Dopo l’arresto del leader Ousmane Sonko, indetta una nuova mobilitazione in Senegal

Il Movimento per la difesa della democrazia ha indetto una nuova manifestazione sabato 13 marzo

senegal

Il Movimento per la difesa della democrazia (M2D), la piattaforma dell’opposizione promotrice delle proteste che da giorni infiammano il Senegal dopo l’arresto del leader Ousmane Sonko, ha lanciato un nuovo appello alla mobilitazione e ha indetto una nuova manifestazione pacifica per sabato prossimo, 13 marzo. In una conferenza stampa tenuta ieri nella capitale Dakar, il portavoce della coalizione Ndèye Fatou Diop Blondin si è detto “preoccupato per la pace e la stabilità” nel Paese e ha motivato la decisione di sospendere momentaneamente la mobilitazione con la preoccupazione che le violenze allontani la protesta dalle sue vere cause. Il collettivo ha quindi annunciato per venerdì una giornata di lutto per le vittime delle proteste nei giorni scorsi e per il giorno seguente, sabato 13 marzo, una grande “manifestazione pacifica” a Dakar e in altre città per chiedere il rilascio dei dimostranti arrestati, definiti dei “prigionieri politici”. La coalizione, creata la scorsa settimana, riunisce partiti politici di opposizione – incluso il Pastef-Les Patriotes di Sonko – e movimenti della società civile. Ieri, a sorpresa, l’M2D aveva annunciato la sospensione delle manifestazioni in programma martedì e mercoledì dopo diversi giorni di manifestazioni e violenze che, secondo le stime ufficiali, hanno provocato la morte di almeno cinque persone, 11 secondo l’opposizione.



L’annuncio è giunto dopo che lunedì scorso il leader dell’opposizione Sonko, formalmente incriminato e messo in libertà vigilata dopo essere stato arrestato la scorsa settimana, ha invocato nuove proteste contro il presidente Macky Sall, accusato di essere dietro le accuse di stupro per le quali è incriminato. Rivolgendosi ai suoi sostenitori, Sonko ha invocato nuove proteste “pacifiche” che siano in grado di portare a un reale cambiamento nel Paese in vista delle elezioni presidenziali previste nel 2024. “La rivoluzione è già iniziata, niente e nessuno potrà fermarla”, ha detto il deputato alla stampa. “Dobbiamo mantenere questa mobilitazione, deve essere anche molto più importante, ma soprattutto deve essere pacifica”, ha aggiunto Sonko, poche ore dopo essere stato incriminato con l’accusa di stupro e rilasciato su cauzione dopo essere stato cinque giorni in custodia. Nel frattempo il presidente Macky Sall ha rinnovato l’appello alla “calma e alla serenità”. Parlando nel suo primo intervento pubblico dall’arresto del suo principale oppositore, il capo dello Stato ha promesso sostegno alle famiglie dei manifestanti uccisi – cinque secondo le autorità – e ha elogiato la “moderazione” delle forze di difesa e di sicurezza, in mancanza della quale il bilancio sarebbe stato “molto più pesante”.

Quanto alle accuse nei confronti di Sonko, Sall ha auspicato che la giustizia faccia il suo corso in modo indipendente. “Tutti insieme mettiamo a tacere il nostro risentimento ed evitiamo la logica del confronto che porta al peggio”, ha detto il capo dello Stato, dicendosi pronto a dialogare. Sall, che molti manifestanti accusano di governare a beneficio di una piccola élite, ha aggiunto di aver misurato le “difficoltà quotidiane” dei senegalesi, aggravate dalla pandemia, e ha riconosciuto che gli sforzi per l’occupazione giovanile “sono ancora insufficienti”, promettendo di liberare nuovi fondi a favore dei giovani ma mettendoli in guardia dalla violenza. “Quando distruggi un’impresa, non crei lavoro, non riduci la povertà, la peggiori”, ha osservato. Le dichiarazioni giungono nello stesso giorno in cui un altro manifestante è morto ieri nelle proteste a sostegno di Sonko. Lo riferisce il sito “Lsi Africa”, secondo cui un ragazzo sarebbe rimasto colpito a morte da un proiettile sparato dalle forze dell’ordine. In un video circolato sulla rete si vede il ragazzo a terra ferito ed esanime.



Sonko, leader del partito Pastef-Les Patriotes, è stato incriminato ieri da un tribunale di Dakar nel caso che lo vede coinvolto con l’accusa di aver molestato sessualmente una ragazza di 20 anni. La scorsa settimana l’oppositore era stato accusato per disturbo dell’ordine pubblico mentre si recava ad un’udienza in tribunale e il suo arresto aveva scatenato numerose proteste intervallate da violenze e saccheggi a Dakar e in altre città del Senegal. Dopo l’udienza di ieri, Sonko è stato posto in libertà vigilata. Il governo del Senegal ha condannato le proteste in corso in diverse città del Paese contro l’arresti di Sonko bollandole come una “flagrante violazione” dello stato di emergenza sanitaria messo in atto nell’ambito delle misure contro il Covid. Le proteste sono degenerate ls scorsa settimana dopo che i manifestanti hanno dato fuoco ad un poliziotto ritenuto responsabile della morte di Sheikh Coly, un dimostrante di 20 anni ucciso da un proiettile durante le proteste scoppiate il giorno prima per l’arresto di Sonko. I suoi sostenitori denunciano un “complotto” da parte delle autorità per eliminarlo dalla scena politica. Da parte sua, Sonko fa appello all’immunità parlamentare di cui gode e rifiuta di rispondere agli inquirenti “se la via legale non viene rispettata”.

All’inizio di febbraio una giovane massaggiatrice di 20 anni ha sporto denuncia contro Sonko, accusandolo di stupro e di averla minacciata di morte con un’arma. Il proprietario del centro massaggi di Dakar in cui la ragazza lavorava, arrestato per acquisizione e diffusione di immagini contrarie al buon costume, ha sostenuto in un’intervista ai media locali che Sonko è innocente. In una lunga serie di tweet Sonko ha ricostruito la sua versione dei fatti. Il politico ammette di essere andato nella sala massaggi e di essere stato in contatto con la ragazza ma in presenza di un’altra persona. Il leader del Pastef spiega quindi di essere stato soggetto a dolori al collo fin dall’infanzia, afferma di non avere i mezzi per seguire un costoso trattamento, e di essersi quindi rivolto alla sala massaggi su consiglio di un amico. Smentisce quindi le accuse di stupro e minacce di morte, affermando che il tutto è parte di una “cospirazione statale contro di lui”.

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