale, dell’equità e in un’ottica di sostenibilità”. Fra i settori più colpiti della pandemia, al mondo della scuola verranno nei prossimi anni destinati ingenti risorse. Secondo l’ex ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, si tratta di “un’occasione storica che non può essere persa” per garantire “a tutti gli studenti, ovunque essi si trovino”, livelli educativi adeguati. La scuola è, infatti, un importante ascensore sociale: “L’unico antidoto per superare le disuguaglianze”.

Dell’industrializzazione di Roma, del ciclo dei rifiuti, della mobilità sostenibile e delle infrastrutture, scrive la sindaca Virginia Raggi, convinta che la capitale possa “trainare lo sviluppo del Paese nei prossimi anni guardando a sé stessa come una città laboratorio che sia sempre più verde, sostenibile e intelligente”. Una città “in grado di guardare al futuro, anche in un’ottica europea e globale”, in cui la tecnologia sia al servizio dei cittadini” per una migliore qualità della vita. Il tema dell’innovazione è affrontato da Alessandro Profumo, già alla guida di UniCredit e oggi amministratore delegato di Leonardo, la compagnia che forse più d’ogni altra, in Italia, investe nelle nuove tecnologie. La pandemia, afferma Profumo, ha “rafforzato in Europa la consapevolezza della necessità di una maggiore sovranità digitale”. La chiave dell’innovazione è nelle tecnologie digitali, capacità di dare una spinta formidabile ai settori in cui il nostro Paese eccelle, in modo da “portare avanti un progetto di crescita: dalla ricerca ai trasporti, fino ad arrivare all’agroalimentare ed al biomedicale”.

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