Diritti marittimi: ancora scontro tra i governi di Cile e Argentina

Nel fine settimana il ministero degli Esteri di Santiago del Cile ha difeso l'aggiornamento della "Carta nautica 8"

cile argentina

I governi di Cile e Argentina tornano a dibattere su una delicata questione di diritti marittimi. Nel fine settimana il ministero degli Esteri del Cile ha difeso l’aggiornamento della “Carta nautica 8” con cui il presidente Sebastian Pinera, a suo dire, “formalizzava” l’estensione di duecento miglia marittime ad est del limite delle proprie acque territoriali, in una zona rivendicata da Buenos Aires. “Nessuno si appropria di ciò che gli appartiene”, recita un comunicato del ministero cileno in risposta alle critiche del governo argentino al decreto pubblicato in settimana da Pinera, un documento nel quale Santiago del Cile riaffermava la titolarità su una vasta porzione delle acque tra l’oceano Pacifico e l’Atlantico. Il ministro degli Esteri cileno, Andrés Allamand, assicura che la vicenda potrà essere risolta “attraverso il dialogo” che possono portare avanti due paesi legati “da profonda amicizia”. Ma la questione rimane piena di incognite.



Da praticamente oltre un secolo i due Paesi discutono sui confini esistenti tra lo stretto di Magellano e quello di Drake, la linea che segna il passaggio australe tra i due oceani. Nel 1984, dopo anni di tensioni mediate anche grazie all’intervento di Giovanni Paolo II, un Trattato di pace e amicizia certificava la volontà dei due paesi di arrivare a una soluzione “amichevole”, a partire da una linea che congiunge sei punti concreti, ciascuno contraddistinto da una lettera dell’alfabeto. Le differenze rimangono sulle implicazioni legate alla lettera “F”, punto strategico nel crocevia degli Oceani, a sud delle isole sottostanti lo stretto di Beagle: Evoult, Barnelt e Hornos.

L’Argentina propone di tracciare una linea retta verso Sud, lasciando al Cile tutto ciò che rimane ad ovest. Il Cile nega l’esistenza di trattati internazionali che formalizzano la divisione tra i due oceani e ribadisce la propria titolarità di un tratto di mare ad est della linea immaginaria. La contesa ha avuto come detto momenti molto caldi nella seconda metà del secolo scorso. Nel 1977, l’Argentina aveva proposto di condividere la titolarità proprio delle isole rivendicate dal Cile, base diplomatica per fissare limiti marittimi accettabili da entrambe le parti. Proposta respinta da Santiago, con una escalation di tensioni che aveva scatenato il timore di una imminente guerra tra i due Paesi. Il trattato del 1984 fissava il metodo e buona parte delle rispettive competenze territoriali, lasciando in sospeso la decisione sulla titolarità delle acque più remote, sotto il “punto F”.



Da allora, governo e istituzioni argentine rivendicavano la strategia della linea perpendicolare verso sud, con azioni e comunicati ufficiali che – come ricordano oggi con rinnovata enfasi – il Cile non ha mai contestato. Santiago ribatte però che si trattava di atti nazionali argentini, per questo non impugnabili, e avverte che la rivendicazione delle acque atlantiche viene fatta “in continuità storica” con quanto fatto dagli ultimi tre governi. Ma promette impegnano per una soluzione comunque pacifica: “Se nel passato, negli anni 70, abbiamo avuto posizioni contrastanti, abbiamo anche dato l’esempio di come queste posizioni possano essere lasciate indietro e di come si possa costruire una relazione bilaterale solida, stabile e potente nel tempo”, ha scritto Allemand da ultimo.

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